Rosaria Rotolo e Paolo Sanzaro, giovani segretari territoriali della Cisl di Catania e Siracusa, hanno promosso un incontro sul Distretto del SudEst della Sicilia presso una grande azienda che fa della ricerca applicata e del rapporto con il sistema universitario uno dei suoi punti di forza. La presenza di rappresentanti delle Istituzioni, come il Sindaco e il Rettore dell’Ateneo, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa della Cisl. Senza nulla togliere al ruolo delle Istituzioni, tuttavia, sono rimasto particolarmente colpito dalla presenza qualificata e attiva di centinaia di esponenti del sindacato, in misura e con modalità che devono costituire, da sole, elemento di riflessione.

In una fase storica nella quale il circuito della partecipazione attraverso i partiti appare sempre più debole, la testimonianza di un sindacato che apre il dibattito su temi di programmazione territoriale e, ancor più, di assunzione di responsabilità mi sembra un segnale di grande valore per la democrazia e per l’economia. Rispetto al modello di partiti a partecipazione simbolica (leaderistica, plebiscitaria, elettoralistica) si riscontra la presenza di una forza sociale fondata sull’adesione reale e permanente (il sindacato è una delle poche organizzazioni di grande coinvolgimento nelle quali si paga ancora la quota sociale) che sente il bisogno di essere presente, fisicamente e non solo ‘virtualmente’, nel dibattito.

Certamente, nessuno può dire fino a che punto le centinaia di persone che erano presenti siano consapevoli dell’impegnativa responsabilità che assumono lanciando una proposta di rivitalizzazione dell’economia del SudEst. La cultura della partecipazione attiva, infatti, esige una profonda consapevolezza delle condizioni di attuazione del patto sociale che costituisce la base di qualunque progetto. Un patto è l’accettazione dello scambio di utilità reciproche per il conseguimento di un fine comune. Cosa sono disposti a mettere in gioco i lavoratori? Cosa chiedono alla controparte? Cosa chiedono al sistema istituzionale?

Un patto per il lavoro, oggi, deve vedere i lavoratori pronti a mettere in gioco la loro disponibilità all’innovazione. L’innovazione non è solo la capacità di sviluppo di nuove tecnologie da parte di avanzati centri di ricerca. L’innovazione è la capacità diffusa di utilizzare e applicare i risultati della ricerca nella quotidianità del lavoro. L’innovazione costa a chi la produce, a chi l’acquista e, soprattutto, a chi è chiamato ad applicarla.

La cd. “semplificazione” della P.A., invocata da tutti e applicata da pochi, è un processo socialmente costosissimo di trasformazione della cultura del lavoro amministrativo di milioni di persone che devono applicare metodiche standardizzate alle quali non sono preparate, contro le quali, anzi, istintivamente resistono. Lo stesso discorso vale per tutti. I meccanici riparatori di autoveicoli sono un esempio importante. Alla sensibilità dell’amico di Lucio Battisti in “Motocicletta” si è ormai sostituita la competenza tecnologica diffusa delle diagnosi computerizzate. Quanto costa l’operazione in termini ‘personali’? Questa è la prima sfida. Questo è il primo costo che il mondo del lavoro deve saper sostenere per competere con il resto del mercato mondiale, con il confronto europeo, con i ritmi della società contemporanea.

La sfida dell’innovazione non si ferma qui. È necessario garantire una serie di condizioni che esigono partecipazione diffusa e condivisione concreta. L’idea del Distretto, affascinante e suggestiva, non può più essere attuata secondo i modelli pioneristici veneto, marchigiano, pratese. In primo luogo deve essere messo in gioco il valore della legalità. Non è solo il problema, pur angoscioso, dell’eliminazione dei costi impropri della prevaricazione mafiosa, estorsiva e di qualunque altra illegalità. È anche il problema della definizione dei costi della sicurezza antinfortunistica, della sicurezza ambientale, della legalità contributiva.

È, in misura certamente non secondaria, il problema dell’efficienza finanziaria del sistema istituzionale pubblico. È, in misura altrettanto significativa, il problema della capacità di mobilitare le (ancora) significative quote di risparmio esistenti verso gli investimenti. Chi volesse documentarsi sulle risorse, le opportunità e le criticità potrebbe farlo facilmente consultando il Rapporto annuale sull’economia della Sicilia della Banca d’Italia.

I lavoratori, con la voce della giovane e determinata dirigenza della Cisl territoriale, sostenuta da Raffaele Bonanni e da Maurizio Bernava, hanno aperto una riflessione e dichiarato una disponibilità di grande valore. A fronte della disponibilità a rimettere in gioco le proprie competenze professionali, i lavoratori hanno il diritto di pretendere che il patto per il lavoro garantisca le condizioni essenziali di cittadinanza, tuteli la dignità delle persone (di tutti: imprenditori, lavoratori, professionisti, cittadini) e alimenti la speranza.

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