di Agnese Maugeri

Uno spettacolo teatrale che nasce da un libro. Un libro che nasce da una trasposizione scenica. L’intersecarsi di questi due fattori ha generato “Il coraggio è una cosa” straordinario racconto di Danilo Ferrari. La conferenza stampa di presentazione avvenuta presso il Borghetto Europa a Catania si è aperta in modo innovativo, niente parole, a comunicare sono stati i gesti e i suoni degli attori della compagnia teatrale Nèon che hanno regalato un estratto dello spettacolo in scena il 26 e il 27 aprile al Piccolo Teatro di Catania con la regia di Monica Felloni. Danilo Ferrari è un giovane uomo, laureato in Scienze dell’Educazione, giornalista, attore, e “Il coraggio è una cosa” è la sua opera prima, lui ha una particolarità parla con lo sguardo, i suoi occhi eloquenti esprimono perfettamente ogni suo pensiero, una comunicazione, la sua, frutto di una profonda e accurata riflessione. Danilo si esprime in questo modo unico perché è affetto da tetraparesi spastico-distonica con assenza di linguaggio sin dalla nascita, ma questo non l’ha limitato in niente, la sua voce, la sua mano per scrivere l’ha trovata in Maria Stella Accolla che traducendo i suoi sguardi imperiosi ha trascritto il racconto di Danilo, una storia che esula, come lui stesso vuole, ogni tipo di pietismo e mostra pagina dopo pagina il coraggio nella sua naturalezza, ci comunica, in modo confidenziale, una normalità diversa da quella che noi consideriamo, ma possibile, portandoci a una riflessione schietta e profonda. Le parole come il teatro appartengono al corpo che le esprime, nei silenzi in scena il non detto viene catturato dalla sensibilità attribuita ai movimenti, e così Danilo sul palco si sente libero di esprimere le proprie emozioni con il linguaggio del corpo.

foto 2-1

“Il coraggio è una cosa” è un verso del poema “L’Italia sepolta sotto la neve” di Roberto Roversi, e nel suo senso c’è più che una semplice frase, si racchiude in essa una visione dell’esistenza, una sfida, la necessità di vivere appieno il quotidiano. Ognuno di noi compie un gesto di coraggio poiché senza di esso non inizieremmo neanche a vivere, per Danilo il coraggio è la sua forza contro le paure, lo spaventava il dormire perché pensava di non riuscire più ad aprire gli occhi, vinta questa angoscia lo terrorizzava la gente e il loro guardarlo in modo indagatore, ma poi il coraggio ha vinto su tutto e gli ha fatto capire che doveva iniziare a guardare tutti dritto negli occhi per vincere ogni sorta di diversità. Alla conferenza ha preso parte anche Piero Ristagno, fondatore insieme a Monica Felloni, dell’Associazione culturale Nèon e del Teatro delle Diversità, il quale ha spiegato che la speranza ha due fratelli lo sdegno e il coraggio, lo sdegno nella realtà si fa fatica a sopportarlo, il coraggio invece è ciò che ci fa cambiare la realtà delle cose. L’illustre Premio Nobel Dario Fo dopo aver letto il libro ha commentato: “Una messa in scena fatta di vita, di sofferenza, di gioia e di conoscenza. Perché solo chi sa raccontare la propria condizione e la vive con gli altri può realizzare un’opera d’arte”. Un testo trasformato in spettacolo o viceversa dimostra che la diversità sta negli occhi di chi guarda, non esiste differenza tra le persone ma ognuno esprime con il coraggio la propria bellezza interiore, con caratteristiche eterogenee che ci rendono unici, capolavori originali; gli spettatori così come i lettori si troveranno coinvolti nella vicenda di Danilo e in essa si potranno riconoscere. A conclusione della conferenza l’autore attraverso la sua traslatrice ha voluto fare una richiesta ai giornalisti in sala, di andare oltre l’apparenza, di parlare e far conoscere a tutti il suo messaggio così come lui, da narratore e scrittore, ha raccontato il suo modo d’essere.

Agnese Maugeri

Scrivi