di Gianluca Virgillito

Dov’è la difesa del Catania? Com’è stata preparata la partita? Com’è stata programmata la stagione? Domande che, dopo il match di Vercelli, esigono risposte. Il Catania crolla sotto i colpi non tanto degli avversari, quanto del proprio pacchetto difensivo che è apparso inadeguato anche per il campionato cadetto.

Primo tempo caratterizzato da una buona partenza dei piemontesi che, ben disposti in campo dal tecnico Scazzola, imbrigliano una formazione rossazzurra troppo compassata. Pressing asfissiante e ripartenze fulminee mettono sotto scacco un Catania, che comunque riesce a passare in vantaggio con la complicità dell’espulsione di Cosenza per fallo su Cani, lontano dal pallone. Il vantaggio, che porta la firma di uno dei pochi protagonisti in positivo di questo match, Raphael Martinho, arriva al 33′ ed è frutto di una splendida triangolazione tra il numero 6 e Monzon, l’esterno entra in area per vie centrali e batte l’ottimo portiere Russo. In superiorità numerica la partita sembra essere già in cassaforte. Ma, come ormai è abitudine per il Catania, è lecito aspettarsi qualche sorpresa. E allora ecco che al 15′ della ripresa la Pro Vercelli si rifà sotto, nonostante l’inferiorità di un uomo, approfittando dei soliti errori di una difesa statica e addormentata. Peruzzi non copre bene sulla fascia, ne approfitta Belloni, che mette in mezzo dove, indisturbato, Marchi può insaccare alle spalle di Frison. Doccia gelata, con gli spettri della partita contro il Lanciano, ma più in generale di tutta la scorsa stagione, che riaffiorano alla mente. Il Catania prova a riportarsi in avanti, esponendosi continuamente a contropiedi che diventano sempre occasioni d’oro per la matricola di Vercelli. Sostenuta da uno stadio quasi esaurito, la formazione di casa riesce addirittura a passare in vantaggio: grande ingenuità di Sauro, che già ammonito stende un avversario. Seconda ammonizione e parità numerica ristabilita; la punizione conseguente di Ronaldo si stampa sulla traversa, la palla ritorna in campo e, con una difesa che a tutto pensa tranne che a questa, sul pallone arriva Belloni e la mette dentro. Martinho, che assieme a Rosina e Rinaudo possono essere classificati come le “povere anime” in mezzo ad un gruppo di “giocatori morti che camminano”, al 33′ (come nel primo tempo) trova l’occasione per rimettere in piedi una partita messa malissimo: steso in area di rigore, riesce a procurarsi la massima punizione. Dal dischetto Alessandro Rosina non sbaglia e firma il due a due. Ma alla fine è un’altra punizione spettacolare di Ronaldo, per la Pro Vercelli, a far esplodere i tifosi della squadra di casa ed ammutolire i poveri tifosi catanesi accorsi in Piemonte.  Proprio come contro il Lanciano si assiste a continui botta e risposta che una squadra che vuole ottenere una promozione non può permettersi.

Finisce così, con un “Clamoroso al Silvio Piola”, la seconda gara stagionale del Catania. Una figuraccia che deve far già suonare qualche campanello d’allarme. Le promesse di una difesa più attenta, meno fallosa e più intelligente rimangono tali. Vero è che il campionato è iniziato da poco ma questa squadra, questi giocatori, devono togliersi dalla testa l’idea di essere grandi e fare un bagno di umiltà che è necessario se si vuole davvero fare il bene del Catania. Non si può neanche dire che bisogna dare tempo a questa squadra: si tratta di correggere errori che vengono commessi da un anno a questa parte, non dal precampionato. Si parla di due terzini impalpabili come Peruzzi e Monzon. Si parla di un centrocampo con i giocatori contati, in cui il solo Rinaudo sembra dare delle garanzie. Calello a mezzo servizio. In attacco un Castro più incisivo con Martinho e Rosina “condannati” a ripiegare costantemente e con un finalizzatore come Cani, che è stato un fantasma, o poco più, dimostrando di non essere adeguato, almeno per adesso, al ruolo di vice-Calaiò. Occorre chiarezza: è francamente improponibile trovare alibi per un inizio così scellerato da parte di una squadra che, almeno nei titolarissimi, è considerata la più forte in assoluto. Neanche le assenze, chi per gli impegni in Nazionale, nè per squalifica nel caso di Calaiò sono una giustificazione possibile.

La coperta è certamente corta, l’inevitabile selezione dettata dai parametri imposti dalla Lega di Serie B non giustifica la scelta di non intervenire almeno per fornire buone alternative ai due terzini, di cui già l’anno scorso si sono conosciuti i limiti.

Umiltà e lavoro: questa è la ricetta per rimettere in carreggiata un Catania che non può buttare al vento quanto di buono fatto da dieci anni a questa parte. Pellegrino adesso deve dimostrare di stare sulla panchina del Catania non solo per mettere in campo la squadra ma anche per alzare la voce e dare una sterzata ad un gruppo che oggi è apparso tremendamente uguale a quello che tristemente ha lasciato la Serie A.

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