di Graziella Nicolosi

Antonio Fallica 1PEDARA – Vicesindaco dal 2013, Antonio Fallica si propone alla guida del Comune di Pedara sostenuto da una coalizione di quattro liste. 41 anni, esperto di informatica, nasce politicamente nel 1997, quando all’età di 22 anni si candida per la prima volta al Consiglio comunale, senza essere eletto. Il suo ingresso nell’aula consiliare risale al 2000; nel 2010 diventa vicepresidente del Consiglio, e da due anni ricopre l’impegnativo ruolo di “vice” del sindaco e deputato Ars Anthony Barbagallo. La politica in casa sua si respira da sempre: il padre fu primo cittadino di Pedara al 1979 all’89.

–              Perché ha deciso di candidarsi alla guida del Comune?

“Direi, meglio ancora, perché ho deciso di accettare questa candidatura. Sono un idealista della politica e credo che la volontà della collettività debba prevalere su quella del singolo. In questi mesi tanti cittadini mi hanno espresso la loro fiducia, e tirarsi indietro sarebbe stato un atto di codardia. Anzi, bisogna massimizzare questa fiducia e portarla avanti nel miglior modo possibile. Per me, che sono un informatico, la parola ‘condivisione’ è fondamentale; condivisione non vuol dire mediazione, non vuol dire cercare compromessi, ma unire le piccole parti di verità di cui ognuno è portatore per riuscire a trovare una verità più giusta. Tutti devono sentirsi partecipi di un progetto, dove esistono sì i singoli incarichi, ma è la squadra che conta”.

–              Quali sono i punti principali del suo programma, e quale la priorità su cui si concentrerà se eletto?

“Il mio programma elettorale si propone di alzare la qualità di vita dei pedaresi. In questi dieci anni abbiamo realizzato molte opere pubbliche che hanno visto crescere Pedara; adesso dobbiamo fare in modo che la città ne diventi all’altezza, in senso economico e civile. Dobbiamo mettere a produzione quello che abbiamo fatto. Nel settore turistico, ad esempio, vogliamo portare a Pedara un turismo di qualità. E poi creare una fondazione che gestisca tutti i musei, a beneficio delle casse comunali e dell’offerta turistica. Il mio motto è ‘eccellenza Pedara’; voglio che qui si abbia la gioia di vivere sotto tutti i punti di vista. Sin dall’inizio mi occuperò di migliorare la burocrazia, per adeguarci ai tempi ed essere dei partner efficienti delle famiglie. La mia sfida è far diventare il Comune una casa trasparente, in cui i cittadini possano entrare senza avere dubbi sull’integrità della macchina amministrativa; un punto di riferimento per chi ha bisogno. Poi mi piacerebbe far crescere le idee imprenditoriali giovanili: formeremo adeguatamente i dipendenti  comunali in modo che possano seguire le richieste di start up utilizzando tutte le opportunità di finanziamento”.

 –             Cosa pensa delle polemiche sul cambio di viabilità nella zona di via Etnea alta e via Altavilla?

“Penso che la viabilità sia da rivedere, ma ponendola in un’ottica più ampia, che non consideri solo l’aspetto tecnico del flusso veicolare, ma tutte le variabili (commercio, turismo..) che lo interessano. Mi piace l’idea di salire da Catania percorrendo la via Etnea, trovandosi di fronte la chiesa principale, ma è anche vero che il traffico proveniente da Trecastagni soffre del mancato ingresso da via Altavilla, e che ci dovranno essere dei correttivi per dare benefici ai commercianti che lamentano una riduzione degli incassi. Si potrebbe pensare ad una via Etnea a doppio senso, ma la sua parte superiore – adiacente a piazza Don Dego – non può sopportare questo traffico, perché si creerebbe un vero e proprio ‘collo di bottiglia’. Studieremo tutte le alternative possibili”.

–              Cosa salva e cosa boccia della passata amministrazione, di cui anche lei ha fatto parte?

“Salvo la capacità di realizzare opere importanti, pur in un periodo di crisi. Molta gente pensa che in questi momenti si debba star fermi ad aspettare, invece a mio parere proprio durante la crisi bisogna fare investimenti che diventeranno produttivi quando si starà bene. D’altra parte, la vera difficoltà non è aprire i cantieri, è chiuderli, e questa amministrazione è riuscita a finirli quasi tutti; una qualità da non sottovalutare. Quanto alle cose da rivedere, penso  che si debbano razionalizzare meglio i tributi, in modo che siano il meno asfissianti possibili per le famiglie. E poi fare una seria lotta contro l’evasione fiscale. Vanno potenziati anche alcuni servizi, dalla pulizia alla manutenzione delle strade, per portarli a livelli qualitativamente alti”.

–              Può dirci i nomi degli assessori che ha già designato?

“Ho scelto due persone che hanno esperienze amministrative importanti: Francesco Laudani e Mario Laudani. Rappresentano la coalizione che mi sostiene, ma soprattutto il gruppo di amici che si scommettono in questa esperienza. Sono persone con cui anche in passato abbiamo avviato dei ragionamenti politici sul nostro paese; a volte le idee sono state differenti, ma sempre con grande rispetto. Abbiamo deciso di ragionare sulle capacità aggregative, non sul veleno e sulla protesta, come accade purtroppo in altri Comuni”.

  • Come vede l’attuale frammentazione politica? Ci sono Comuni vicini a Pedara in cui le spaccature fra le forze politiche sono notevoli (anche all’interno dello stesso partito, come a Tremestieri), e Comuni, come il suo, in cui invece si creano alleanze fra gruppi di orientamento opposto.

“Io penso che nulla nasce dal caso, tutto è figlio di un’azione precisa. Se Pedara rappresenta un’isola felice, se la nostra campagna elettorale è basata sul rispetto reciproco, questo nasce dal lavoro compiuto negli anni, per il quale la politica non deve essere motivo di scontro personale, ma luogo di idee e proposte aggregative. Non sempre le logiche politiche provinciali e regionali vogliono il bene di un paese, non sempre lo amano e lo rispettano come i suoi abitanti. Pedara ha bisogno di una classe dirigente capace di ascoltare le proposte di tutti, non di litigare”.

              In questo periodo i sindaci sembrano essere diventati un parafulmine rispetto alle insoddisfazioni dei cittadini. Nel frattempo i trasferimenti agli enti locali diminuiscono e le indennità di carica si riducono. Verrebbe da dire: chi ve lo fa fare?

“Per me fare il sindaco è la più alta forma di servizio alla cittadinanza. Però occorre una dedizione totale. Per questo, pur andando controcorrente, non condivido l’idea di ridurre le indennità agli amministratori locali, che percepiscono cifre ben inferiori ai deputati regionali o nazionali. Chi ha fatto l’amministratore lo sa: un sindaco deve essere sempre presente, sacrificando la propria famiglia e anche i guadagni che derivano dal proprio lavoro. Non lo si può essere a mezzo servizio”.

–              Visto l’astensionismo sempre crescente, perché i suoi concittadini dovrebbero votarla?

“Credo che l’astensionismo sia una scelta poco coraggiosa, perché è troppo semplice criticare senza poi andare a votare. Invito quindi tutti ad esprimere il proprio voto: non si combatte la sfiducia nella politica con l’astensionismo. Quanto a me, non ho ricette per dire che sarò migliore degli altri candidati. Però posso garantire che metterò a disposizione il mio impegno,  la mia voglia di lavorare concretamente  e soprattutto l’amore per il mio paese”.

Scrivi