di Elisa Guccione

CATANIA – Parlare  di mafia scegliendo una prospettiva diversa ed originale rispetto al consueto modo di pensare, vivere ed esaminare la criminalità organizzata in Sicilia. È quello che accade con lo spettacolo “Donne di Mafia”, diretto ed adattato da Gianni Scuto, tratto dalla “Trilogia della Malavita” del giornalista calatino Angelo Mancuso.

Angelo Mancuso

Angelo Mancuso

Una pièce, promossa dall’Associazione Teatro Dell’Orca di Caltagirone, che descrive “Cosa Nostra” con gli occhi e il cuore delle donne siciliane dilaniate da un atroce conflitto interiore se obbedire alla legge dei padri tramandata e riconosciuta come unico dogma da seguire arrivando a schierarsi dalla parte sbagliata fino a sacrificare il proprio figlio o trovare il coraggio di reagire subendone le conseguenze.

Sul palco del gremito Piccolo Teatro Nellina Laganà, Cettina Bonaffini e Marcella Marino preziose e pregiate protagoniste, che accompagnate dalla voce e dalla musica di Rosa Balistreri, insieme a Loriana Rosto, Mario Sapienza, Gianni Fontanarosa, Giuseppe Carbonaro e Raffaele Alemmano hanno dato vita a tre atti unici che narrano in chiave poetica il dolore e la sofferenza delle donne che vivono in prima persona il fenomeno mafioso. I tre momenti della messa in scena: “La consegna”, interpretata da Cettina Bonaffini, “Il rifiuto”, animato da Marcella Marino, e “La madre sicana” realizzato da Nellina Laganà per il grande pathos, la cura dei dettagli e il forte messaggio emotivo trasmesso potevano essere rappresentati singolarmente.10406356_10203944446074978_2789544585762070802_n Sono tre donne diventate sacerdotesse del proprio destino che vivono l’amore per i propri figli in maniera diversa e simile allo stesso tempo tentando inutilmente di salvarli o immolarli, secondo il proprio punto di vista, a “Cosa Nostra”.

Ottima l’idea di descrivere, indipendentemente del fenomeno criminologico, la mentalità mafiosa arrivando addirittura a legittimarla attraverso tre tipi di realizzazione teatrale. Si passa dalla tragedia greca, allo studio drammaturgico del testo fino all’esaltazione della parola come protagonista indiscussa. Ogni momento della rappresentazione è diverso e mai banale caratterizzato da un ritmo intenso e coinvolgente che riesce a catturare, sin dal primo attimo in scena degli attori, l’attenzione del numeroso pubblico presente.

Elisa Guccione

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