di Elisa Guccione

CATANIA – «Nella prossima stagione teatrale reciterò sul palco del Brancati e del Piccolo Teatro». Entusiasta ed emozionato come un ragazzino alle prime armi Enrico Manna, il protagonista della nostra intervista, conosciuto come il leader dei “Dolci e Gabbati”, ci racconta i suoi imminenti impegni lavorativi senza nascondere il suo incondizionato amore per il teatro e l’arte in genere. «Quest’estate ritornerò al Cortile Platamone con lo spettacolo dedicato alla storia della mia vita “Manna…ggia” ed inoltre sto preparando una gustosa commedia tratta da un articolo di Repubblica, che spiega quali siano le domande da non fare ad un uomo al primo appuntamento». Parliamo di teatro e spettacolo approfondendo alcuni aspetti umani e caratteriali della sua carriera.427485_371536976197393_196046830_n

-Enrico Manna fonda i Dolci e Gabbati. Ci spiega l’origine di questo nome?

«Desideravo un nome che catturasse l’attenzione e l’ilarità della gente. Un giorno sfogliando Repubblica ho visto una pubblicità molto bella di Dolce & Gabbana. Immediatamente ho colto l’ispirazione ed ho coniato il nome Dolce e Gabbati».

– Lei vive il mondo dello spettacolo a pieno ritmo, ma spesso non è facile sottomettersi a determinate regole. Si ricorda un momento difficile della sua vita da teatrante in cui è salito sul palco con un nodo al cuore?

«Per mestiere devo far ridere e, a volte, non è facile staccare tutto e mettersi in discussione sul palco. Ho dovuto superare tante prove difficili, ma come si dice in questi casi “the show must go on”. A neanche un mese dalla prematura scomparsa di mia moglie ho debuttato al Piccolo Teatro di Catania con “Manna…ggia”, uno spettacolo scritto da Antonella Sturiale che racconta la mia vita artistica dagli esordi fino ad oggi. Sono andato in scena cercando di regalare un sorriso al mio pubblico. A fine serata ho dedicato la prima a mia moglie. È stato uno dei momenti più duri della mia carriera».

– La sua vita è stata divisa per tanto tempo tra il suo lavoro di funzionario di vendita Telecom e la sua attività di uomo di spettacolo. Come ha conciliato le due cose?

«Ora lavoro solo in teatro. Il mestiere dell’attore è molto duro, spesso, si fa la fame. Avendo moglie e figli non potevo permettere che la mia famiglia vivesse di stenti, così ho deciso di dividermi a metà tra lavoro e vita da teatrante. Ero un agente di commercio e avevo molta libertà di movimenti, in pratica ero sempre fuori, e avevo anche la possibilità di poter rubare dai vari incontri di lavoro delle situazioni che poi riportavo sulla scena. I miei autori erano Enzo Ferrara e Francesco Galatà i capisaldi del cabaret siciliano.  Appena finivo di lavorare scappavo a teatro».1521610_715675968450157_181212583_n

– Inizia la sua carriera artistica dopo il matrimonio come hanno reagito in famiglia a tale scelta?

(ride)

«Mia moglie era molto gelosa e all’inizio non è stato facile farle accettare questa decisione. Ricordo che mi disse: “Non ho sposato un attore e adesso devo metabolizzare questa nuova situazione, perché mi dà un po’ fastidio questa nuova vita”. Abbiamo battibeccato tanto. Ho chiarito la mia posizione ed ho posto mia moglie davanti ad una scelta, perché è impossibile guarire dall’amore per il teatro».

– Ricorda il primo debutto?

«Certo e lo racconto nello spettacolo “Manna…ggia”. Sono salito per la prima volta sul palco in occasione di una commedia organizzata dai salesiani. Ero il servo di Arlecchino, avevo solo due battute da recitare. Il palcoscenico era un tavolo da ping pong. L’attore è sempre un po’ narciso e prima di entrare in scena inventai una caduta particolare, che arrivò a distruggere, senza volerlo, la precaria scenografia».

– E cosa accadde?

(ride)

«Applausi a scena aperta e infinite risate segnarono così l’inizio della mia carriera da comico. Il mio mentore è stato Piero Maenza, se oggi faccio l’attore è tutta colpa sua».

– Il primo vero applauso con un pubblico pagante su una vera scena invece quando arriva?

«Siamo nel 1974 con l’interpretazione del professore Barresi nel Paraninfo. È stata una grande emozione che mi ha dato una carica in più e tanta voglia di continuare a scommettere in questo mestiere».536851_402340756450348_483958152_n (1)

– Lei fa principalmente cabaret. Come definirebbe la sua espressione artistica rispetto a quello che si vede oggi in televisione?

«Oggi molti si definiscono artisti e invece sono semplicemente dei barzellettieri. La difficoltà più grande è far capire alla gente che si sta proponendo uno spettacolo di qualità. La mia è una satira raffinata, diversa rispetto a quella che si vede in giro».

– La trasmissione che dà più spazio alla comicità in Italia è Zelig. Cosa ne pensa dei suoi personaggi?

«Alcuni sono bravi come Enrico Brignano o Gioele Dix ma la maggior parte sono personaggi momentanei che creano il tormentone e dopo non sanno più andare avanti. Molti non riescono a superare i famosi dieci minuti di attenzione. Da quando è andato via Claudio Bisio la trasmissione sta morendo un po’ alla volta».

– Imita, ad esempio, fra i tanti, personaggi il professore Antonino Zichichi e Santo Castiglione. Ricorda l’espressione di Castiglione quando ha visto per la prima volta la sua imitazione?310614_276134102404348_955666949_n

(ride)

«Siamo molto amici. Un giorno in occasione per gli auguri di Natale mi disse ridendo: “Enrico fai tu gli auguri al posto mio sei troppo forte. Bravo continua così”».

– Protagonista non solo a teatro ma anche in televisione nel programma “Telesiculissimi” di Ruggero Sardo. Ci racconta quest’esperienza?

«Interpreto tanti personaggi. Mi diverto a svergognare, impersonando un improbabile principe azzurro, le varie eroine delle favole smitizzando le loro eterne storie d’amore. Distruggo anche le famiglie reali più importanti d’Europa creando situazioni molto buffe e, forse, neanche troppo lontane dalla realtà».

– Un suo parere tecnico. Come mai, secondo lei, il teatro è così in crisi?

«Ci sono pochi direttori artistici che investono in lavori nuovi. La gente ha voglia di andare a teatro per divertirsi non per stare male. La programmazione sbagliata è una delle mancanze più grosse del nostro teatro». 858847_550764191608003_1476491251_o

– Continuiamo in quest’ambito. Cosa ne pensa del presunto scandalo alla regione mosso dai vari direttori ed organizzatori teatrali?

«Per alcuni personaggi, secondo me, la truffa esiste ma è impensabile oltre che assurdo accomunare chi ha pagato in ritardo ai veri truffatori».

Elisa Guccione

 

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