CATANIA – Riportiamo di seguito il testo integrale dell’intervento di Andrea Milazzo, segretario della CNA di Catania, in occasione dell’assemblea annuale che si è tenuta ieri.

“Nel 2015, l’economia siciliana ha mostrato alcuni segnali di ripresa che hanno interessato, in modo differente, settori e imprese. Un’ inversione di tendenza che ha raggiunto livelli superiori alle previsioni, accompagnata però da una serie di punti negativi, che delineano un quadro a luci e ombre. La crescita nella nostra regione come sintetizzato dal rapporto Svimez ha infatti beneficiato nel 2015 di eccezionali fattori congiunturali: l’annata agraria particolarmente favorevole, la crescita del valore aggiunto nel turismo, l’offerta contemporanea e cumulabile di misure che hanno incentivato le assunzioni.

Si è ripreso a fare manutenzione del territorio, i bonus fiscali per ristrutturazioni e risparmi energetici hanno assicurato nuovi investimenti mentre i nuovi cantieri fanno ancora fatica a decollare ed i piani di edilizia scolastica e quelli del dissesto idrogeologico sono del tutto fermi. L’1,5 per cento di incremento di PIL nell’isola ha interrotto sette anni di contrazioni attenuando solo in misura parziale l’impoverimento delle risorse e del suo potenziale produttivo. Anche i dati sul mercato del lavoro rispettano lo stesso trend definendo un quadro occupazionale piuttosto complicato.

Nel corso del 2015, in base ai dati Istat, il numero medio di occupati in Sicilia è cresciuto di 1 punto percentuale rispetto all’anno precedente, passando dal 39 al 40% consentendoci di scendere al secondo posto tra le regioni europee col più basso tasso di occupazione dietro la Calabria. Sconfortante invece il dato della nostra provincia che con il 39,3% risulta peggiore della media isolana. Sono tornati a crescere gli occupati con età compresa tra i 15 e i 29 anni che hanno beneficiato di alcuni strumenti di aiuto al lavoro giovanile, PRIMI fra tutti i tirocini formativi E gli incentivi alle assunzioni finanziati dal programma “Garanzia Giovani”. Tuttavia i dati parziali di questi primi mesi dell’anno ci descrivono un evidente rallentamento a testimonianza della difficile ripetibilità delle condizioni che hanno portato ai risultati del 2015. .

Il venir meno di concreti sgravi fiscali per i contratti a tempo indeterminato e l’esaurirsi dei bonus assunzioni per i neet hanno infatti arrestato la risalita del tasso di occupazione. Anche i dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese ci consegnano un quadro simile. Dopo sette anni di crisi nel 2015 il tessuto imprenditoriale ha visto un ritorno del ritmo di crescita delle imprese ai livelli del 2007, confermato dai report dei primi due trimestri 2016. Una crescita che per due terzi si è concentrata in tre soli comparti: commercio, turismo e servizi alle imprese.

Purtroppo, i dati peggiori riguardano il nostro mondo. L’artigianato è l’unica categoria economica che continua a registrare un netto calo delle imprese attive. Dall’inizio della crisi il numero complessivo è crollato di oltre 117 mila unità ( meno 8 %) . Negli ultimi 6 anni nessuna delle 20 regioni italiane ha fatto segnare una variazione positiva. In Sicilia le imprese artigiane attive erano 87.339 nel 2007 oggi sono 75.203. In otto anni nel nostro comparto si sono perse 12.136 aziende. A Catania ben 3007 . Nella nostra provincia quasi tutti i settori versano ancora in un pessimo stato di salute. Le performance peggiori rispetto al 2009 riguardano i trasporti, che hanno perso il 19,33 % delle imprese, l’edilizia il 12,31%, la Metal meccanica il 15,85%, il Legno il 36,56, l’autoriparazione il 9,80 %.

