Io, io sarò re    bowie_on_tour

E tu, tu sarai la regina   

Sebbene niente li porterà via       

Li possiamo battere, solo per un giorno

Possiamo essere Eroi, solo per un giorno

 […]

Siamo un nulla, e nulla ci aiuterà      

Forse stiamo mentendo,

Allora è meglio che tu non rimanga

Ma potremmo essere più al sicuro,

Solo per un giorno

Le parole della sua canzone più famosa, quella il cui testo è divenuto bandiera generazionale contro il conformismo che ci viene richiesto sui Curriculum Vitae in formato europeo, sembrano chiedere oggi “un altro giorno”.

Ma una canzone non basta al mondo per avere “just for one day” il suo Duca Bianco.

David Bowie ci ha lasciati dopo anni di lotta contro uno dei demoni della nostra società, quel cancro che ancora non trova cura definitiva e che tanti grandi ha visto soccombervi. 

<< David Bowie è morto in pace oggi, circondato dalla sua famiglia dopo una coraggiosa battaglia contro il cancro durata 18 mesi. Molti di voi saranno colpiti da questa perdita, vi chiediamo di rispettare la privacy della nostra famiglia durante questo momento di dolore >> – ha scritto il figlio sulla pagina social del padre.

Tre giorni fa è uscito il suo venticinquesimo album che si scopre solo ora  essere stato completato durante lo stadio più avanzato della malattia dell’artista che non aveva divulgato pubblicamente la notizia.

Lui che con “Rebel Rebel” aveva portato l’anticonformismo sessuale sui palchi di tutto il mondo, rivoluzionato la musica e se stesso almeno cinque volte.

Una delle particolarità di Bowie è stata proprio il suo non essere mai copia di se stesso.

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Ad iniziare dagli innumerevoli alter-ego interpretati come Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler e The Thin White Duke, ognuno diverso dal precedente, anche per tendenze sessuali che facevano esplodere casi e fanzine passando dall’essere “assolutamente gay”, al “periodo bisessuale”, sino a quello serious dell’etero che rinnegava, anzi confezionava ad hoc, momenti e tendenze in base ai gusti delle masse. 

Nel 1993 sulla rivista Rolling Stone parlerà del suo essere “sex-various”: << Non mi sono mai sentito un vero bisessuale ma ero magnetizzato dalla scena gay underground. Era come un altro mondo di cui volevo acquistare una quota. Questa fase durò solo fino al 1974, morì più o meno con Ziggy. Davvero, avevo solo fatto mia la condizione di bisessuale. L’ironia è che non ero gay >>.

Fu anche attore in alcuni film e serie TV di successo, con una particolare attenzione al suo trasformismo mediatico continuo.

C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielobowie_aladin_sane_1000px

Gli piacerebbe venire e incontrarci

Ma pensa che potrebbe impressionarci

C’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo

Ci ha detto di non scacciarlo

Perché lui sa che ne vale la pena 

Mi disse:  

Lascia che i bambini lo perdano

Lascia che i bambini lo usino

Lascia che tutti i bambini ballino

Con Starman tocca letteralmente il cielo, anche discograficamente e permette di fare lo stesso a diversi colleghi in veste di produttore. Suo il più grande successo discografico di Lou Reed, l’album Transformer, di cui oltre che produttore è musicista. 

Grazie al suo duetto con Freddie Mercury il singolo Under Pressure diviene uno dei più grandi successi commerciali del vecchio secolo e per uno che vorrebbe essere stato a Barcellona nel 1986 per uno dei più grandi concerti dei The Queen è difficile rendere omaggio per il successo di un loro brano a qualcuno diverso da Freddie, ma così è, e a dimostrazione di ciò la versione cantata da Bowie e la Lennox per il Tribute of Freddie Mercury è, anche senza quest’ultimo, stupenda.

Al Duca Bianco la musica deve tantissimo, a lei ha dato e da lei ha preso fama e successo, sempre restituiti aiutando colleghi ad emergere o a riemergere dall’overdose di “Sex, drogs and Rock’n’roll”. 

Oggi se ne va un’altra parte di quella storia che ha cantato “sul muro di Berlino” e che, magari per fare moda e soldi, ha contribuito al suo abbattimento implorando pace ed uguaglianza, libertà e trasformazione.

Davide Di Bernardo

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