La storia della Germania può fornire alcuni interessanti spunti di riflessione per descrivere alcuni fenomeni ed eventi storici attuali.

L’attuale situazione storica dell’Unione Europea può avere alcune similitudini con le complesse e terribili vicende della Repubblica di Weimar (1918-1933). Com’è noto la fine della prima guerra mondiale segnò il crollo della monarchia in Germania, sulle cui ceneri fu edificata una repubblica fondata sulla democrazia liberale. Sin dalla sua nascita la repubblica ebbe una vita difficilissima. A seguito dell’abdicazione dell’imperatore, gli spartachisti proclamarono una repubblica bolscevica di stampo sovietico. Ebert, capo dei socialdemocratici, strinse segretamente un patto con il generale Groener in cui si impegnava a sradicare la rivolta spartachista e mantenere l’esercito come pilastro della nuova repubblica. Ebert fu prima cancelliere e poi presidente della Repubblica di Weimar. Durante tutta la sua vita la repubblica fu sempre sotto l’influenza di alcuni potenti generali provenienti dall’esercito come Paul von Hindenburg. Fu bersagliata sia dalle forze dell’estrema destra da cui emersero Adolf Hitler e il partito nazista e dall’estrema sinistra (lega spartachista e KPD). Sovente, le forze moderatamente conservatrici, il centro e il partito socialdemocratico governarono insieme in una grande coalizione. Nonostante questi momenti di intesa, il periodo 1918-1933 fu scosso da violenze e da scontri tra le forze di estrema destra e quelle di estrema sinistra. Sovente ci furono problemi tra il governo centrali e i länder. Dopo il 1929, la Repubblica capitolò a seguito della crisi economica e l’aumento vertiginoso dell’inflazione.

Le vicende dell’Unione europea a partire dal 2008 a oggi hanno numerosi punti di contatto con la Repubblica di Weimar. L’Unione Europea è il primo esperimento di organizzazione internazionale che estende a livello sopranazionali alcuni elementi dello stato nazionale. Possiamo indicare il parlamento europeo, in direttorio politico dal Consiglio Europeo e quella sorta di esecutivo rappresentato dalla Commissione Europea. Il parlamento europeo è eletto con rappresentanza proporzionale ed è ormai costantemente dominato da una grande coalizione tra PPE, liberali e PSE. Le ultime elezioni europee hanno visto la massima politicizzazione e l’indicazione di veri e propri leader delle grandi famiglie politiche europee. Negli ultimi anni sono divenuti sempre più violenti gli attacchi da parte dell’estrema destra nazionalista e xenofoba (Salvini, Le Pen, Farage) e da parte delle forze dell’estrema sinistra che hanno il loro leader in Alexis Tsipras.

È sempre più evidente che dopo il fallimento del Trattato-Costituzione, l’Unione europea è mancante di una visione politica forte, ed è spesso ostaggio dei poteri finanziari ed economici. I rapporti tra l’Unione europea e i governi sono divenuti molto difficili. Basti pensare allo scontro tra l’euroburocrazia e il governo Tsipras (2015), alla crisi sull’immigrazione (2016) e all’avanzata dell’estrema destra in tutta Europa e soprattutto negli stati dell’Est europa (Polonia, Ungheria).

C’è il rischio concreto che l’Unione Europea possa fare la fine della Repubblica di Weimar ed essere il primo esempio di fallimento di democrazia transnazionale e di integrazione al di là degli stati.

La storia della Germania può essere utile anche per comprendere le complesse vicende che stanno sconvolgendo il mondo islamico. A mio modesto parere ci sono alcune rassomiglianze tra la situazione attuale dell’islam e la Guerra dei Trent’anni che sconvolse il Sacro impero di Germania (1618-1648).