Per contro le nuove abitudini di consumo stanno facendo crescere le iniziative legate, al design, alle imprese di pulizia e alla cura del paesaggio + 18,58 sul II trimestre 2009, e all’alimentare (+ 3% nell’ultimo anno e + 10% rispetto al 2009 grazie all’esplosione dei takeaway. Se è vero che questi dati testimoniano che gli artigiani hanno messo in campo nuovi modelli di sviluppo è ancor più vero che bisognerebbe preservare quelle tradizioni e quelle competenze che sono l’espressione più elevata del nostro saper fare e che rendono da sempre i nostri prodotti unici e riconoscibili nel mondo.

Preoccupa soprattutto il fatto che la chiusura di queste imprese artigiane avvenga nel silenzio generale: non ci sono sindacati che proclamano scioperi, non ci sono parlamentari che presentano interpellanze ai governi, non ci sono televisioni o giornali che danno voce alle proteste e alle ragioni di chi abbassa definitivamente la saracinesca. Diverse professioni storiche, vuoi per le trasformazioni dei settori, vuoi perché i giovani non si avvicinano più a questi mestieri stanno ormai scomparendo. Calzolai, fabbri, ottici, corniciai sono in via d’estinzione e oltre a perdere saperi e conoscenze, la chiusura di queste attività peggiora il volto delle nostre città.

E’ evidente che i cambiamenti epocali degli ultimi anni hanno mutato in modo radicale la nostra economia e la nostra società. Ed è altrettanto evidente che noi non possiamo evitare che le trasformazioni portino con se opportunità e costi. Dobbiamo Però evitare che le opportunità stiano tutte da una parte ed i costi tutti da un’altra. E allora è necessario procedere seriamente con le riforme che rendano più efficiente il contesto dell’azione economica: giustizia, pubblica amministrazione, scuola, ordinamento istituzionale, appalti e soprattutto fisco.

Apprezziamo gli effetti di alcune misure varate dal governo nella precedente legge di stabilità come l’incremento della franchigia IRAP, la possibilità di recuperare l’IVA sui crediti insoluti, l’ introduzione del super ammortamento per favorire gli investimenti, gli interventi a sostegno delle ristrutturazioni edilizie, delle riqualificazioni energetiche e il bonus mobili. E ci sembra che vadano nella giusta direzione alcune delle misure proposte per la legge di bilancio 2017: Taglio dell’ IRES , introduzione dell’IRI, iperammortamento? Serve però il completamento della delega fiscale.

Non ne possiamo più di pagare imposte su redditi non ancora incassati. Non accettiamo più di pagare la TARI anche per quelle aree dove produciamo rifiuti che siamo già costretti a smaltire a nostre spese. Riteniamo del tutto inaccettabile pagare l’IMU sugli immobili che ci servono per lavorare e neanche poterla integralmente dedurla. Per quanto ci sforziamo troviamo difficile capire la differenza del trattamento riservato ad un capannone, ad un negozio o ad un albergo rispetto ad una serra agricola.

E cosi a Catania ci ritroviamo a sopportare un prelievo complessivo del fisco sugli utili di impresa pari al 68,5 %, che colloca la nostra città al quarto posto assoluto dietro solo REGGIO CALABRIA, BOLOGNA E ROMA. Determinante è sempre più il peso delle imposte comunali. L’IMU versata da un imprenditore catanese è pari al 162 % della media nazionale, al 187% di quella versata da un imprenditore di Enna e al 208% di uno di Trapani, i capoluoghi più virtuosi della sicilia. Il dato relativa alla TARI è, se possibile, ancora più impressionante: il 186% rispetto alla media nazionale, IL 313% rispetto al dato ennese, il 347% rispetto a quanto pagato da un imprenditore trapanese.  A un impresa del capoluogo etneo con reddito pari a 50.000 euro dopo il passaggio del fisco ne resteranno 15749.All’interno dello stesso ordinamento fiscale ed a meno di 100 km di distanza, un imprenditore catanese dispone di 4560 euro l’anno in meno di un imprenditore ennese.E’ evidente che ciò altera la concorrenza e soprattutto incentiva abusivismo e lavoro nero.

