Molti già la definiscono una storia da trasporre sul grande schermo. È “Per un pugno d’amianto – L’avventura di un minatore siciliano a Cassiar”, ultima fatica dell’autore siciliano Filippo La Torre. Come suggerisce il sottotitolo, è la vera storia di un minatore siciliano che, dalla natìa Palermo (passando per le miniere di carbone del Belgio negli anni di Marcinelle) arriva in Canada, al confine con l’Alaska, per estrarre quel “miracoloso” minerale che si rivelerà silente assassino, con il conseguente crollo del mercato dell’amianto e la chiusura degli impianti estrattivi (e dello stesso insediamento urbano di Cassiar) in British Columbia.

008«Un declino che però non impedì alle fibre di asbesto di attecchire nei polmoni di quanti avevano guardato ammirati la meraviglia di quei boschi, di quanti avevano cercato proprio qui un riscatto senza sapere di aver firmato un patto col diavolo»

Il volume verrà presentato questo pomeriggio alle 17.30 nell’Auditorium “C. Marchesi” del Palazzo della Cultura di via Vittorio Emanuele II 121 a Catania, nell’ambito del “Sabir Fest – cultura e cittadinanza mediterranea”. L’autore ne parlerà con il giornalista Roman Henry Clarke.

È un libro di memorie, raccolte con pazienza certosina dal protagonista, Salvatore La Torre, un uomo che agli inizi degli anni ’60 parte dalla Sicilia per andare a lavorare in una miniera di amianto, a -40° a Cassiar, in Canada al confine con l’Alaska. Dagli anni ’80 le nuove scoperte sulla tossicità dell’amianto ne azzerarono praticamente l’uso in tutto il mondo, e la miniera, dopo un breve declino, fu costretta a chiudere. Declino che pian piano spense i motori dei bulldozer, le micce degli esplosivi e il via-vai nelle strade di Cassiar. Un declino che però non impedì alle fibre di asbesto di attecchire nei polmoni di quei lavoratori.

 Tra sofferenze e gioie, tra avventure e amori si innesta la storia di un caso giudiziario che, nascosto per molti anni, trova in questo libro la genesi e la fine.

Filippo La Torre nasce a Palermo in una stalla ma non venne chiamato come Nostro Signore. Trascorre i primi anni della sua vita in un collegio ma non era Oxford e nemmeno Cambridge. Ancora prima di diventare maggiorenne si arruola nella Marina Militare dove impiega altri sei anni della sua vita a tirare un remo. Dopo il congedo ritorna nella città natale dove attualmente vive e lavora. Scopre a tarda età che oltre al rugby, sport che ha praticato e che tuttora segue con impegno e passione, la sua vita può essere piacevolmente attraversata dalla compagnia di una tastiera e di un monitor.

Ha curato per l’Ora Quotidiano on line un blog allegro, scherzoso e andante sulla palla ovale. Con la pubblicazione di questo libro e altri già in cantiere gode dell’orgoglio di sentirsi uno “scrittore”.


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