Katya Maugeri

TAORMINA – La realtà, quando diventa beffarda, contraria alle nostre aspettative, viene esorcizzata dalla necessità di leggere tra le righe un significato diverso, più consono alle nostre esigenze: emotive, psicologiche, sociali. Il fascino e l’ironia non sono certamente aspetti facili da trovare nelle pagine della letteratura contemporanea, ma i testi di Diego De Silva sono intrisi di pathos e sorrisi disarmanti che tracciano inevitabilmente i confini con molte letture noiose e prive di tormenti emotivi. Ironico, brillante, Diego De Silva riesce magistralmente a modificare la prospettiva dei ruoli ai quali siamo abituati a relazionarci, a capovolgere i luoghi comuni per regalare al lettore la propria dimensione: quella introspettiva, autentica, paradossale. Padre putativo di Vincenzo Malinconico, il bizzarro avvocato protagonista di una serie di romanzi, personaggio che incarna l’inquietudine del tempo presente con sfumature a tratti di leggerezza e filosofia, personaggio che raffigura perfettamente lo stile travolgente dell’autore.
Nei giorni scorsi, durante la kermesse letteraria Taobuk, De Silva ha presentato, insieme a Camilla Baresani, il suo splendido libro “Terapia di coppia per amanti” nel quale mette in luce una nuova dimensione, quella clandestina, quel legame nato per caso – sicuro di svanire da lì a poco – e che invece, silenziosamente, cresce, si alimenta, diventando amore. Quell’amore improvviso, dal quale non si riesce più a fare a meno e che mette in crisi, perché “l’amore ha bisogno di intrusi” afferma l’autore. Una storia d’amore complicata e appassionante quella di Viviana e Modesto, come lo sono sempre le storie d’amore in cui i protagonisti davvero si amano. I personaggi di Diego De Silva hanno tutti in comune il pensare tanto in assenza di filtri, ad alta voce, senza l’ansia di doversi censurare, riflessioni che viaggiano su delle nuvole ma che hanno odore di concreto, soprattutto quando sono innamorati. Protagonisti esasperati da manie, divertenti quanto malinconici, dei personaggi umani ai quali ci si lega per sempre.

I suoi romanzi raccontano di realtà “paradossali” che mettono in luce le ombre del nostro animo. Si tratta di onestà intellettuale?

«Il terreno migliore di uno scrittore è la contraddizione, lì lo scrittore dovrebbe dare il meglio di sé. Le narrazioni piane, lineari dove tutto torna crea una letteratura che a me personalmente non interessa, quella che dopo averla letta rimani esattamente la persona che eri prima. Prediligo i libri che mi mettono in discussione, in crisi, capaci di porre delle domande che mi permettono di riconoscermi in alcuni aspetti di me stesso che non apprezzo. Ed è quello che cerco di far emergere nei miei romanzi».

Che legame ha con il Sud e quale realtà andrebbe cambiata?

«Quello che manca al Sud è la capacità di armonizzare le sue intelligenze e le sue competenze. A Napoli per esempio, non c’è una importante casa editrice. Ha sempre scandalizzato come la città di Edoardo De Filippo, intrisa di cultura, non sia riuscita a mettere in rete le sue intelligenze migliori pur continuando a produrre un numero notevolissimo di scrittori. È come al Sud avessimo questa incapacità di fiducia in noi stessi e nella autorevolezza di una lingua che è il primo elemento di potenza. Parliamo una lingua fortemente corporea che narrativamente è un motore importante, dovremmo imparare a riconoscerlo».

Il potere delle parole. Le sue sono proprio delle formule, pensiamo al suo ultimo protagonista, Modesto e al famoso Malinconico.

«La parola è suono, io cerco di costruire le frasi secondo un senso di ritmo e dal nome cerco già di far corrispondere una psicologia».

 Gli altri siamo noi, forse è per questo che tendiamo a voltarci dall’altra parte?

«Gli altri sono quella cosa che ci permette di definirci, noi ci riconosciamo in quanto gli altri ci riconoscono e attraverso gli altri riconosciamo i nostri limiti, senza loro diventeremmo un po’ più stupidi, avremmo solo uno specchio e in quel caso ci sarebbe solo imbarazzo perché noi siamo quello che gli altri vedono».

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A proposito dell'autore

Katya Maugeri

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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