BRONTE – Intervista, a Palazzo di città, all’ex senatore e sindaco uscente (dopo due mandati consecutivi) Pino Firrarello, che ha già dato la sua personale “benedizione” alla candidatura per la poltrona da primo cittadino a Salvo Gullotta (attuale presidente del Consiglio comunale la cui candidatura dovrebbe essere presentata ufficialmente tra qualche giorno e che sarebbe quindi l’uomo giusto per il Nuovo Centro Desta di Firrarello).

“Siamo stati maggioranza negli ultimi 40anni e quando uscì la legge per l’elezione diretta del sindaco, sbagliando, abbiamo ritenuto di scegliere un candidato esterno. La prima volta il professore Saitta, di sinistra e che era stato in Giunta ma fu sonoramente bocciato dall’elettorato. Successivamente abbiamo sostenuto la candidatura di un deputato regionale Franco Catania, ed andò male. Poi l’onorevole Nunzio Calanna, padre dell’attuale candidato, bocciato anche lui dall’elettorato. Forti di queste esperienze gli amici vollero la mia candidatura dieci anni fa ed è andata bene la prima e la seconda volta. Ma tutto questo ci ha portato alla riflessione che se l’elettorato ci ha dato fiducia per il Consiglio comunale evidentemente abbiamo sbagliato il candidato sindaco, questo è successo tre volte e non possiamo continuare a cercare un candidato al di fuori del nostro cerchio. Abbiamo ragionato e si è raggiunta l’unanimità del consenso sul nome di Salvatore Gullotta, che non ha fatto salti di gioia. Gullotta lo fa anche se per lui è un problema e tra l’altro la sua famiglia è contraria. Per il suo lavoro può significare un addio ai sogni di progressione dato che è direttore sanitario all’ospedale Garibaldi di Catania al presidio di Nesima, dove i problemi sono infiniti. Queste le difficoltà che abbiamo incontrato, non che gli altri avessero osteggiato la candidatura. Si è detto all’unanimità che il candidato migliore è Gullotta,  perché al di là del suo lavoro è un uomo di cultura, conosce i meccanismi del Consiglio comunale per essere stato prima, per 5 anni, capogruppo e negli ultimi 5 presidente. Abbiamo visto che con tempestività, fermezza e solerzia ha portato avanti i lavori in Consiglio. Obbiettivamente il candidato naturale era ed è lui. Questi sono i motivi perché noi a differenza di altri non abbiamo avuto fretta di fare manifesti, né conferenze ne nulla, siamo andati avanti con questa candidatura fiduciosi nella legge che abbiamo da interpretare e fiduciosi che il nostro candidato trovasse risoluzioni ai suoi problemi”.

–    Degli altri candidati chi non vorrebbe proprio vedere su quella poltrona, chi non sarebbe adatto ad amministrare Bronte?

“È difficile dirlo, mi aspettavo dai candidati che cercassero di capire quali sono i meccanismi che regolano la vita di un Comune, che entrassero nel merito dei problemi che Bronte deve affrontare nell’immediato e nel lungo tempo. Nessuno dei quattro mi ha chiesto come è oggi l’Ente, quali sono le iniziative da portare avanti, cosa realmente si può fare e quali sono le cose, che se non cambiano gli indirizzi a livello nazionale, probabilmente non si possono fare. Nessuno ha chiesto  informazioni sul cambio dei meccanismi del Comune che sono diversi e non solo per chi viene da lontano ma anche per me che ho avuto continuità in questi 10 anni; negli ultimi 3 anni è come se avessimo vissuto una rivoluzione, ad esempio con le leggi che impongono di pagare le fatture entro 30 giorni, quindi diventa una guerra costante con la Ragioneria che vuole sapere dove prendere i soldi. Insomma tanti meccanismi che se non si entra nel merito diventa difficile capire”.

–    Che città lascia, i risultati ottenuti in questi anni?

“Penso una serie di fattori positivi, la conoscenza dei problemi del Comune ma anche quello delle linee possibili da seguire per avere finanziamenti con i quali fare qualcosa di eccezionale. Avere complessivamente 190 milioni di finanziamenti in 10 anni, in un contesto come quello che abbiamo vissuto è quasi impossibile. Questo è accaduto attraverso finanziamenti che normalmente non seguono le amministrazioni comunali e li abbiamo ottenuti anche perché abbiamo un Ufficio tecnico solerte nel seguire i vari bandi. Siamo sempre riusciti, pur avendo un solo ingegnere,  a presentare puntualmente i progetti per tutti i bandi dove potevamo concorrere ed è andata bene. Abbiamo fatto una ricognizione dei debiti, circa 20 milioni, li abbiamo azzerati e questo lascia più tranquille le future amministrazioni. Abbiamo creato possibilità di sviluppo, tra tutte la crescita del prezzo del pistacchio che è triplicato rispetto a 10 anni fa, di fatto il pistacchio di Bronte è conosciuto in tutta Europa e non solo, continuerà di sicuro ad essere una spinta positiva. C’è poi il cambiamento di indirizzo della zona artigianale che fino a sette anni fa era quasi tutta sul tessile ma da questo punto di vista abbiamo avuto, con le proporzioni di 1 a 50 con il Comune di Torino, il danno maggiore perché ci siamo visti rubare 700 posti di lavoro, che in una città di 20 mila abitanti sono un infinità; più della Fiat che è andata via da Torino. In qualche modo si sono trovate altre attività e oggi continuiamo ad avere la zona artigianale con circa 1000 posti di lavoro. Abbiamo partecipato anche ad un bando per ampliare la zona artigianale e faremo del nostro meglio per incrementare il lavoro attraverso le infrastrutture che abbiamo creato. Queste le cose positive. Altre che possono essere sviluppate: il recupero del centro storico, che non essendoci più debiti, penso si possa fare un piano quinquennale da uno o un milione e mezzo all’anno, o un progetto per la crescita del turismo. Ci sono le condizioni per fare crescere tutta la comunità”.