Sin dal 1495 era cominciato nell’Impero un progressivo processo di disgregazione. Nei primi anni del XVII secolo, l’Impero era una complessa entità composta da città libere, ducati, leghe che mal sopportavano il potere dell’Imperatore. La riforma di Martin Lutero aveva posto fine all’unità religiosa e soprattutto i duchi l’avevano sfruttata per opporsi al papa e all’imperatore. Per tutto il XVI secolo, gli imperatori avevano cercato di dare una soluzione ai conflitti religiosi e politici. Gli asburgo che governavano su Spagna e Austria, avevano tentato un infruttuoso tentativo di imposizione della loro egemonia. A questo disegno si opposero strenuamente i francesi. La locuzione “Guerra dei trent’anni” indica una serie di guerre volte a realizzare nuovamente l’unità dell’impero e risolvere le dispute religiose. Vi presero parte sia le grandi potenze dell’epoca come la Francia (1635-1648) e la Spagna sia potenze minori come la Svezia (1630-1635) e la Danimarca (1625-1629). Tale serie di guerre comportò circa 12 milioni di morti. Usualmente, si considera come sua conclusione la pace di Westfalia del 1648 che sancì la definitiva frammentazione della Germania e la riduzione dell’impero ad un agglomerato di stati autonomi ed indipendenti.

Questo periodo storico  ha alcuni tratti simili a quelli del mondo islamico attuale. Lo sviluppo del fondamentalismo e del radicalismo islamico hanno messo a soqquadro quelle terre. Innanzi tutto assistiamo alla costante debolezza della Lega araba e di altre organizzazioni regionali. Gli stati nazionali formatisi dalla decolonizzazione (Libia, Yemen, Somalia, Mali) o a seguito di intrighi tra le potenze occidentali come nel caso dell’Arabia e dell’Iraq. Questo processo va inserito da un lato nella costante evaporazione della sovranità nazionale e dall’altro dall’acuirsi della crisi economica. Anni di politiche neoliberiste hanno dissolto il welfare state dei vari stati nazionali e hanno aperto interi continenti alle organizzazioni religiosi più radicali e fondamentaliste che in alcuni casi hanno preso il posto dell’apparato statale. Non va dimenticato che nel mondo islamico esiste una fortissima rivalità tra il sunnismo e lo sciismo. Il recente conflitto siriano ha messo in evidenza una pericolosa linea di faglia tra lo sciismo siriano e iracheno e il sunnismo dell’ISIS e di una buona parte delle forze anti-Assad. Lo stesso conflitto sta emergendo in Yemen e in Bahrein. All’interno dell’Arabia saudita, gli sciiti delle zone orientali hanno cominciato a reclamare l’indipendenza. Ci sono molti focolai di guerra (Somalia, Yemen, Afghanistan, Iraq, Siria, Mali). Accanto alle forze regolari degli stati operano organizzazioni terroristiche e molti gruppi irregolari di mercenari lautamente finanziati dai vari attori: Qatar, Emirati Arabi, Arabia (stati sunniti) e Iran e Siria (stati sciiti). Nel contesto ci sono anche gli interessi e le complici manovri della Cina, della Russia e degli USA. La grande assente è sempre l’Europa, troppo divisa al suo interno e ripiegata su se stessa a risolvere i suoi problemi con procedure complicatissime e artificiose.

Ci sono delle differenze tra la guerra islamica attuale e la Guerra dei trent’anni. Innanzitutto, la Guerra dei trent’anni è caratterizzata dal tentativo di alcuni re e imperatori di imporre un governo unico. Questo progetto fu sempre osteggiato dai localismi dei principi e dei duchi. Nel mondo islamico, solo in alcune zone sono emerse rivendicazioni di carattere locale e tribale (Libia, Somalia). Solo una parte dei fondamentalisti islamici avanza rivendicazioni di stampo nazionalistico (es. i talebani di etnia pashtun). Al contrario, il fondamentalismo islamico nella formulazione di alcuni teorici dà per scontato che il sistema degli stati nazionali e l’individualismo occidentali siano incompatibili con l’islam e si scontra con le varie oligarchie al potere nei vari stati e staterelli dell’Islam.

Nonostante ciò, ritengo che il parallelismo Islam-Guerra dei trent’anni ci consenta di leggere la storia attuale in una prospettiva più ampia e più vicina alla complessità delle vicende attuali. Ci consente di evitare la noiosa e semplicistica visione manichea di Oriana Fallaci, ormai ritenuta da alcuni una sorta di dogma di fede.

I latini dicevano: “historia magistra vitae”. Sicuramente la storia della repubblica di Weimar e della Guerra dei Trent’anni può scuotere e spingere gli europei a riflettere e ad agire più rapidamente e con maggiore determinazione sulle vie della pace e la realizzazione del sogno di un’Europa unita.

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