Allo stesso modo ci rivolgiamo al governo regionale, che ben poco fin qui ha fatto per sostenere il lavoro produttivo e l’ artigianato. L’ assenza di azioni strategiche è stata confermata dalla mancanza di misure rivolte alle nostre imprese nell’ultima legge di Stabilità regionale.Ma Ciò che ci preoccupa ancor di più è l’incapacità di cogliere le trasformazioni in atto. Come nel caso dell’accesso al credito che per le imprese si tramuta sempre più in un percorso ad ostacoli. Nel 2015 i finanziamenti erogati dalle banche alle piccole imprese siciliane sono diminuiti del 5,3%. Rispetto al dato già fortemente negativo del 2014 sono stati concessi 173 milioni di euro in meno. Oltre a rappresentare un traguardo difficile da raggiungere, l’ottenimento di prestito è sempre più salato. I dati a dicembre 2015 sui tassi effettivi indicavano che un’ impresa siciliana pagava mediamente un tasso del 7,38%, 234 punti base in più rispetto alla media nazionale.

Per questi motivi da anni chiediamo invano al governo regionale di destinare risorse significative:

  • al credito agevolato – impinguando i fondi di rotazione di tutti i settori
  • e alla patrimonializzazione dei Confidi e dei fondi rischi per garantire il credito alle imprese.

Soprattutto adesso che L’UE ha tolto i vincoli sull’utilizzo dei fondi strutturali per queste finalità. Non facendolo Il Governo Crocetta sta impedendo alla Sicilia di replicare nella nostra terra quanto di buono fatto in tal senso in Puglia dal governo Vendola. Non facendolo il governo Crocetta rinuncia a quel ruolo invocato finanche dal Governatore della Banca d’Italia che ha affidato agli amministratori pubblici il compito di sostenere le imprese sopperendo alla difficoltà di accesso ai prestiti bancari.

E’ in tale ottica che leggiamo l’intenzione del governo nazionale di varare un provvedimento che vincoli l’accesso al medio Credito Centrale fino a 120 mila euro attraverso i Confidi. Un’opportunità che è presente nel quadro normativo siciliano da oltre quattro anni e che non è mai stato resa operativa per la mancata comunicazione alla conferenza stato regioni. Restiamo preoccupati anche li dove potremmo sorridere.. la nuova programmazione 14-20 ha previsto ingenti risorse pari a circa 5 miliardi di euro messe in campo per la Sicilia su assi strategici come la creazione di nuove imprese, l’ammodernamento degli impianti, l’internazionalizzazione, l’innovazione, le energie rinnovabili. Ma ad oggi, e siamo alla fine del terzo anno , non abbiamo visto nient’altro che conferenze e seminari di presentazione.

Le imprese siciliane non possono aspettare, i siciliani tutti non possono aspettare ancora. Vanno immediatamente pubblicati i bandi. E vanno scritti bene. Devono essere semplici e senza quelle storture che nelle programmazioni precedenti ne hanno reso impossibile l’accesso alle piccole imprese . E’ dal buon utilizzo di tale ultime importanti risorse che dipendente il nostro futuro. Vanno usate in maniera organica per potere attuare quelle opere infrastrutturali indispensabili per l’ammodernamento della Sicilia, per mettere in sicurezza i territori, per il recupero dei centri storici, per sostenere l’occupazione nelle imprese.

Alla stessa stregua dei fondi strutturali anche il turismo rappresenta una grande opportunità per la nostra terra.