–    Tanti risultati, ma per questi quanto è stata importante ad esempio la presenza di suo genero Giuseppe Castiglione, allora presidente della Provincia, che ha erogato circa 500.000 mila euro al Comune di Bronte. Una cifra di certo importante per un Ente di medie dimensioni.

“Anche in questo è stato possibile perché noi avevamo i progetti. Nella viabilità rurale la Provincia con Giuseppe Castiglione è intervenuta perché noi avevamo i progetti pronti. È una somma importante si ma tutto sommato modesta. Ci ha aiutato a risolvere tanti piccoli problemi: di viabilità rurale, dare elettricità a tratti di strada provinciale che erano senza luce, proprio dentro il paese, abbiamo potuto  migliorare la via per l’Etna, viale Kennedy, facendo il manto stradale, il guard raill e la segnaletica . Qualcosa abbiamo fatto, ma la parte più importante riguarda i finanziamenti avuti da Roma con cui le scuole sono state rimesse a nuovo. I nostri edifici scolastici sono un modello da presentare”

–    È vero che al Consiglio comunale si candiderà suo nipote Carlo, il figlio di Giuseppe Castiglione?

“Si, ma contro il mio parere, e visto che noi non lo avremmo candidato si è fatto lui la lista. A mio avviso sbaglia perché avrebbe dovuto pensare a studiare e non al Consiglio comunale”.

–    Ma non crede che questa candidatura potrebbe comunque essere vista come un esempio di nepotismo dato che già la politica di oggi appare molto compromessa e ci fornisce tanti esempi, si pensi al caso di Toti Lombardo voluto alla Regione dal padre.

“Questo è un caso opposto perché sia io che suo padre eravamo assolutamente contrari, è un ragazzo di 20 anni che deve pensare a laurearsi. Ha tutta la vita davanti e nel futuro potrà fare cose importanti”

–    Parliamo del suo gruppo, il NCD, di questo periodo di crisi che si sta attraversando, per la posizione politica di Alfano e per le indagini sul cara di Mineo.

“Il Cara di Mineo è una bufala di cui il dott. Cantone si dovrebbe solo vergognare . Uno come lui poi non può dire che ha sbagliato, dovrebbe pensarci prima altrimenti perde di autorità, credibilità e serietà. Le leggi attuali danno un indirizzo preciso circa le gare d’appalto, se si vogliono osservare non si può sfuggire. Nel periodo in cui Castiglione fu nominato commissario da un ministro leghista, veniva e viene ancora utilizzato un bando nazionale che vede l’unicità degli appalti. Non si possono dividere, come sosteneva Cantone, un appalto per le pulizie, uno per l’alimentare, uno per la sorveglianza, l’appalto è unico così stabilisce la legge e così stabilisce il bando preparato dal Ministero dell’Interno. Ma non dal Ministero dell’Interno Alfano, da quello del ministro leghista e ha fatto bene perché ha seguito la legge. Ora può capitare a tutti di sbagliare ma lui non poteva sbagliare, né lui né i suoi vice che sono tutti e due catanesi. Il cara di Mineo è stata una confusione politica che hanno voluto creare per fare nascere un nuovo caso. Il caso non c’è. Castiglione c’è stato due anni e le contestazioni riguardano i periodi successivi  ed anche quelli a mio avviso sono in linea  con gli indirizzi del Ministero dell’Interno.”

“Per quanto riguarda la politica di NCD è sicuramente un periodo difficile perché uno come Renzi non è facile per nessuno. Sta lavorando come crede opportuno per avere il consenso. Io mi chiedo se affrontando le elezioni avessi preso 50 mila euro e distribuito 50 euro a quelli che ne avevano bisogno non mi avrebbero arrestato? Lui ha speso 12 miliardi, per gli 80euro che ha dato a mezza Italia, recuperando sicuramente 3 milioni di voti e nessuno gli ha detto nulla. Ora ci sono le altre elezioni e sta affrontando con lo stesso metodo gli stessi problemi. Reputo importanti alcune cose che sta facendo ma è un compagno di viaggio difficilissimo e capisco le difficoltà che incontra Alfano e tutti quelli che si trovano ad avere a che fare con Renzi. Può essere che l’Italia aveva bisogno di uno come Renzi perchè il tempo per cambiare le cose lo abbiamo avuto tutti e non abbiamo cambiato nulla in 30 anni,  può essere che la gente si è stancata a pensare che quelle regole sacramentali della democrazia possano essere riviste. Cambiando pagina, se Alfano avesse accettato ciò che voleva Berlusconi (uscita del Governo, crisi del Governo ed elezioni anticipate nel Novembre 2012, con una realtà che ci portava all’insolvenza) dove saremmo ora? Il senso di responsabilità di Alfano andrebbe visto dagli italiani con maggiore attenzione. Per quanto riguarda il futuro penso noi un partito dei moderati lo dobbiamo fare parlando anche con altri. Il primo passo è stato fatto con Udc e bisogna proseguire e ritrovare sulla nostra strada cose che abbiamo già fatto come sostenere in  Veneto il sindaco Tosi, altro personaggio a cui non piacciono gli estremismi di Salvini. Credo che in Italia le condizioni per costruire un partito dignitoso intorno al 10% ci sono tutte e questo partito credo debba essere alleato del Pd o del Partito della Nazione, come probabilmente lo chiamerà l’attuale presidente del Consiglio”.

Alice Vaccaro

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