di avv. Pierpaolo Lucifora
Trattiamo alcune pronunce giurisdizionali, ritenute di maggiore interesse, sia per la singolarità del caso trattato, sia per la soluzione fornita dal giudice chiamato in causa.

No al pignoramento delle prime case

È circostanza nota che un’apprezzabile misura legislativa adottata in Italia nel 2013 (d.l. 69/2013, conv. in legge 98/13), ha impedito alle banche e agli istituti finanziari in genere di aggredire la prima casa nel caso di morosità. Non tutti sanno, tuttavia, che a distanza di poco tempo anche la Corte di Giustizia Europea (sent. C-34/13), ha confermato la correttezza di tale disposizione, perfino nell’ipotesi in cui a questa nefasta evenienza abbia acconsentito il proprietario, firmando il contratto con la Banca. La Corte ha considerato abusive clausole di siffatto tenore perché in contrasto con le direttive dell’Unione Europea, per la quale il diritto all’abitazione è un diritto intangibile che deve essere adeguatamente tutelato dagli ordinamenti europei.

Orario di lavoro. Il ritardo si paga

Sembra che la Corte di Cassazione (sent. 18462/2014), abbia deciso di imprimere una decisa svolta all’orientamento, forse esageratamente elastico, che ha caratterizzato l’orario di lavoro dei dipendenti, soprattutto pubblici, da molti anni a questa parte.
Da sempre al dipendente arrivato in ritardo al lavoro è concessa la possibilità di recuperare nello stesso giorno o in altri giorno, allungando la propria giornata lavorativa per il tempo corrispondente al ritardo accumulato. La Corte di Cassazione, chiamata in causa, dopo un lungo contenzioso, ha dato ragione al datore di lavoro che sosteneva che il ritardo non può essere compensato in questi termini, dovendo al contrario essere decurtato proporzionalmente dalla paga del lavoratore, al quale, peraltro, veniva applicata, per le medesime ragioni, la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio.

Stalking condominiale

La materia del condominio è indubbiamente tra le più tormentate, a causa della complessità dei rapporti che lo distinguono, rendendolo davvero accostabile ad una Repubblica sui generis.
Nel caso di specie un vicino molesto aveva preso l’abitudine di fare dei piccolo dispetti ad altro condomino (la spazzatura accanto alla porta del vicino, pulire la tovaglia facendo cadere le briciole nel balcone, l’acqua che gocciola con il pretesto di annaffiare le piantine, etc).
Il condomino, giunto al limite della sopportazione, presenta querela e il vicino viene condannato per molestie, reato previsto dall’art. 660 del Codice penale, e punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516. Vale la pena anche ricordare che può configurarsi anche il reato di stalking condominiale quando le condotte oltre ad essere  moleste creano nella vittima uno stato di ansia e pressione psicologica .

Esercizi di somministrazione di alimenti e bevande

La Corte di Cassazione (Ord. 18101/2014), ha recentemente condannato il titolare di un ristorante a risarcire i danni subiti da un cliente che, inciampato su un gradino, cadeva a terra, riportando delle fratture. Dalla frattura sono derivati dei postumi invalidanti, ossia delle lesioni micro-permanenti e il danno da risarcire è stato individuato non solo in quello cosiddetto “biologico”, derivante dalla lesione fisica al bene “salute” ma anche in quello morale, vale a dire quello scaturente dalla sofferenza psicologica subita per l’evento e per il necessario percorso riabilitativo risarcibile.

Quando finisce un amore

Quando un matrimonio arriva al capolinea ciascun coniuge cerca di scaricare all’altro le responsabilità per la fine del vincolo matrimoniale.
Così si cerca di raccogliere quante più prove possibili al fine di ottenere in sede di separazione una pronuncia di addebito nei confronti del coniuge. Ma non è così insolito che la rottura del matrimonio sia dovuta a colpe reciproche dei coniugi che hanno determinato quindi un collasso relazione del matrimonio.
In questi casi quindi l’addebito della separazione sarà conferito ad entrambi con la conseguenza che nessuno “avrà vinto” e che ciascuno provvederà al proprio mantenimento”, perché l’intollerabilità della convivenza e’ dipesa da entrambi.
Corte di Cassazione sentenza n.19002 del 10 settembre 2014

Patto tra coniugi per trasferire la casa al figlio.

È assolutamente valido l’accordo stipulato da entrambi i coniugi, nella fase di separazione, che prevede nel caso di divorzio che il padre trasferisca al figlio la proprietà della casa di famiglia.
Dunque,secondo giurisprudenza consolidata  i coniugi hanno una certa autonomia negoziale salvo non vi sia un contrasto con l’interesse dei minori o dei soggetti più deboli.
In parole semplice significa che con questo accordo il padre si impegna giuridicamente e non può dunque, in caso di divorzio, venire meno alla parola data; di conseguenza questo accordo non può essere impugnato dai coniugi al massimo potrebbero avanzare delle critiche il pubblico ministero o un curatore speciale nominato dal giudice.
Corte di Cassazione sentenza n. 18066 del 20 agosto 2014

La rana nel salame

Tribunale di Brindisi: una carcassa di rana ritrovata nell’impasto di un salame? Produttore va condannato al risarcimento dei danni non patrimoniali subiti da una famiglia.
L’oggettiva presenza all’interno dell’insaccato di un corpo estraneo ha dimostrato che la ditta produttrice non ha eseguito la lavorazione del salume a regola d’arte, adottando adeguati standard di diligenza professionale.
Tribunale di Brindisi  dott.ssa Maria Consolata Moschettini, la sentenza n. 1131 del 2014

Il reato di molestie sui social network

La Cassazione (sent. 37596/2014), conferma il suo orientamento nel caso di reati commessi tramite social network, i quali (nella fattispecie, si trattava di uno tra i più diffusi: Facebook), da un punto di vista penale sono in tutto equiparati ad un luogo aperto al pubblico.
Nella vicenda in commento, un frequentatore è stato condannato per il reato di molestie (art. 660, c.p.), a causa di un commento maleducato verso una ragazza con un ricco décolleté.

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