“E adesso parlo io”, confessioni di artiste ed eroine vittoriose nel ricordo

di Katya Maugeri

Una panchina, la tela di un artista, una scrivania, e la macchina da scrivere. Luci che allontanano il pubblico dalla realtà catapultandolo in uno spazio temporale fittizio, momentaneo. Immortale. Ritrovarsi dinanzi a celebri artiste non più viventi, famosi personaggi realmente vissuti, figure mitologiche, letterarie. Donne immortali che avrebbero – ancora- tanto da dire. Monologhi da mozzare il fiato. Emozioni senza tempo immerse in uno scenario magico, quello del Castello di Montalbano, un progetto quello di Tosi Siragusa – dirigente presso la Regione Siciliana, nel settore dei beni culturali e in Soprintendenza a Messina – racchiuso nella sua splendida opera, “E adesso parlo io”, la cui regia è stata curata dal regista Gaetano Lembo, presentato il 28 giugno, presenti in sala il soprintendente Rocco Scimone e il sindaco di Montalbano, Filippo Taranto.

IMG_1821Le eroine dell’autrice prendono vita, la Siragusa dona loro voce, vibrazioni che coinvolgono un pubblico silenzioso e affascinato, incredulo. Ognuna di loro conquista con monologhi introspettivi, descrivendo la propria storia, lo stato emotivo, condividendo i propri pensieri che da secoli tutelano da sterili e banali pregiudizi. Donne che non vogliono in alcun modo autocelebrarsi, ma utilizzano la penna di Tosi Siragusa per narrare le loro emozioni, quella frustrazione racchiusa per troppo tempo all’interno di uno scrigno. Vite reali o “artisticamente generate” colte nei momenti fatali, personaggi passionali che hanno amato superando il limite a loro concesso, limite delimitato da una società che ha sottovalutato e minimizzato i loro talenti, le loro identità. Amori intramontabili e condizioni psicologiche che – nel tempo – hanno reso eterne ognuna di loro. L’autrice dona la parola a quelle identità che – senza esitare – manifestano sul palco quel male di vivere che – nella loro diversità – le accumuna. Cappello anni Venti, capelli raccolti. “Se vuole scrivere romanzi, una donna deve avere una stanza tutta per sé con una serratura alla porta ed essere economicamente indipendente”. IMG_1791È Virginia Woolf – interpretata dalla bravissima Martina Minissale – che dinanzi al pubblico affronta con determinazione e passione la questione femminile. “Non si sa nulla delle donne prima del ‘700, non esistono modelli. Ed anche George Eliot, George Sand, vittime di un conflitto interiore, tentarono di dissimulare le loro identità, adottando un nome maschile. Credete anche voi che nel sangue femminile scorra l’anonimato?”. Dialoghi forti che conducono lo spettatore in un’epoca lontana, quella in cui il personaggio decide di portarlo. La scenografia ben curata, piccoli dettagli che ne evidenziano lo stile elegante, nulla è lasciato al caso. Un susseguirsi di monologhi, le eroine si alternano, le quindici donne scelte da Tosi Siragusa conquistano totalmente gli spettatori. Le luci cambiano colore, si cambia tono – tutte le volte – queste donne hanno passioni e tremori emotivi che non lasciano scampo, hanno rabbia e forti emozioni da esprimere, nonostante il tempo passato sentono il dovere di informare cosa accade dentro il loro animo, quasi per eliminare nell’immaginario comune le false dicerie e valutarne l’essenza. Luci blu, una panchina di legno, vestiti colorati e la sua bottiglia. Sorseggia il suo southern comfort. La solitudine di una giovanissima artista. Janis Joplin – interpretata dall’attrice Elisa Franco – un’interpretazione che spiazza per i toni espressi.  Sublime, intensa e disarmante. Riusciamo persino a intravedere quel baratro di cui parla, nel quale sa benissimo di dover sprofondare. Amata da tutti ma lasciata sola dopo ogni concerto. I personaggi della Siragusa sono tormenti e sentono forte il desiderio di raccontare le loro storie, un’analisi introspettiva che rapisce il pubblico sino alla parte finale, quando la scena si sposta nell’incantevole anfiteatro e a entrare in scena è la mitologia. Una bellissima Didone – interpretata dall’attrice Melania Puglisi – con i suoi vestiti regali e la spada in mano, emoziona con un dialogo forte e passionale.
Uno spettacolo ricco di poesia, di musica – grazie alla bravura di Sabrina e Simona Palazzolo che hanno incantato con il suono melodioso di arpi celtiche accompagnando la danza soave di Sally Gerald. IMG_1856 Da Rossella O’Hara, a Cleopatra, dalla Venere Nera Josèphine Baker a Madame Butterfly, dalla bellissima Penelope all’affascinante Medea, e ancora Elena, Artemisia Gentileschi e una meravigliosa Madame Bovary e altre le eroine che al Castello di Montalbano hanno emozionato, estasiato un pubblico che ha ritrovato dinanzi a sé dei personaggi che – inevitabilmente – porterà dentro in maniera più consapevole, attribuendogli persino una voce dei pensieri diversi da quelli che la tradizione conserva. Stati d’animo di coloro che – pur subendo delle ingiustizie professionali, amorose, emotive – hanno reso immortale il loro nome con la loro perseveranza, la loro passione, i loro ideali.
Un testo che ripercorre – in maniera eccellente – le storie, i destini di queste eroine custodi di un tesoro inestimabile: la passione con la quale hanno vissuto e affrontato le loro rinunce e il loro tragico destino.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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