Ci sono persone, a Catania, che d’estate della Plaja non ne vogliono neanche sentire parlare: confusione e fatica sin dal parcheggio, bagnanti gomito a gomito, schiamazzi di ragazzini, sabbia che scotta…uno stress più che un piacere, per quanto i gestori dei lidi cerchino di assicurare buoni servizi.

Molte di queste persone, tuttavia, amano la Plaja, ma quella deserta e silenziosa, quella in cui lo sguardo può impigrire nel ritmo mite delle ondicelle sul bagnasciuga, e si può fare amicizia col cozzolaro, che se lo aiuti a ripulire la rete un pugnetto di cozzole fresche fresche te lo regala sempre. Queste persone alla Plaja ci vanno fuori stagione, a maggio, a settembre, fino ad ottobre, che da noi spesso è caldo, e con una piccola mancia i custodi dei lidi ti trovano sempre un tavolato dietro il quale cambiarti.

Con queste immagini nella mente, giorni fa un gruppetto di signore s’è dato appuntamento in un lido il cui custode le conosce e le favorisce. Il giorno prima c’era stato un temporale coi fiocchi (con una bomba d’acqua, come dicono ormai i giornalisti, forse per nostalgia dalle nostre parti di bombe vere, che fanno danno ma, vivaddio, fanno anche notizia), ma si sa com’è da noi: un’ora dopo l’ultimo tuono tutto è già sereno, più luminoso e pulito che mai.

Pulito? Arrivano, queste signore, e rimangono impietrite. Tutto il bagnasciuga, per centinaia di metri, è frastagliato di carcasse di frigoriferi, copertoni di automobili, sacchi e bottiglie di plastica, scarpe, rottami di mobili, carogne di poveri cani, immondizia d’ogni genere. Ma come – si chiedono – i camion della Nettezza Urbana sono venuti a scaricare qui?

No, non sono stati i camion della Nettezza Urbana, è stato il Simeto, che per la gran pioggia del giorno prima si è allargato, sulle proprie sponde ha trovato tutta quella roba lì, l’ha presa e l’ha trascinata in mare. Il mare, poi, che di suo è molto onesto, l’ha restituita alla terra.

Bisogna sapere che il Simeto è un fiume piccoletto e timido, se la fa alla larga dalle persone, e infatti non attraversa nessuna città, nessun paese, per trovarlo bisogna proprio andare a cercarlo; perciò non è che sta lì, sotto la finestra della cucina, che prendi il frigorifero rotto e lo butti giù, ma lo devi caricare su una “lapa”, fai un po’ di strada campagne campagne e poi glielo depositi accanto. Altrettanto per il sacchetto di plastica con l’immondizia, per le scarpe vecchie, per i copertoni e per il cadavere del povero Fido.

E’ così, dunque, che fanno gli abitanti di…., di…. e di….? Ma no, nomi non se ne fanno.

A proposito dell'autore

Laureato in Giurisprudenza e specializzato in psicologia, ha lavorato sin dalla sua costituzione nel Centro di igiene mentale di Catania, successivamente Dipartimento di Salute Mentale della Azienda sanitaria. E’ stato consulente del Ministero di Grazia e Giustizia per le carceri minorili e, per un decennio, giudice onorario nel Tribunale per i minorenni di Catania. E’ professore a contratto di Diagnostica giuridico-forense nel Corso di laurea specialistica in Psicologia, Università di Catania. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche e, in collaborazione con il prof. Santo Di Nuovo, dei volumi “L’esame psicologico in campo giudiziario (2007) ” e “Il diritto e la mente (2012)”.

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