Mascali – Quarto candidato sindaco alle prossime amministrative mascalesi del 31 maggio e 1 giugno anche Leonardo Zappalà. Imprenditore, libero professionista nonchè proprietario di un resort a Fondachello è stato già primo cittadino di Mascali dal 1994 al 1998, eletto con 3300 voti dopo il primo commissariamento del comune nel 1992.

– Quali sono i punti principali del suo programma elettorale?
“Legalità, risanamento e sviluppo.
Legalità perché la gente mi conosce e sa che sono una persona seria, onesta e lavoratrice che potrà cambiare in meglio il volto di Mascali.
Risanamento, però, svolto a 360 gradi che non significa solo sotto l’aspetto finanziario e urbanistico ma anche per riportare il comune alla normalità sotto tutti i punti di vista e tutte le sfaccettature possibili. Gestione della raccolta dei rifiuti, pulizia delle strade, cura dell’illuminazione. L’importante è fare una scaletta delle priorità in modo tale da evitare lo sperpero di denaro pubblico per cose futili. Urbanisticamente abbiamo molte strade e piazze dissestate che devono essere sistemate ma anche una macchina amministrativa che deve essere riorganizzata per fare in modo che gli uffici funzionino come dovrebbero funzionare quindi significa corsi di formazione e ottimizzazione degli impiegati mettendoli al posto giusto cioè classificando ognuno con le proprie competenze.
Sviluppo attraverso la creazione di condizioni che possano attirare gli investitori a credere nel territorio di Mascali e quindi portare questo comune a creare dei posti di lavoro.
Dove c’è tantissimo da fare è il turismo. Dobbiamo intervenire in modo tale da rendere appetitosa quest’area per gli investitori. Abbiamo già varie attrazioni principali come il mare e il nostro litorale dove abbiamo la prima spiaggia venendo da Catania, risorse naturali che ci permettono di creare i presupposti in modo tale che questo sviluppo turistico si possa realizzare. Abbiamo, inoltre, la direttrice più breve che collega il mare all’Etna, un’altra fonte di attrazione molto ambita che si trova vicino a noi come anche Taormina. Mancano dei collegamenti veri. Come possiamo migliorare? Facendo intervenire i nostri deputati regionali, nazionali ed europei perché non tutte le competenze possono derivare da un sindaco. Ad esempio se parliamo di un altro svincolo autostradale la competenza è del sindaco. Se noi invece parliamo di un collegamento del nostro lungomare con Giardini Naxos, che sulla carta teoricamente esiste perché c’è una reggia trazzera che si chiama Riposto – Schisò ma che nei fatti non funziona, la competenza è dei nostri deputati. Ciò che è mancato negli anni passati è la volontà politica. Per noi è importante, significherebbe sviluppare e portare in modo naturale il turismo da Taormina a Fondachello. In definitiva bisognerebbe creare l’accessibilità al nostro comune tramite questo collegamento e tramite lo svincolo autostradale, o in alternativa creare un asse di servizio che parta dal casello di Fiumefreddo fino a quello di Giarre viaggiando in parallelo con l’autostrada, per avvantaggiare il turista e far capire agli investitori che sulla nostra area si può e si deve investire”.

– Perché parla di tutte queste cose?
“Perché conosco bene la problematica. Io sono un professionista, un pianificatore. Il pianificatore è colui che si occupa dello sviluppo di un territorio facendo studi ad hoc. Quando parlo di programmazione e sviluppo del territorio mi sento competente in quanto ho fatto studi particolari e quindi parlo con cognizione di causa. Per deformazione professionale guardo il territorio che mi circonda con un occhio al suo sviluppo perché non ne posso fare a meno. Noi ad esempio in zona abbiamo La Gurna, un sito naturalistico dove vi sono delle sorgenti naturali che alimentano questo piccolo laghetto che per ora è abbandonato. La gente non sa nemmeno dove si trova. Quindi bisognerebbe sistemarlo, renderlo fruibile, pubblicizzarlo e farlo diventare un’attrazione. Non un luogo dove andare a buttare la spazzatura”.

– Secondo Lei, qual è il problema peggiore del suo Comune da risolvere immediatamente qualora venisse eletto?
“C’è una cosa che si può fare immediatamente e senza alcun costo. Far funzionare la macchina amministrativa. Accoglienza e gentilezza in modo professionale come ad esempio avviene in un hotel dove ci si mette a disposizione totale del cliente. Bisogna essere a disposizione dei cittadini. Inoltre è importante la tolleranza perché il cittadino molte volte non sa come presentare una pratica, come reclamare i propri diritti e quindi sta all’impiegato rendersi disponibile. Non è corretto sentirsi tranquillamente lo stipendio in tasca e per questo fare ciò che si vuole. Specialmente con i cittadini che, pagando le tasse, contribuiscono proprio agli stipendi degli impiegati comunali.
Inoltre un’altra grave carenza che ci ha colpito in questi ultimi 20 anni è stata la mancanza di turisti. Per sopperire a questo problema in estate si può creare un’isola pedonale perenne al centro di Fondachello con senso unico che parte da Sant’Anna e aumentare la vigilanza con la presenza della Polizia Municipale per porre un deterrente ai furti di auto e motocicli sul litorale. Anche tutte queste cose sarebbero a costo 0”.

