PALERMO – Il sistema dei Confidi in Sicilia soffre ancora ma inizia a intravedere la luce in fondo al tunnel. I consorzi fidi siciliani, che svolgono attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell’accesso ai finanziamenti bancari, anche nel 2015 hanno registrato perdite nel complesso ma la situazione è nettamente migliorata rispetto all’anno precedente. In particolare, nel 2014 la perdita del sistema era stata di 11,2 milioni di euro, mentre nel 2015 il dato è ancora negativo ma per 4,2 milioni di euro. Inoltre, nel 2014 tutti i confidi erano in perdita, nel 2015 due confidi passano da perdite a utili.

Sono i dati che emergono dalla Survey sui Confidi presentato nel corso del ConfidiDay oggi a Palazzo Branciforte a Palermo. L’iniziativa è organizzata da Raffaele Mazzeo Studio e da Assoconfidi Sicilia, l’associazione che riunisce 18 consorzi fidi siciliani. Una manifestazione che quest’anno  vede una notevole partecipazione di banche, operatori e intermediari finanziari. Saranno oltre 30 i relatori provenienti da tutta Italia per discutere delle problematiche del credito.

Altra notizia positiva è l’accordo in via di definizione tra Assoconfidi Sicilia e Irfis Fin Sicilia, società finanziaria di cui è azionista unico la Regione Siciliana. «L’intesa – spiega Vito Rinaudo, presidente di Assoconfidi Sicilia – prevede che i 18 confidi aderenti ad Assoconfidi Sicilia possano proporre i prodotti dell’Irfis alle aziende associate. In questo modo l’Irfis che ha due sole sedi, a Palermo e a Catania, potrà indirettamente estendere la sua presenza a tutto il territorio regionale, assumendo una capillarità che finora le è mancata».

Dal report emerge che l’anno scorso il sistema ha visto ridursi del 10,5% lo stock garanzie ma contemporaneamente sono aumentate le coperture del rischio di credito; il patrimonio netto ha “miracolosamente” retto riducendosi di appena il 4,2%. Anche la liquidità ha tenuto riducendosi solo del 2,9%. «Insomma – spiega l’advisor finanziario Raffaele Mazzeo che ha realizzato la Survey – il mantenimento delle risorse in un momento così difficile e con la situazione in cui si trovano le banche fa pensare che forse una cura è possibile».

La Sicilia, fra l’altro, è la terza regione d’Italia per numero di confidi ex “107” (cioè riconosciuti come intermediari finanziari e vigilati dalla Banca d’Italia) dopo Lombardia e Veneto e settima per patrimonio di vigilanza. Fino al 2014 i confidi vigilati ex “107” erano in totale 6 e rappresentavano oltre l’80% del comparto in Sicilia. In seguito all’innalzamento dei requisiti dimensionali e organizzativi previsti per i confidi vigilati dalla Banca d’Italia, nel corso del 2015 il sistema degli ex “107” con sede legale in Sicilia, si è ripartito nei due nuovi albi: l’albo “106” (confidi maggiori vigilati direttamente dalla Banca d’Italia ) e l’albo “112” (confidi minori che saranno vigilati da un nuovo organismo). Il percorso di iscrizione definitiva nei nuovi albi non si è ancora formalmente concluso e al momento i confidi maggiori iscritti al nuovo albo “106” risultano due, quattro, invece, quelli minori che saranno iscritti al nuovo albo “112”, a cui si aggiungeranno gli attuali iscritti all’albo 155.

Palermo 20 ottobre 2016


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