Anna (per i pignoli: il nome è di fantasia, e vale per tante altre Anna, e per i Gianni, i Piero…) è una ragazza intelligente, vivace, simpatica; con me ha fatto un buon esame ed ha una media eccellente. Mi chiede di fare la tesi di laurea nella mia materia, ci incontriamo e mi dice subito che vuole fare un lavoro importante: Anna è giustamente ambiziosa, e desidera concludere con merito i suoi studi universitari. Concordiamo un argomento, le suggerisco una prima bibliografia e stendiamo un schema della tesi; comincerà a lavorarci e via via aggiusteremo il tiro.

Dopo qualche settimana Anna mi invia una Presentazione e un Capitolo primo, ed è un disastro: le frasi si susseguono con una punteggiatura assolutamente casuale; alcuni soggetti scompaiono mentre altri si moltiplicano a capo di verbi al singolare; congiuntivi, condizionali e imperfetti si sostituiscono l’un l’altro come fossero uguali; compaiono strani accenti (stò, un pò…) e i pensieri si perdono nel disordine o sotto incidentali fuori posto, in una scrittura difficile, schizoide.

Chi ha derubato dell’italiano questa ragazza?

Perciò faccio una denunzia contro ignoti.

Denunzio l’insegnante di lettere (o come si chiama adesso, da riforma in riforma) della scuola elementare, denunzio quello delle medie e denunzio quello delle superiori: tutti costoro avevano il dovere di ufficio di insegnare ad Anna la grammatica italiana e la sintassi, avevano il dovere di insegnarle a leggere “Cuore” o “I promessi sposi” non soltanto per capire “il fatto” ma anche per analizzare “il modo” con il quale il fatto era raccontato, onde impadronirsene a sua volta, ed avevano il dovere di aiutarla e guidarla in questo apprendimento: per farlo hanno avuto a loro disposizione, uno dopo l’altro, tredici anni, e nessuno di loro lo ha fatto. Denunzio anche la commissione di esami di terza media e quella dell’esame di maturità perché avevano il dovere di verificare che Anna avesse compreso ed imparato, e, se era il caso, avevano il dovere di fermarla nel momento giusto, quando ancora poteva essere fatto ciò che non era stato fatto.

Denunzio tutti costoro perché Anna è una ragazza intelligente, nel suo percorso di studi ha letto centinaia di libri, conosce Aristotele, Leopardi, i logaritmi e persino un po’ di inglese, come l’Università ormai pretende: avrebbe potuto benissimo imparare anche a scrivere in italiano, se tutti coloro che erano tenuti ad insegnarglielo non l’avessero defraudata di quello che era un suo diritto.

A proposito dell'autore

Laureato in Giurisprudenza e specializzato in psicologia, ha lavorato sin dalla sua costituzione nel Centro di igiene mentale di Catania, successivamente Dipartimento di Salute Mentale della Azienda sanitaria. E’ stato consulente del Ministero di Grazia e Giustizia per le carceri minorili e, per un decennio, giudice onorario nel Tribunale per i minorenni di Catania. E’ professore a contratto di Diagnostica giuridico-forense nel Corso di laurea specialistica in Psicologia, Università di Catania. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche e, in collaborazione con il prof. Santo Di Nuovo, dei volumi “L’esame psicologico in campo giudiziario (2007) ” e “Il diritto e la mente (2012)”.

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