Katya Maugeri

Sono trascorsi dieci anni dalla sua morte e solo adesso la sua città, Firenze, le intitola un piazzale, al giardino della Fortezza da Basso. La cerimonia è prevista per le 18.00 alla quale parteciperanno Ferruccio De Bortoli, Giangiacomo Schiavi e Edoardo Perazzi, nipote della giornalista e scrittrice. Dieci anni durante i quali le sue parole echeggiano forti, imponenti e mai come adesso attuali relative agli ultimi avvenimenti di politica internazionale che hanno colpito l’Europa. 
Lei, Oriana Fallaci, giornalista impavida, contestata per il suo carattere burbero, per le interviste ai potenti del panorama nazionale e internazionale, amata e criticata dalla gente continuò – fedelmente – la sua vocazione di “scrittore”, come desiderava essere considerata, i  suoi libri hanno venduto oltre 20 milioni di copie.
Ma la Fallaci, quella vera, autentica, senza filtri è raccontata in Oriana. Una Donna , la prima biografia ufficiale. L’ha scritta attraverso documenti inediti e testimonianze di chi l’ha conosciuta, Cristina De Stefano: superando finalmente i tanti stereotipi che fin qui hanno avvolto l’immagine di Oriana. L’autrice ne ha abilmente ricostruito l’autenticità in 300 pagine piene di episodi, riflessioni, sentimento e privi di gossip. Cristina De Stefano, come altri hanno scritto, ha avuto il privilegio di lavorare su materiali inediti, ma proprio per questo non era certo semplice riuscire a emozionare raccontando una Oriana fin qui sconosciuta ai più fornendo al lettore descrizioni profonde e raccontate in maniera fruibile e per certi versi poetica. Suggestiva, ad esempio, la scelta di inserire le poesie scritte da Oriana, quella di descrivere il suo stato d’animo nei momenti più fragili e di raccontare i dettagli che fanno della Fallaci, la donna che ho sempre stimato. Il libro conclude riportando una frase: “Sogno che in qualche luogo per ricordare Oriana pianti un albero, o ne difenda uno in pericolo”. Essa ben delinea ciò che si prova a finire questa lettura: la fine di un bel libro, l’inizio per rileggere in modo nuovo tutta l’opera di Oriana.

02orianaLeggere “Oriana, una donna” è un incontro con una Fallaci inedita. Una donna, cioè, che non nasconde le proprie paure e fragilità. Questa nuova, diremmo inedita, immagine di Oriana aiuterà a superare gli stereotipi che molto spesso hanno accompagnato l’immagine della giornalista?

«E’ la mia speranza. Oriana Fallaci è diventata un brand, una bandiera, un’icona. Ci siamo dimenticati che è stata prima di tutto una persona e una giornalista di grande talento e una scrittrice amatissima in tutto il mondo. Con questo libro ho voluto raccontarla tutta, dall’inizio alla fine, ridare profondità a un’immagine che era troppo appiattita sulle polemiche degli ultimi anni».

Oriana si definisce una “giornalista disubbidiente”. Secondo lei, è stata proprio tale “disubbidienza” a renderla, fino all’ultimo, una donna “libera”?

«Oriana Fallaci è prima di tutto una donna che pensa con la sua testa, che cambia idea, che paga di persona per ogni sua scelta. Per questo può rivendicare la disubbidienza come virtù e per questo secondo me può piacere anche alle nuove generazioni che la conoscono meno. Chi più dei giovani apprezza i disubbidienti, i radicali? Oriana diceva: ‘Del mondo non mi va bene niente».

Non possiamo non parlare di Panagulis, definito dalla Fallaci “un Uomo”. Un eroe da ammirare, certo, ma per Oriana, secondo Lei, è stato anche “un Amore”?

«Come spiego nella biografia, non credo che Panagulis sia stato il grande amore della sua vita, erano caratterialmente incompatibili e quando Panagulis è morto già vivevano divisi. So che deluderò molti lettori, che come me hanno amato il romanzo. Oriana ha molto amato Panagulis, certo, ma ha avuto storie molto più intense, che avrebbero potuto durare tutta la vita, per esempio con il giornalista francese Francois Pelou. Quello che rende unica la storia con Panagulis è il fatto che lui sia morto, e che Oriana lo abbia reso immortale nel suo romanzo».

01orianaL’ultima Fallaci, la donna che ha convissuto orgogliosamente con l’alieno, che ha litigato con questo intruso, quanto conserva della prima Oriana, quella ragazza che non ha mai temuto la morte, che proteggeva il suo zaino, durante una mancata violenza?

«C’è una continuità forte fra la ragazza e la donna anziana. Per Oriana il valore supremo è stato sempre il coraggio, le ci è voluto coraggio a fare la partigiana con il padre, o ad andare al fronte in Vietnam, così come le ci è voluto coraggio per affrontare la malattia e la morte. Per lei la morte era una cosa inaccettabile, non ci ha mai fatto veramente pace e l’ha sfidata fino alla fine, lavorando fino all’ultimo giorno, ma poi l’ha affrontata con dignità, come pensava andasse vissuta».

“Ho anche momenti di gelida depressione, è vero. Soprattutto la notte quando invece di dormire sto lì a riflettere su ciò che dovevo fare e non ho fatto, che meritavo di avere e non ho avuto”. Che cosa, non ha avuto la Fallaci, cosa si meritava di avere?

«Tante cose. Negli ultimi anni della sua vita riflette e sente il rimpianto di non aver avuto un figlio, che l’avrebbe continuata dopo la morte, il rimpianto di non aver avuto un amore unico, che l’accompagnasse tutta la vita. Ha avuto una vita pienissima a livello professionale – fama, ricchezza, successo – ma sa anche che tutto questo ha avuto un costo nella sua vita privata».

Aver potuto lavorare su materiali inediti quanto ha influito nel poter raccontare così intensamente un’Oriana così vera, così vicina a chi legge le pagine del tuo libro?

«Era la prima volta che l’erede permetteva a un biografo di lavorare sulle carte della casa di New York. Sono stata cosciente fino dal primo giorno dell’onore e dell’onere di questa situazione. Certamente quelle carte, del tutto inedite, mi hanno aiutato a vedere Oriana dall’interno, il resto lo hanno fatto i suoi libri, ovviamente».

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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