La nuova alleanza

Una mano sull’altra, finisce così la manifestazione promossa dalla Lega in Piazza Maggiore a Bologna. Le mani che si sovrappongono, in segno di un’unità ritrovata, sono di Matteo Salvini, vero mattatore della giornata, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni.

Alla fine i tre leader della destra italiana hanno capito che non c’è altra alternativa che iniziare un percorso insieme se vogliono competere con quel calderone che ingloba tutto del Partito Democratico.

Ed anche il Cavaliere ha ceduto, dopo vari tentennamenti, ed ha aderito alla manifestazione pur sapendo che la scena sarebbe stata tutta di Salvini, suggellando così un’intesa che lo vedrà per la prima volta comprimario e non più protagonista.

Spostamento a destra dell’alleanza

Certo i tre leader dovranno trovare una sintesi per colmare il gap tra le differenze che li dividono. Ed è per questo che abbiamo intitolato il nostro articolo “…riparte la destra” e non il centrodestra, perché inevitabilmente ci sarà uno spostamento a destra ed essenzialmente per due fattori.

Innanzitutto la nuova alleanza è a guida leghista ed è composta oltre che dal partito del Carroccio dai Fratelli d’Italia, entrambi portatori di politiche meno moderate rispetto a quelle di Forza Italia. Le istanze anti-europee e anti-immigrazione dovranno essere sposate dagli azzurri che saranno costretti ad allinearsi su queste posizioni.

Scosse di assestamento del terremoto Renzi

Il secondo fattore che costringe il centrodestra a spostare il proprio baricentro è la strategia messa in atto da Matteo Renzi, il quale da quando è al governo non ha fatto altro che scopiazzare il programma di Berlusconi. L’abolizione dell’art. 18, il bonus bebè, le proposte di eliminare la tassa sulla prima casa, l’innalzamento del limite del contante, etc. sono iniziative che recano il copyright del Cavaliere. E se il premier fa una politica di centrodestra – ma non ditelo agli iscritti del Pd prima che se ne accorgano – al centrodestra per essere alternativo non resta altro che spostarsi ancora più a destra.

D’altro canto la politica di Renzi ha provocato un terremoto politico le cui scosse di assestamento si stanno facendo sentire non solo a destra ma anche a sinistra, dove chi serba ancora ideali più puri, è stato costretto a inventarsi un nuovo movimento chiamato “Sinistra Italiana”, che ha esordito qualche giorno fa al teatro Quirino di Roma. Il nuovo gruppo composto da Sel e sei ex Pd cercherà di riappropriarsi dei valori della sinistra uccisi dall’odierno premier.

L’intolleranza degli antagonisti dei centri sociali 

Ma tornando alla manifestazione di Bologna, non possiamo non rilevare come chi si professa di sinistra rinnega i valori di cui ritiene, presuntuosamente, di essere l’unico depositario. Ovvero la democrazia e la tolleranza della diversità. Nel termine diversità rientra anche e soprattutto la tolleranza di chi la pensa diversamente da te. Gli scontri di Bologna, dove un poliziotto e quattro carabinieri sono rimasti feriti, sono testimoni del contrario. Gli antagonisti dei centri sociali non hanno tollerato che in Piazza Maggiore, tradizionalmente rossa, manifestassero per una mattina il loro pensiero anche chi politicamente sta dall’altra parte.

“La cosa oggi vergognosa è che sia stata concessa Piazza Maggiore, e che appunto siano di fianco al sacrario dei caduti che ricorda la resistenza, la lotta di liberazione e di tutti quegli uomini e quelle donne che sono morti per la libertà di tutti. Questa è una grossa provocazione per noi”.

Queste le dichiarazioni anacronistiche quanto la sua carica di “responsabile dell’antifascismo e dei movimenti” di Rifondazione Comunista (sic!), che Mauro Collina, ha rilasciato al Corsera. Forse qualcuno dovrebbe svegliarlo da un passato di 70 anni fa a cui è rimasto ancorato, che in Piazza Maggiore non c’era Mussolini e che il Comunismo è morto il 9 novembre 1989, con la caduta del muro di Berlino.

Vincenzo Adalberto


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