– Negli ultimi tempi i sindaci sembrano essere diventati il parafulmine rispetto alle insoddisfazioni dei cittadini. Senza contare il fatto che i trasferimenti di denaro ai Comuni diminuiscono e che si riducono le indennità di carica. Verrebbe da dire: vale ancora la pena ricoprire un ruolo del genere?
“Per me, si. I politici sono abituati a dire sempre: non baderemo a spese! Se una persona deve fare un acquisto, però, si reca nel negozio più conveniente oppure contratta il prezzo. Il Comune deve comportarsi allo stesso modo, spendere in modo oculato per avere un ottimo servizio. Ad esempio quando si fa la gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti è inutile prevedere tre compattatori per tutto l’anno. Infatti in inverno ne basterebbe uno solo da 20 mila chili al giorno. In estate, con l’aumento del flusso turistico, avviene il conseguente incremento della spazzatura e quindi si dovrebbe aumentare in maniera graduale prima con un solo compattatore, poi con un altro a giorni alterni e infine ad agosto con due o tre al giorno, ma solo per un mese l’anno. Il costo deve scaturire dal fabbisogno e dall’effettiva esigenza, ottimizzando il servizio in questione senza pagare personale inutile. In questo modo diminuisce la tassazione sui cittadini”.

– Come intende fronteggiare la sempre più crescente diminuzione di trasferimenti di fondi regionali e statali?
“E’ da circa 20 anni che è cambiato, in meglio, il modo di richiedere i finanziamenti. Una volta il politico otteneva finanziamenti per realizzare un’opera fine a se stessa: una strada, una piazza o un edificio pubblico. Oggi, invece l’opera per essere finanziata deve servire allo sviluppo di un territorio. Importante è avvalersi di professionisti in materia, sensibilizzare i colleghi sindaci della zona, individuare quali sono le linee di sviluppo e redigere un piano strategico zonale in sintonia con quello regionale. In ultimo bisogna coinvolgere i deputati regionali, nazionali ed europei presentando il suddetto progetto di sviluppo di un’area, creato in modo scientifico, per ottenere il finanziamento. E’ giusto così anche perché abbiamo già troppe opere incompiute che magari non servivano nel territorio. L’Europa per fortuna ha messo dei paletti a tutto questo e inoltre non finanzia più un progetto al 100% ma soltanto al 60%, il resto lo deve mettere il Comune o la Regione. Non bisogna fare accadere, come avviene spesso, che alla Regione non riescono a spendere i soldi che provengono dall’Europa e li fanno tornare indietro”.

– Cosa pensa dell’eliminazione delle province e della probabile costituzione delle aree metropolitane?
Lo stato italiano ha problemi enormi sia di mantenimento del funzionamento degli enti pubblici che di sperpero di denaro.
“In Italia abbiamo circa 8000 comuni con le rispettive aziende municipalizzate. Dobbiamo togliere tutte le municipalizzate e vietare che i comuni possano continuare a crearle. Per entrare nell’amministrazione pubblica bisogna superare un concorso che per lo più era truccato, poi in questa cosa la magistratura ci ha messo le mani ed è venuto difficile gestire gli ingressi degli impiegati quindi hanno pensato di creare le municipalizzate dove ci sono contratti privatistici e il Comune assume chi vuole. La maggior parte sono in perdita e hanno contenziosi e non solo non si possono chiudere ma non ci servono più a nulla. Bisognerebbe eliminarle, accorpare quelle con contenzioso in una unica nazionale e fare piazza pulita.
Poi bisogna riorganizzare lo Stato. Il problema non è quello di togliere le province, perché potrebbero pure rimanere, io invece sono per togliere i comuni piccoli ad esempio quelli inferiori ai 5000 abitanti, accorpandoli ai comuni limitrofi. In passato c’è stata una grande proliferazione dei comuni perché c’era una legge per cui i trasferimenti statali o regionali avvenivano in base al territorio e al numero di abitanti. Più piccolo era il Comune più finanziamenti riceveva. Ormai, invece, la gestione dei servizi deve essere a più ampio raggio, proprio per evitare lo sperpero di denaro. Si è deciso di aggirare l’ostacolo creando i consorzi dei comuni per mantenere le singole identità ma gestendo unitariamente alcuni servizi. Le aree metropolitane sono un’altra idea come quella dei consorzi. Non ci sarebbe penalizzazione per i comuni come Mascali”.

– I cittadini perdono sempre più fiducia nei partiti e lo dimostra il crescente astensionismo elettorale. La sua lista perché dovrebbe ricevere il consenso degli elettori?
“I partiti negli ultimi 20 anni hanno perso la loro identità. Da Tangentopoli del 1992 sono scomparsi. Sono sopravvissuti soltanto alcuni gruppi storici come quello sociale o quello comunista. Io sono orientato per il centro destra anche se ho militato in passato nella Democrazia Cristiana. I cittadini sono sfiduciati perché vedono che ogni partito che va al governo promette certe cose che poi non mantiene sia perché abbiamo una democrazia molto larga quindi nessun leader politico può imporsi sia perché ormai all’interno delle forze politiche si va solo per essere eletti, non per l’ideologia. Ecco perché si vota per gli uomini. Io, pur avendo delle idee personali, cerco il consenso di tutti perché la prima cosa che si chiede a un sindaco è l’onestà, non l’appartenenza partitica. Spero che i mascalesi votino la mia correttezza, che ho dimostrato di avere nel corso della mia vita, che mi ha reso credibile come imprenditore turistico e come libero professionista ma anche come sindaco quando ho amministrato Mascali. Nel 1992 il Comune aveva perso la credibilità e io sono riuscito a ridargliela come sindaco. Oggi più di allora posso utilizzare la mia credibilità per ridare lustro a Mascali anche perché ho maturato altre esperienze utili per restituire la fiducia a questo Comune. Non sono sceso in campo con simboli di partito perché ritengo che il sindaco sia del popolo e non dei partiti. Voglio essere il sindaco dei cittadini”.

A.F.

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