Non poteva che finire così, con il silenzio, dopo la figuraccia con il Cittadella. Come ormai consuetudine da parte del Catania, è risaputo che nei momenti più difficili la scelta della società presieduta da Nino Pulvirenti è quella di allontanarsi dai riflettori annunciando il silenzio stampa, per poter poi lavorare in “serenità” in quello che è diventato da tempo il bunker rossazzurro: Torre del Grifo. Ma la realtà, fatti alla mano, è che nessuno degli interventi fino ad oggi adottati ha portato agli effetti desiderati: la Serie A è sfumata da tempo, così come i playoff, una salvezza tranquilla e il tentativo di ricucire i vecchi strappi con i tifosi.

Il Catania formato 2014/2015 è uno straordinario concentrato di incoerenza e incostanza, forse anche a causa di un campionato estremamente equilibrato che ha sempre permesso ai rossazzurri di rimanere in gioco per qualunque obiettivo. Nel tempo, la campagna acquisti da sogno e il noto motto #ripartiAmo che consegnavano alla Serie B la squadra da battere non sono più stati stimoli sufficienti quando di settimana in settimana il Catania perdeva punti e giocatori a causa di infortuni. Nonostante questo, prima della rivoluzione invernale nel tentativo di salvare il salvabile e dell’esonero di Ventrone, il numero uno rossazzurro, nella sua ultima conferenza stampa, ha espresso ancora la sua convinzione che la sua squadra sarebbe stata di nuovo in Serie A.

Si è parlato di scampagnate, di strumenti all’avanguardia per la cura di qualsiasi infortunio, di giocatori dalla testa calda, di Pellegrino, Sannino, Ventrone ma prima ancora anche di Maran: si è cercato di correggere gli errori ma il risultato non è cambiato. Perchè? Qual è il male che tormenta un Catania già agonizzante? Le certezze e i proclami, man mano che le partite andavano diminuendo hanno inesorabilmente lasciato spazio ad un silenzio che fa rumore per l’impatto che questo ha avuto sugli addetti ai lavori e sulla tifoseria in generale.

Dura lex, sed lex. La progettazione, il lavoro e il sacrificio in ogni mestiere o sport è più forte di qualunque congettura o scaramanzia. Neanche la tanto famosa sciarpa di Mihajlovic ha potuto cambiare le sorti di questa squadra, quest’anno. Dopo le cinque vittorie consecutive e l’illusione di un possibile piazzamento playoff come estremo tentativo di salvare un’intera stagione il Catania si è spento progressivamente, forse inconsciamente sazio dei punti messi in cascina, che sapevano di salvezza già conquistata. Ben diversa è la realtà: quelli della 42^ giornata saranno 90′ da brividi per tutta Catania. Inutile dirlo, la salvezza non sarà un traguardo, la delusione non sarà colmata con la permanenza in cadetteria, nè con la prossima campagna acquisti: adesso solo il campo potrà portare fiducia. Ciò che è certo è che il Catania ha fallito, non vi è dubbio, per la seconda stagione consecutiva. Da dove ripartire? Da chi?

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