CATANIA- Nietzsche lo chiamò “il più inquietante fra tutti gli ospiti”. Mentre nell’arte contemporanea, artisti del calibro di Maurizio Cattelan e Damien Hirst, esplicitano, con le loro opere, la rassegnazione dell’uomo contemporaneo occidentale di fronte alla intrascendibilità della morte.

Adesso il nichilismo – la negazione di ogni valore, il nonsense primitivo e ineluttabile – ritorna prepotente anche al centro del dibattito culturale per essere de-costruito e per de-costituire due dei suoi principali padri. Avviene con “Regressione suicida – dell’abbandono di Emil Cioran e Manlio Sgalambo” l’ultima opera dello scrittore – filosofo Salvatore Massimo Fazio, da oggi in libreria per Bonfirraro editore.

Catanese di nascita, due lauree, Fazio è uno dei pensatori più eclettici e particolari del panorama nazionale e non solo (ha ottenuto una prestigiosa onorificenza  dall’Istituto Italiano di Cultura ad Oslo in Norvegia), richiestissimo dagli appuntamenti culturali underground: ogni anno, infatti, lo si trova a dirigere per conto di comuni italiani e privati rassegne artistiche, che riscuotono sempre un grande successo!

Dopo l’affermazione straordinaria di Insonnie – l’ultima opera del 2011 – Fazio, che ritrova in Bonfirraro un nuovo padre putativo, si riaffaccia nuovamente sulla scena editoriale nazionale con un confronto, acceso e irripetibile ( e forse unico) tra due mostri sacri della filosofia contemporanea, ma rigorosamente “outsider”: un’imperdibile discussione tra le istanze cognitive del primo, di origini romene, e il siciliano Manlio Sgalambro, quel filosofo pessimista, nichilista – o «tuttista» come preferiva lui – che al grande pubblico è conosciuto come chansonnier ironico vecchio stile che swinga e induce al sorriso, autore delle liriche più belle, passate alla storia della musica italiana attraverso la voce di Franco Battiato.

Perché mai questa scelta, dopo che con gli argomenti di Insonnie aveva destabilizzato la critica accademica, vagando dalla musica, all’Università, dal lavoro, all’amor/timor divino, fino alla critica spietata verso chi usa e consuma droghe salvando con cinismo invece il produttore? Amante del jazz e personaggio poliedrico, caratterizzato da una forte propensione all’anti – accademismo, capostipite insieme a Davide Bianchetti della corrente del nichilismo cognitivo, Fazio decide così di percorrere per questa sua quarta prova d’autore l’itinerario intellettuale che va da Cioran a Sgalambro per raccontare se stesso.

E, in effetti, quello che lo lega ai due “sommi” è un rapporto atavico che gli ha inevitabilmente influenzato la vita: si racconta, infatti, che il confronto tra Cioran e Sgalambro, tema base della tesi di laurea di Fazio, gli valse la mancata lode in sede di seduta di laurea, a causa dell’aperta polemica con il correlatore di commissione:  Regressione suicida diventa così il “riscatto” del filosofo, che tiene a ribadire le sue origini “ de- costruenti” con l’intento di distruggere una filosofia sistematica, e di scuotere il lettore su una riflessione che ricerchi un senso, un tentativo, seppur estremamente vano e difficile da raggiungere secondo l’autore, di quelle che costituiscono da sempre le domande etico-ontologiche dell’uomo.


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