di Katya Maugeri

Raccontare, presentare l’anima dell’uomo o della donna, il loro incontro con Dio senza imprigionarli all’interno di ruoli prestabiliti dai quali non è facile ricavarne le origini, questo è il ruolo degli agiografi ed è uno degli aspetti interessanti affrontati durante l’incontro “Iconografia popolare, veicolo di devozione di Sante martiri della Sicilia orientale” organizzato nei giorni scorsi nel centro fieristico Le Ciminiere – Sala Assostampa Catania – durante il quale è stata inaugurata l’interessante mostra della collezione Gigi Sapia. Il prezioso intervento di monsignor Gaetano Zito – vicario episcopale per la Cultura della Diocesi di Catania – ha arricchito un dibattito che ha coinvolto il numeroso pubblico. A moderare l’incontro, Daniele Lo Porto, segretario provinciale Assostampa e Piero Butera presidente provinciale SiciliAntica.
3_Parlare della vita dei santi non è facile, un argomento che richiede molta preparazione e un’adeguata ricerca, “le vicende che coinvolgono la vita di uomini, di donne che hanno incontrato Dio, viaggiano ad una distanza ben diversa, di carattere ambientale, sociale e religioso. Una distanza non indifferente che intercorre tra l’evento accaduto e il momento in cui viene scritto. Occorre liberare la figura del Santo dalle sovrastrutture”, dichiara monsignor Gaetano Zito che ha abilmente sottolineato quanto sia importante conoscere il contesto storico in cui hanno vissuto, “Quando parliamo di Sant’Agata – per esempio – andrebbe specificato che la donna viveva in una comunità cristiana che subiva il martirio”, attorno al tema religioso andrebbe ricercato in primis la motivazione sociale, ecco perché la santità muta dal contesto sociale. Cosa rappresenta, quindi, l’iconografia? Si tratta di arte messa al servizio della religione, una religione popolare che viene riconosciuta solo se l’immagine del santo viene riproposto allo stesso modo, con le stesse caratteristiche. 1_

Un’iconografia popolare che a tratti si propone di educare alla vita cristiana, un invito alla preghiera, ma si incorre ad un grande rischio, ovvero quello dell’identificazione tra l’immagine e la persona. Delle Sante martiri ricordate durante questo incontro, Santa Barbara, Lucia, Venera, Agata, non conosciamo una reale biografia, non esiste una storia riportata su supporti materiali, eventi e particolari che sono stati – semplicemente – riportati a voce durante gli anni fino a diventare vera e propria tradizione.
Oltre all’interessante intervento monsignor zito il folto pubblico ha potuto anche ammirare decine di santini dell’800 e del ‘900, un libro su Sant’Agata del ‘600 e la copia di un quadro raffigurante il martirio della patrona di Catania conservato nella chiesa di Sant’Agata al Borgo.
Tradizione e storia che si intersecano.

K.M.

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