Di Daniele Lo Porto

CATANIA- Sergio D’Antoni è il nuovo presidente del CONI siciliano. Che ci azzecca? Avrebbe detto il buon Di Pietro. Nulla o   quasi.  Per trovare regressi, e repressi, rapporti con il mondo sportivo bisogna andare indietro, molto, nel tempo quando fu presidente del Palermo calcio. Carica effimera,  dovuto forse a situazioni contingenti, della quale non è rimasta traccia nella storia e neanche nelle cronache delle pagine sportive. E poi fu presidente della Lega basket. Ben poco, insomma, per giustificare un così tradivo, D’Antoni ha 68 anni, passione per lo sport, ma sicuramente pochi per godersi una già più che cospicua pensione. Certo, perché come tutti coloro che son colpiti dal virus della politica non è mai troppo tardi per andare a caccia di una poltrona, più per questioni di prestigio e di soddisfazione personale che per altro, almeno in alcune circostanze. E il virus della politica sul Sergio D’Antoni, ex segretario della Cisl, ha avuto effetti devastanti: gli ha provocato, negli anni passati, quella sorte di labirintite che spinge molti a girovagare tutto l’arco costituzionale, come si sarebbe detto una volta, da destra a sinistra, alla ricerca affannosa di un posticino al sole: non una comune elezione a parlamentare, che è atto dovuto, ma qual cosina di più perché al peggio non c’è mai fine e al meglio neanche. E i politici, si sa, aspirano solo al meglio. E così il D’Antoni è stato esso stesso bi-partisan, ricoprendo incarichi a destra e a manca, proponendosi come leader di qualche partito satellite e finendo, suo malgrado, nel buco nero dei delusi. Ma non per molto.  Chi è ricco di amici…

Ecco così che Giovanni Malagò, presidente nazionale del CONI, si è inventato per lui una candidatura senza concorrenti, destinazione Sicilia, la sua terra d’origine, poi trascurata per servire altri e più nobili interessi. “E’ lui l’eletto!” avrebbe tuonato dall’ottavo colle romano il Malagò onnipotente indicandogli la retta via. Fin qui nulla di strano, tutto sommato. Ma perché, ci chiediamo, tra tanti uomini di sport, impegnati e prestigiosi, siciliani, tra tante società ricche di allori e nobilitate dai sacrifici  nessuno e nessuna ha avuto il coraggio di alzare il ditino e proporre o proporsi come alternativa o, più semplicemente, come logico aspirante ad una carica che sa tanto di sottogoverno e che, invece, dovrebbe essere di servizio. I dati dell’elezione sono abbastanza chiari: 41 voti favorevoli e 12 schede bianche, un “ni”, insomma.

Nelle dichiarazioni a caldo, il neo presidente si è distinti per l’originalità del suo pensiero che sintetizziamo in una frase: “…Una sfida al rinnovamento che deve affrancarsi da tentazioni clientelari e assistenzialiste. Un impegno che coinvolge tutti e richiama a una responsabilità comune, nel segno della partecipazione e della collegialità”. E dell’autonomia dello sport dalla politica…

Daniele Lo Porto

Scrivi