Nel piccolo Comune di Maniace con 3740 residenti e 2938 votanti, domenica scorsa durante l’intervento sui disagi e gli allagamenti causati dalla fortissima pioggia, coordinato direttamente dal vicesindaco Antonino Cantali, l’assessore  allo Sport, Spettacolo, Turismo, Famiglia, Lavoro, Politiche Giovanili e Solidarietà Sociale è riuscito a trovare il tempo per rispondere alle nostre domande sulla sua candidatura.

– La città metropolitana e la scomparsa delle Province, quali conseguenze?
“Per natura sono ottimista e non ho paura del nuovo, penso però che come al solito si sta rischiando di buttare il bambino insieme all’acqua sporca, gli Enti intermedi come le province potevano essere previsti più snelle e più efficienti con delle norme legislative più semplici, attribuendo competenze specifiche come ambiente, viabilità, istruzione, meno burocratizzate e soprattutto con un tetto alla spesa in base ai servizi offerti e alla loro qualità con riferimento alla popolazione servita.
Invece si è voluto creare confusione, non sappiamo che cosa dovranno fare i dipendenti, di chi sarà la competenza e con quali risorse, in materia di ambiente, strade e scuole. Settori che non possono essere assolutamente trascurati”.

– Perché si decide di candidarsi a fare il sindaco di un piccolo Comune esponendosi personalmente come dimostrato dalle intimidazioni ai sindaci di Biancavilla, Adrano e Acireale?
“Per passione, per amore verso il proprio Paese, per realizzare in toto il progetto di crescita iniziato da oltre 15 anni, sono diversi i motivi che mi hanno spinto a candidarmi. Certo, sono cosciente delle difficoltà e dei rischi a cui si va incontro candidandosi alla carica di primo cittadino, ma  bisogna mettersi in gioco per portare avanti le idee in cui si crede ed è quello che abbiamo fatto in questi ultimi anni”.

– Il programma?
“Un grande e ambizioso progetto di crescita e di sviluppo, sembrano frasi fatte, ma non è così, vede, Maniace è un Paese giovane eretto a Comune autonomo nel 1981, all’epoca non esistevano strade, rete fognaria, rete idrica, illuminazione pubblica, un piano regolatore, scuole, municipio, servizi sanitari, oggi molte di queste opere sono state realizzate, forse negli ultimi dieci anni siamo riusciti anche a recuperare e a stare al passo con i tempi e soprattutto con gli altri Comuni, a colmare dei vuoti soprattutto strutturali. Ma non basta c’è moltissimo ancora da fare, bisogna intervenire per eliminare, o quanto meno ridurre, i dissesti, il rischio idrogeologico, con interventi mirati, attingendo in particolare dai fondi comunitari, considerare il turismo come volano di sviluppo, collegare con un sentiero turistico i due parchi Etna-Nebrodi, favorire il sentimento di appartenenza dei cittadini alla comunità, importantissimo per un Comune giovane diviso in 18 contrade, ampliare e costruire nuove scuole, creare opportunità di lavoro in settori nuovi, migliorare e creare nuovi servizi. Sono sicuro  di potercela fare con la squadra che oggi mi sostiene e con i tantissimi cittadini che ci credono”.

-Il contesto socio-politico?
“Maniace è un piccolo paese di montagna dove ci conosciamo tutti, i Maniacesi sono un popolo laborioso, ospitali, abituati da sempre alla fatica, soprattutto le donne che non si risparmiano anche nei lavori più faticosi, nelle campagne, nella forestale, nei magazzini dove si recano per lavorare la frutta e a casa dove gli impegni di mogli e mamme non finiscono mai, con un ruolo importantissimo quello dell’educazione dei figli, ruolo ormai spesso delegato ad altri se non addirittura dimenticato. Bene credo si debba fare uno sforzo più grande guardando alle radici, alle nostre tradizioni, ma rivolgendosi al futuro per le nuove generazioni.
La nostra è una lista civica costruita con il proposito di dialogare e confrontarsi con tutte le forze politiche, con tutte le opinioni, soprattutto quelle diverse, ma ci siamo dati una regola ferrea, quella di uscire dagli steccati dalle discipline dei partiti, e riconoscere come rappresentanti a chi crede e aiuta concretamente questo progetto di crescita”.

Gaetano Fisauli

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