CATANIA – Due tavole rotonde “Le banche e il territorio” la prima, “Le banche italiane per il Paese” la seconda, i saluti iniziali dell’assessore Giovanni Pistorio in rappresentanza del Governo regionale e di Enzo Bianco, sindaco di Catania, le conclusioni di Giovanni Sabatini, direttore generale e la prolusione di Antonio Patuelli presidente dell’Associazione Bancaria Italiana che, a Catania, sabato nella straordinaria cornice del Teatro Massimo Bellini ha tenuto un incontro per lo sviluppo del territorio, nell’ambito di un road show che l’ABI sta portando in giro per l’Italia. Obiettivo è far crescere nella gente, nelle famiglie e negli imprenditori, una maggiore consapevolezza finanziaria, una visione globale dei fenomeni economici, un atteggiamento più apertamente europeista in una Europa che vuole dentro l’Italia, ma a condizione che il nostro Paese si adegui meglio agli standard vigenti anche in materia di gestione dei rapporti fra banca e impresa. L’incontro odierno ha richiamato al Bellini il “gotha” dell’imprenditoria, del mondo bancario, delle professioni ed accademico. Diversi i problemi evidenziati nelle due tavole rotonde, soprattutto quando banchieri ed imprenditori hanno provato a dialogare più da vicino. Ma è il quadro generale che non bisogna perdere di vista ed in ciò l’intervento iniziale di Antonio Patuelli, il presidente dell’ABI, è stato magistrale. “Ex malum bonum” ha richiamato più volte il Presidente, a significare che è possibile uscire da un momento critico per il Paese, l’economia e il sistema bancario, solo recuperando consapevolezza finanziaria, coscienza etica, visione europea dei fenomeni, ma esigendo pure trasparenza, pulizia, chiarezza nella tipologia di prodotti finanziari e un assetto normativo unico e non più frammentato nel diritto penale e civile dell’economia che allinei tutta l’Europa della finanza. Non ha nascosto la gravità dei problemi in atto il presidente Patuelli, ha ricordato che ci sono oltre 5 milioni di azionisti bancari, piccoli e grandi, che nel nostro Paese chiedono rispetto per il proprio status, perché le banche, pur svolgendo una funzione di utilità sociale per le famiglie e le imprese, sono imprese private che, non disponendo di quegli aiuti di Stato che hanno ricevuto in altri Paesi (247 miliardi di euro in Germania, 130 in Gran Bretagna, appena 4 in Italia di cui 3 in forma di prestiti), sono a rischio di stabilità quando non adeguatamente patrimonializzate e redditizie. Una vera e propria lezione di economia quella di Patuelli che ha aiutato i tanti presenti, bancari e imprenditori del territorio, a comprendere meglio verso quale direzione il nostro Paese vuole andare.

S.R.

Rosario Faraci

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