I turisti spendono il loro denaro in una grande varietà di beni e servizi. I Turisti contribuiscono ai fatturati, ai profitti, alla creazione di posti di lavoro, alle entrate fiscali e al reddito di una destinazione. Il turismo è export a chilometro zero. Purtroppo da sempre in Sicilia di turismo si è vivacchiato. sostanzialmente non se ne è occupato nessuno salvo il privato. E quando il pubblico lo ha fatto è stato un disastro. Crediamo invece che alla base di tutto debba esserci una seria programmazione. In Sicilia, la questione si traduce nella inevitabile necessità di far convergere in un unico piano strategico gli intenti delle imprese, delle infrastrutture, dell’ambiente, e della cultura, e tradurli in azioni vincenti in favore dello sviluppo .

Ma la politica sembra non essersi mai realmente accorta di questa ultima grande occasione . Non ricordiamo in questi anni riforme o provvedimenti che possano testimoniare la presenza di una visione di governo reale, adatta alle circostanze ambientali ed economiche generali. Speriamo che le parole e le conseguenti azioni dell’Assessore Barbagallo possano segnare una vera discontinuità e ci consentano di capitalizzare i recenti exploit per gli anni a venire.

Credo che tutti oggi devono avere chiaro che in Sicilia la partita da giocare è quella che ha al centro la piccola impresa. Il 95% delle nostre aziende ha meno di 10 dipendenti ed occupa più del 60 % della forza lavoro . Abbiamo bisogno di strumenti nuovi, di soluzioni specifiche a misura dei piccoli e dell’artigianato, che ne esaltino le potenzialità e ne correggano le fragilità. Una partita che chiama in causa anche la CNA e il suo compito di rappresentanza.

La rappresentanza è una risorsa a disposizione delle imprese e del paese perché svolge una funzione essenziale: riempie lo spazio tra la sociètà, le istituzioni e la politica. Purtroppo da un po’ di tempo vedo prevalere una tendenza a ridimensionare l’importanza dei corpi intermedi, a svalutarne il ruolo. E se a livello nazionale qualcosa sta nuovamente cambiando e a livello delle amministrazioni locali che emergono i punti più dolenti.

Sono anni che denunciamo lo stato di degrado e incuria in cui versano le zone industriali della nostra Provincia. In quella di Caltagirone addirittura non sono mai stati attivati l’ illuminazione stradale, i cancelli e gli impianti di video sorveglianza con conseguente aumento di furti. Sono anni che ci sentiamo rassicurare dall’Assessore di turno, che chiediamo incontri a Presidenti e commissari dell’ IRSAP. Ma nulla è cambiato. La mancanza di risposte ci costringe sempre più spesso a ricorrere alle vie legali.

Insieme a CONFARTIGIANATO e UPLA CLAAI abbiamo infatti diffidato i comuni di Catania, Acireale, Misterbianco e Paternò e la Città Metropolitana per fare adottare il regolamento sui controlli degli impianti termici. Un atto che aspettiamo da venticinque anni e che attiverebbe un circolo virtuoso che innalzerebbe il livello di sicurezza delle famiglie, ridurrebbe notevolmente le emissioni inquinanti, aumenterebbe enormemente le opportunità di impiego (come accaduto nelle altre regioni) contrastando il dilagante fenomeno dell’abusivismo nel settore.

Sono da poco spirati i 90 giorni concessi senza che nulla sia accaduto. Abbiamo dato mandato ai nostri legali di predisporre il ricorso al TAR con cui chiederemo la nomina di un Commissario ad Acta che adotti il provvedimento in sostituzione dei Consigli Comunali inadempienti.

Abbiamo dovuto diffidare il Comune di Acireale alla stipula dei contratti definitivi di vendita  dei lotti dell’area artigianale aggiudicati dai nostri imprenditori. Nonostante siano trascorsi quasi quattro anni dall’assegnazione e tre dall’integrale pagamento di quanto dovuto, l’amministrazione non ha mai convocato le ditte per la stesura del contratto definitivo. Una situazione paradossale per le nostre aziende che non solo hanno anticipato risorse ingenti (tra  50 e  90 mila euro ciascuna) ma che devono continuare a pagare i fitti degli immobili dove sono ancora localizzate. Se al termine dei trenta giorni concessi non otterremo risposte, ci rivolgeremo all’autorità competente per la restituzione delle somme corrisposte e per l’accertamento dei danni subiti.

