Katya Maugeri

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ACIREALE – Una Sicilia intrisa di mafia e povertà in cui la donna aveva come unica missione trovare marito e rimanerne devota. Una ricerca certosina dei dettagli rende “Caffè amaro”, ultimo romanzo di Simonetta Agnello Hornby, un percorso storico nel quale ritrovare tematiche importanti quali le leggi razziali, il fascismo, i sogni e le speranze di chi emigrava oltre oceano e le sfaccettature di un personaggio femminile che racchiude l’essenza stessa della femminilità, personaggi – molti e complessi – che si intersecano sullo sfondo della storia d’Italia e quella della Sicilia dei primi del Novecento. Una storia inconsueta, ricca, di desideri, di ambientazioni indimenticabili. Simonetta Agnello Hornby dal 1972 vive a Londra dove svolge la professione di avvocato dei minori dopo essere stata, per otto anni, presidente dello Nel 2014 ha condotto il programma televisivo Il pranzo di Mosé sul canale Real Time e nel 2015 è protagonista con il figlio George del docu-reality Io&George in onda su Raitre: un viaggio da Londra alla Sicilia per sensibilizzare la gente sulle problematiche delle persone diversamente abili.

Abbiamo incontrato l’autrice durante la IX edizione del Premio letterario Nazionale “Poeta per caso” di Acireale, dove le è stato conferito il premio per la Letteratura.

La letteratura è  una opportunità per riscrivere la storia, non dei grandi eventi ma della quotidianità?

«La letteratura è importante da tanti punti di vista, è un modo di comunicare e colui che legge ha sempre ragione perché la sua interpretazione è quella che conta. L’individuo può formare la propria opinione senza dover discutere con chi ha formulato la frase, la pagina, la teoria che gli si propone, fa parte dell’essere umano
La lettura alimenta l’intelletto, il giudizio e il libero arbitrio: posso decidere di chiudere il libro, di strappare la pagina, ma soprattutto mi mette in contatto con realtà che non conosco.
Sul comodino di ogni avvocato dovrebbe esserci un libro, di poesia, di letteratura o di storia, perché l’inverosimile aiuta a capire la realtà. La letteratura mi ha aiutato a essere un avvocato e una persona migliore».

downloadUna Sicilia remota e una sensualità perduta tra le pagine del suo ultimo romanzo, “Caffè amaro”, un’istantanea in bianco e nero nettamente in contrasto con l’ostentazione odierna dell’usa e getta?

«Caffè amaro è un libro al quale sono molto legata, è un romanzo storico e non li h avevo mai scritti. Ho fatto tante ricerche e mi hanno permesso di capire tanto di me come siciliana e come italiana, mi ha portato a un livello migliore di me stessa. Per la prima volta racconto di una grande storia d’amore e di molto erotismo.
La mia protagonista si sposa, poi ha un amante e si sente nel giusto nell’averlo, prende molte decisioni nella sua vita, saggiamente, pensando anche al suo piacere non soltanto al suo dovere e i personaggi che si aggirano intorno a lei sono variegati. Credo si possa definire un romanzo di formazione ma soprattutto un romanzo di speranza. Spesso noi abbiamo il vezzo di dire che i nostri guai vengono dall’esterno credo piuttosto che avvenga il contrario: le cose più orribili negli ultimi decenni sono state fatte ai siciliani dai siciliani: la mafia è nata da noi e incoraggiata e sta a noi volercene liberare, tante delle cose orribili con i nostri migranti sono state causate dai siciliani: scegliere di farli morire vendono loro dei biglietti per navi che sapevano sarebbero andate a fondo, quindi non possiamo dare colpa all’Italia.
Sapere che siamo stati noi ad aver creato la nostra infelicità significa che possiamo essere noi a creare la nostra felicità, quindi è un grido di speranza anziché di disperazione».

Quanta omertà è presente in così tanta ed evidente violenza?

«L’omertà è presente in moltissimi rapporti di vario tipo, c’è nella corruzione e la troviamo anche nella violenza. Spesso è la paura che non fa parlare, non l’omertà nel caso delle vittime, l’omertà è nella parte degli altri, dei parenti, della gente, di chi sa e non vuole parlare né dare un giudizio spinti da un disinteresse o perché si tratta di una storia sgradevole, preferiscono, purtroppo, pensare ad altro».

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