Il 27 giugno del 1980 il Dc 9 Itavia si inabissò dalle parti di Ustica per un “incidente” mai chiarito del tutto e su cui, solo a distanza di 34 anni, si spera di poter squarciare il velo dei depistaggi, dopo che anche la Francia ha tolto il segreto di Stato sul clamoroso caso che vide coinvolte anche le aviazioni libiche e statunitensi.

A dimostrazione del fatto che la storia si ripete, e che dovrebbe esserci d’insegnamento (ma lo sarà mai?), un altro aereo civile, stavolta sui cieli dell’Ucraina, rimane vittima di un analogo “incidente”. Che stavolta ci siano solo due Stati, o due fazioni dello stesso Stato, a rimpallarsi la responsabilità dell’evento, non cambia la sostanza. Come non cambia, ma se mai peggiora il caso, il fatto che il bilancio delle vittime salga dagli 81 passeggeri del DC9 Itavia agli attuali 298 del Boeing 777 malese diretto a Kuala Lumpur da Amsterdam. Resta la tragedia, resta il fatto che ragioni economiche, ragion di stato e ragioni militari, passano come al solito sopra le teste dei normali cittadini: perché la rotta che sorvola l’Ucraina è più economica ancorché più pericolosa, perché filorussi ed ucraini si contendono un pezzo di terra e di autonomia a colpi di missili piuttosto che con le rispettive diplomazie, perché alla fine per le grandi potenze è importante la strategia dello scacchiere internazionale e non le pedine perse a causa di tale strategia, che si contano come numeri e non come morti.

Lo stesso dicasi, è appena il caso di farlo notare, per la situazione in Palestina, dove l’escalation era nell’aria e nessuno ha cercato seriamente di fermarla. Una escalation che ha quasi la stessa dinamica di una faida del nostro entroterra agricolo e sottosviluppato di alcuni decenni fa, una di quelle contese familiari in cui alla logica dell’occhio per occhio dente per dente, corrisponde anche la tendenza a non placarsi mai in quanto una vendetta comporta una reazione analoga all’infinito fino a che una delle due famiglie non soccomba del tutto scomparendo dalla contesa.

È questo che la comunità internazionale si attende dal conflitto tra Israele e Palestina? È questo che ci si aspetta dalle strisce di terra contese sia in Medio Oriente che in Ucraina?

Il risultato in numeri infatti è simile: quasi 300 passeggeri (tra cui 80 bambini) scomparsi in un attimo dal cielo di Donetsk, oltre 200 (tra cui molti bambini) i palestinesi uccisi nei raid israeliani sulla striscia di Gaza.

E l’Europa, e l’America, e la comunità internazionale, attonite a guardare questo continuo gioco al massacro,  attivando le rispettive unità di crisi per verificare che non vi siano coinvolti connazionali, almeno finché ognuno non farà i conti con i propri morti.

A proposito dell'autore

Autore e produttore cinematografico

Rosario Lizzio, classe 1958, folgorato ancora adolescente dal cinema, ha fatto l'esercente, il distributore e il critico cinematografico vivacizzando per oltre un ventennio la vita culturale dei cinefili catanesi prima di esiliarsi in provincia a scrivere due o tre film dopo aver insegnato Storia e Critica del Cinema all'Università di Catania. Attende con ansia l'uscita del film "The Wait (L'attesa)" per potersi dedicare ad un'altra produzione. Vede tutto attraverso la lente distorta della settima arte.

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