Quasi nessuna amministrazione della nostra provincia, nonostante le nostre richieste supportate da pareri ministeriali e da una sentenza della cassazione, ha modificato integralmente il regolamento della TARI. In alcuni casi sono state innalzate le percentuali forfettarie di esenzione ma è evidente che non possiamo accontentarci di piccoli interventi a macchia di leopardo.

Il comune capoluogo non fa certo eccezione. Anzi. Nei cassetti degli assessorati insieme al regolamento per il controllo degli impianti termici giace da tempo quello per le attività di acconciatore, ed estetista, al quale abbiamo lavorato insieme ai funzionari. Un regolamento che contiene importanti modifiche al tema dell’affitto della poltrona e che se adottato potrebbe rivelarsi un fondamentale strumento anticrisi e di contrasto alle attività illegali. Esattamente un anno fa da questo stesso podio il sindaco Bianco definiva legittime, puntuali e di facile attuabilità le nostre proposte in tema di contrasto al dilagante fenomeno dell’abusivismo e di modifica dei regolamenti comunali per riconoscere l ’intassabilità delle aree in cui si producono prevalentemente rifiuti speciali. Avevamo suggerito controlli incrociati tra gli uffici tecnici che ricevono le DIA ed il nucleo di polizia municipale per verificare la regolarità di chi esegue i lavori, avevamo proposto controlli stradali dei mezzi di lavoro in circolazione durante i quali poter appurare se sono intestati ad aziende iscritte alle Camere di Commercio. A distanza di dodici mesi mi duole riferire che nulla è accaduto. L’amministrazione ha evitato perfino di incontrarci. E al danno purtroppo si è aggiunta la beffa.

Abbiamo infatti assistito al dilagare nell’area metropolitana e ancor più spesso a Catania di mercati, mercatini e mostre. Quasi sempre qualificati con l’aggettivo artigianale, anche se di artigiani non c’è traccia. Alcuni si ripetono con grande frequenza e spesso nei più bei siti della città. A volte promossi da diversi assessori e dallo stesso sindaco anche attraverso i social media. Noi, insieme alle altre associazioni di categoria UPLA CLAAI e CONFARTIGIANATO, li abbiamo seguiti con grande attenzione. Abbiamo acquisito informazioni sugli espositori e sulle autorizzazioni concesse. I risultati li renderemo pubblici in una IMMINENTE conferenza stampa congiunta ma vi anticipo che non si tratta certo di iniziative a sostegno di imprese regolari che pagano tasse, contributi e diritti camerali. Serve immediatamente un confronto, serve regolamentare questa materia.

Vedo una sorta di dimenticanza rispetto a noi che siamo i soggetti reali dell’economia catanese. La politica purtroppo non premia chi lavora in silenzio anche 13-15 ore al giorno, non premia chi rischia in proprio per creare e mantenere posti di lavoro. E’ allora arrivato il momento di fare ciò che non è mai stato nella nostra natura. Impugnare i regolamenti, sostenere l’autoriduzione dei tributi, programmare lo stato d’agitazione, calendarizzare non una ma diverse manifestazioni di protesta che mettano al centro i temi della tassazione locale e del contrasto all’abusivismo.

Chiediamo rispetto perché meritiamo rispetto.

