Durante questi lunghi anni di crisi il PIL mondiale è costantemente cresciuto, a conferma che non abbiamo a che fare con una recessione economica mondiale bensì dell’Europa e di alcuni paesi occidentali. Alcuni paesi occidentali (a partire dagli USA) sono usciti dalla recessione, mentre l’Europa stenta ad invertire la rotta; e fra i paesi dell’Europa e dell’UE, l’Italia continua a rimanere fra gli ultimi nel rilevante indice dato dal rapporto PIL/debito pubblico.

Il costante incremento, trimestre dopo trimestre, del citato rapporto indica che la maggiore criticità del sistema Italia è rappresentato appunto dal debito pubblico. L’incremento assoluto di 100 miliardi di € di debito pubblico verificatosi rispetto a 12 mesi fa, malgrado gli sforzi compiuti di contenimento delle spese dai Governi Renzi, Letta e Monti, conferma che la principale questione del Sistema Italia, sul piano economico, politico e sociale, è, appunto, l’entità del debito pubblico assoluto ed in rapporto al PIL.

La soluzione al problema non è né facile né immediata.

Si è iniziato a prendere coscienza e conoscenza dello spreco di risorse pubbliche ad opera della politica, ma è necessario aggredire anche gli sprechi della burocrazia, evitare il mantenimento di duplicazioni di strutture e funzioni dello Stato, distinguere fra l’assegnazione di scorte h24 per la tutela di chi è realmente esposto a rischi da quella per assicurare lo “status simbolo” del protetto.

Buona parte del debito pubblico italiano è stato sottoscritto da soggetti stranieri. Per riavviare i consumi non è sufficiente un solo provvedimento ma un insieme di provvedimenti, alcuni dei quali di finanza innovativa quale quello di porre una piccola parte dell’immenso ed immobilizzato patrimonio amministrato dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati (ANBSC) a garanzia per l’avvio del microcredito.

Al governo Renzi va riconosciuto, allo stato, il merito di aver posto la necessità di alcune riforme strutturali.

Le questioni sopra accennate costituiscono i nodi da sciogliere, uno per uno, per normalizzare il sistema Italia. Il termine normalizzare vuole indicare una fase storica del nostro paese in cui la classe politica di maggioranza del consociativismo ha rapinato la ricchezza delle generazioni future, fra cui quelle oggi presenti, per la sua sete di potere e in favore delle generazioni di quell’epoca.

Pogliese tabellaQuanto detto viene inequivocabilmente raffigurato nella tabella qui a fianco.
Il debito pubblico costituisce, quindi, il principale problema del sistema Italia ed è destinato a rimanere tale ancora per un tempo indefinibile. Quella classe politica di maggioranza diede luogo al consociativismo che si caratterizzò per dare tutto a tutti nell’utopica visione di riconoscere diritti ai cittadini di allora a scapito di un numero imprecisabile di generazioni future, fra cui la nostra.

Quando e da chi è stato commesso il disastro dell’incremento dell’abnorme debito pubblico è facilmente desumibile dai dati sopra esposti e dai documenti.

A questo fatto di gravità inaudita si aggiunge, da diversi anni a questa parte, l’altrettanto grave fatto di non voler approfondire, discutere, capire i principi del consociativismo a cui va ascritto quanto precede. E ciò avviene in un’Italia in cui si approfondisce tutto con un impegno che lascia francamente perplessi.

Il mancato uso delle mutande della Pausini, la farfalla di Belèn, le devianze sessuali di esponenti della politica, fanno notizia e creano interesse; invece, sulla formazione ed entità del debito pubblico, gli intellettuali, la società civile, l’accademia non hanno ritenuto di aprire un processo storico per ristabilire la verità, ridimensionare alcuni esponenti della prima repubblica che spesso vengono citati quali statisti mentre dovrebbero essere ridimensionati e considerati autori di un misfatto che finirà per interessare nel tempo centinaia di milioni di italiani.

Sono passati trent’anni, i partiti egemoni di quell’epoca: la DC, PCI, PSI, PSIUP, PSDI, PIL, PRI, non esistono più, la quasi totalità degli “statisti” sono morti, mentre il problema dell’entità del debito pubblico resta ed è destinato a rimanere tale ancora per un tempo indefinibile.

Sono passati trent’anni, vi sono tutte le condizioni per approfondire con obiettività le scelte del consociativismo, anche per evitare le testimonianze di mistificazione da parte di una parte del ceto politico, della realtà dei fatti a scapito dei cittadini di oggi e del futuro anche non prossimo.

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