Dopo essere stato scoperchiato il vaso di Pandora, tutto ciò che fino a ieri sembrava gestibile, diviene “il” problema del momento che rischia di cambiare i connotati e le politiche nazionali da qui ai decenni a venire. La foto in copertina diviene il monito per i potenti del mondo che hanno iniziato a tremare davanti ad un problema all’apparenza ingestibile.

Migranti

Gli immigrati, in arrivo non solo dal continente nero, ma anche dall’Ungheria e da gran parte dell’est Europa, non sono dei pacchi da prendere e posteggiare. L’apertura delle frontiere a livello corale può essere un palliativo, ma la vera risoluzione del problema sarebbe lavorare sui territori di partenza per realizzare le basi di stati democratici che possono essere di supporto ai paesi storicamente più stabili che oggi fanno accoglienza.

In tutto questo caos, fanno discutere le dichiarazioni di Anna Bono, professoressa di Storia ed esperta d’Africa, che a “Il Giornale” dichiara: << Da noi emigranti scolarizzati e benestanti. Nella maggior parte dei casi le richieste d’asilo sono ingiustificate >>.
Le parole della professoressa vanno in totale contrapposizione con quella che è la forma mentis nell’immaginario collettivo della figura del migrante, anche se, pur non volendo dare torto alle parole della professoressa, non credo proprio che un benestante si infilerebbe dentro il cofano di un auto per arrivare in un altro paese.
Inoltre la middle-class, così come viene chiamata la classe media che secondo la professoressa arriva nel nostro paese, non è certo la nostra borghesia, ma un insieme di classe popolana e “poveracci” del genere “Baby George ti disprezza!” che realmente vengono in cerca di un futuro qui dove credono esista la democrazia e non un insieme di strati sociali invalicabili.
La professoressa conclude però con un’analisi delle popolazioni che arrivano sul nostro territorio molto interessante rispondendo alla domanda del collega “l’immagine del profugo che scappa dalla miseria e dalle guerre non corrisponde del tutto alla realtà?”

<< Ripeto, se parliamo di chi arriva da paesi dell’Africa subsahariana, come il Senegal, il Ghana, ma anche la Somalia e la Nigeria e altri, lì chi fugge da guerre cerca rifugio o in zone più sicure dello stesso Paese oppure in un Paese vicino, non parte per l’Europa. Il caso della Somalia è esemplare. La diaspora somala è tra le più grandi al mondo, però centinaia di migliaia fuggono nel vicino Kenya, e da quando il governo ha sottratto ad Al Shabaab le città più importanti, migliaia di somali cercano di rientrare in patria. Chi decide di emigrare, con tutti i rischi e le incognite che questo comporta, lo fa per altri motivi, non perchè è in pericolo di vita, o vive nel terrore di un regime spietato, e nemmeno per la miseria estrema >>.

MerkelA prescindere dalla cruda analisi, la forte paura presente anche in coloro che la crisi dovrebbero gestirla si evince nella reazione della Cancelliera tedesca che sembra aver intuito solo ora la problematica e non critica più la mala organizzazione italiana, comunque presente, esclamando la frase, riportata da tutte le testate: << Non c’è limite alle richieste di asilo! >>.

Una politica comune può essere un inizio, ma se finalizzato alla gestione preventiva e non solo di gestione interna o di spostamento dei migranti, che ricordiamo non essere pacchi. Clinton

Mentre Palagonia diviene il centro della mala gestione italiana, l’Europa intera si rivede nei visi dei cittadini del calatino, soprattutto dopo le parole della candidata alla presidenza U.S.A. che ammette realisticamente << Questa è una crisi generazionale, servono vent’anni! >>.

In Finlandia, il presidente del Partito di Centro Sipila, che dimora per motivi istituzionali solitamente ad Hensinki, ha deciso generosamente di aprire la sua casa di Kempele, nel nord del paese, ad alcuni migranti, come gesto per far riflettere su come l’accoglienza dovrebbe essere un gesto volontario e non obbligatorio.

Sergio Mattarella, nel suo intervento a Cernobbio, resta invece fermo a dati astratti senza dare suggerimenti al governo in carica o trattare gli argomenti che hanno infiammato negli ultimi giorni la poltrona del Ministro dell’Interno, utilizzando anche pochissima concretezza nei termini, quali “populismo e paure” che se mal interpretate, oltre ad essere inutili, potrebbero scaturire malumori locali.

Davide Di Bernardo

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