Oltre all’impegno sindacale puro, la nostra associazione ha il compito di stare  più vicino ai nostri imprenditori per riconoscerne i bisogni e capirne i cambiamenti. Dobbiamo aggregare le nostre aziende, facilitare la partecipazione agli appalti, favorire economie di scala anche attraverso la creazione di centri d’acquisto. Vogliamo sviluppare progetti di rilancio dei singoli settori, aiutare i giovani imprenditori e sostenere l’avvio di nuove attività. In questo ultimo anno la nostra associazione si è difesa in modo onorevole. Abbiamo sottoscritto una convenzione con una importante società leader nel recupero crediti, una con ENEL ENERGIA che dedicherà esclusivamente ai soci CNA una specifica tariffa, una con un partner prestigioso come la Deloitte per assistere i nostri associati sulla e questione delle cartelle esattoriali.

Abbiamo potenziato gli sportelli credito e crea impresa, esteso i percorsi di alternanza scuola-lavoro dal settore della autoriparazione a quello della ristorazione. Insieme agli Istituti Tecnici “Archimede” e Cannizzaro di Catania abbiamo poi lanciato il   Progetto artigianet che prevede la realizzazione di 500 siti internet gratuiti per i nostri associati da parte degli studenti dei corsi d’informatica . Un programma che mira a ridurre il gap digitale di tantissime aziende nostrane. E’ per questo consentitemi di ringraziare pubblicamente la Flaziosrl nostra associata che fornirà gratuitamente ai ragazzi specifica formazione e la piattaforma tecnologica su cui operare.

Grazie alla collaborazione con CNA Firenze stiamo definendo con Artex, famoso Centro per l’Artigianato Artistico e Tradizionale toscano, la creazione di una sezione dedicata alle nostre eccellenze per potenziare la promozione sui mercati internazionali, le vendite on line e la realizzazione di eventi. Si è notevolmente consolidato il nostro ruolo di intermediario del lavoro. Anche quest’anno pur in assenza di contributi pubblici abbiamo attivato oltre cento tirocini extracurriculari consentendo a giovani ed associati di sfruttare le opportunità offerte dalle normative vigenti.

Abbiamo poi implementato i servizi di consulenza in tema di formazione degli apprendisti, dedicando una risorsa ad assistere imprese e consulenti al completamento di quegli adempimenti formativi del contratto che spesso rappresentano il vero dissuasore alla sua stipula. La mole di attività appena descrittavi sommata a quella compiuta dalla nostra sede di UNIFIDI, da SERVICE IMPRESA 2000 e daECIPA CATANIA si è così tradotta per il secondo anno consecutivo in un eccellente risultato in tema di politiche di adesioni.

I dati dell’ abbinamento INPS ci dicono che abbiamo un saldo positivo di 141 associati, pari ad una crescita superiore al 5% per un totale di 2912 abbinati di cui 2341 artigiani e 571 commercianti cui va aggiunto il dato delle società di capitali abbinate con tesseramento diretto anch’esso positivo. Un dato in controtendenza con quello nazionale, in assoluto la seconda migliore performance d’Italia dopo Perugia, che ci ha permesso di confermarci la prima associazione provinciale CNA della Sicilia e di divenire per la prima volta nella nostra storia la più grande in assoluto di tutta l’Italia Meridionale.

Chiudo con un riferimento alla controversa questione dell’accorpamento delle camere di Commercio di Catania Ragusa e Siracusa. Una vicenda che tra denunce e ricorsi sta assumendo contorni grotteschi, sempre più lontana dagli interessi reali delle imprese e rispetto alla quale il mondo delle associazioni datoriali non sta facendo una gran bella figura. Proprio per questo motivo vorremmo che venisse fugato ogni dubbio. Che non restassero sul campo sospetti e illazioni. Che gli organi eletti fossero pienamente legittimati. E per tale obiettivo e nell’interesse di tutte le parti in campo non vediamo alternative ai controlli puntuali, alla individuazione da parte della regione di un organismo terzo e indipendente che possa accertare la regolarità delle procedure.

Andrea Milazzo, segretario CNA di Catania


-- SCARICA IL PDF DI: Economia, Milazzo (CNA Catania): "In otto anni morte 12.000 aziende artigiane in Sicilia. Assenti Governo Crocetta e Giunta Bianco" --


Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata