Rachele Gerace

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Questo il testo dell’articolo 9 della Costituzione italiana, nella rilettura proposta da Giovanni Maria Flick nel suo ultimo scritto “Elogio del patrimonio. Arte, cultura, paesaggio” èdito dalla Libreria Vaticana e presentato giovedì 16 giugno presso l’aula magna del rettorato; l’evento è stato promosso dal Rotary club in collaborazione con il dipartimento universitario di scienze economiche.

In continuità concettuale con il precedente, “Elogio della dignità”, il libro offre numerosi spunti di riflessione su un tema fondamentale del dibattito moderno: il ruolo del patrimonio culturale come trait d’union tra il recupero delle radici attraverso la lettura del passato e una programmazione “sostenibile” del futuro. Secondo l’autore, uno stato laico con una costituzione di grande valore come quella italiana ha l’obbligo di assicurare la propria neutralità in merito allo sviluppo della cultura e alla promozione di una ricerca scientifica pura.

 “Il patrimonio in economia aziendale evoca un complesso di beni riconducibili a un soggetto, destinato a una specifica attività, mentre in ambito culturale racchiude tutti i beni, materiali e immateriali, che devono essere valorizzati attraverso una fruizione intelligente”, ha detto il prof. Francesco Vermiglio, docente di economia aziendale, nel suo contributo di analisi del testo in oggetto. Una triplice valenza dunque, del concetto di bene comune che eticamente, economicamente e giuridicamente non ha carattere di esclusività, poiché il suo valore dipende dal contributo che esso può dare, secondo i vantaggi che i destinatari ne traggono. Richiamando l’enciclica di Benedetto XVI, Caritas in veritate e l’articolo 3 della nostra Carta costituzionale sulla pari dignità sociale degli individui, Vermiglio riconosce la necessità di “appellarsi a una cultura della legalità sostanziale, nella consapevolezza che le risorse naturali e tutti gli elementi del patrimonio culturale e artistico – legati ai diritti e alla dignità della persona – devono essere diffusi e fruiti da tutti, in un momento in cui la crisi dei valori supera quella finanziaria”. Ogni persona, dunque, è un elemento fondamentale di quell’ “arcipelago dei valori” che l’autore individua in rifermento al testo di Papa Francesco Laudato si’.

Per Don Gianni Russo, direttore della scuola di specializzazione in bioetica e sessuologia, intervenuto alla presentazione, “la perdita della bellezza e della ricchezza del patrimonio compromette non solo la cultura, ma la nostra stessa identità”. Si tratta di un testo con una finalità pedagogica che, nell’evidenziare il passaggio da una dimensione antropocentrista a una ecocentrista, auspica la realizzazione di una governance del bene comune attraverso la ricerca di uno sviluppo sostenibile. Presupponendo una basilare complessità del presente, teso fra la memoria del passato (l’immagine dell’archeologia) e la progettazione del futuro (la salvaguardia dell’ambiente), l’autore – mediante l’uso di tre categorie simboliche (il bosco senza il quale le civiltà umane non si sarebbero potute sviluppare, il libro e le biblioteche, elementi necessari per la creazione di una rete) – auspica un processo di ri-umanizzazione necessario a superare lo “smarrimento di quegli itinerari fecondi che l’era della globalizzazione ha portato, in una dialettica tra reale e virtuale.

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