di Graziella Nicolosi

Municipio PedaraPEDARA  – Fino a due settimane fa c’era la concreta possibilità che potesse ricandidarsi per la terza volta alla guida del paese, essendo in discussione all’Ars la cancellazione del limite di due mandati consecutivi. Ma il voto in aula ha accantonato questa ipotesi, aprendo definitivamente la strada ad un suo successore. Per questo Anthony Barbagallo, avvocato, classe ‘75, si appresta a lasciare lo scranno più alto del Comune di Pedara.

Entrato in politica giovanissimo, è stato eletto consigliere comunale nel 1997 e riconfermato nel 2002. Dopo aver ricoperto anche l’incarico di assessore, nel 2005 – a soli 29 anni – è stato eletto primo cittadino del Comune etneo, diventando il più giovane sindaco di Sicilia. Riconfermato 5 anni dopo, dal 2012 è anche deputato all’Assemblea regionale siciliana.

 

  • Sindaco Barbagallo, tracciamo un bilancio dopo dieci anni di sindacatura: qual è l’obiettivo più importante che ritiene di aver raggiunto, e quale invece non è riuscito a centrare?

“L’obiettivo più importante è la riqualificazione urbana, realizzata con una portata di opere pubbliche che non esito a definire impressionante: piazza Don Bosco, piazza Don Diego, piazza del Popolo, piazza Sant’Antonio, il riqualificato percorso naturale all’interno del parco Monte Troina … non c’è un angolo del centro storico che sia rimasto uguale a dieci anni fa. Di queste opere – costate complessivamente 25 milioni di euro, al 90% provenienti da fondi comunitari –  Pedara godrà per tantissimo tempo. Non sono riuscito invece a potenziare i servizi nella zona nord: qui occorreva un investimento superiore sia per la manutenzione delle strade sia per la pulizia, che purtroppo non c’è stato a causa della crisi di liquidità”.

  • Lei dal 2012 è anche deputato all’Assemblea regionale siciliana: come ha vissuto questo ruolo, rispetto a quello di sindaco di Pedara? Quali sono stati i suoi rapporti con l’ente regionale?

“I rapporti con la Regione sono stati buoni, vista anche l’appartenenza allo stesso partito con il presidente Rosario Crocetta. Più in generale, il fatto che una comunità esprima un deputato è un vantaggio, in termini di attenzione politica e opportunità di sfruttare i finanziamenti. Pedara non aveva un proprio deputato addirittura dal 1969, quando venne eletto Domenico Rizzo del Psiup, Partito socialista di unità proletaria”.

  • Ha subito nella sua attività amministrativa i continui spostamenti degli equilibri politici nazionali e locali?

“No, non direi, la politica di ampio respiro è rimasta fuori da Pedara, dove con i rappresentanti dell’amministrazione abbiamo fatto sempre ragionamenti a titolo personale”.

  • Una sua opinione sull’area metropolitana di Catania.

“Partirei da un dato inequivocabile: il centro della città metropolitana non è più Catania, ma si sta muovendo verso i paesi etnei. Basti pensare ai frequentatissimi parchi commerciali di San Giovanni La Punta. Per questo, a mio parere, occorrerebbe spostare il baricentro verso le periferie, come si è già fatto con gli ospedali: il Cannizzaro, il Garibaldi di Nesima e a breve il San Marco. Altri interventi non più rinviabili riguardano le scuole di secondo grado, gli uffici della Sovrintendenza, del Genio civile e del Demanio forestale, che vanno delocalizzati in posti più accessibili per la mobilità. L’idea di portare ogni mattina nel centro di Catania 500.000 veicoli non è più pensabile”.

  • Negli ultimi mesi ci sono state alcune polemiche sulle modifiche che lei ha voluto apportare alla viabilità cittadina, in particolare all’ingresso nel centro storico del paese. Via Etnea è diventata la via principale di accesso, determinando il senso inverso su via Altavilla, dove si concentrano varie attività commerciali. I titolari hanno lamentato un calo delle vendite: come risponde alle loro critiche?

“Il cambiamento che ho voluto è dettato da una motivazione di fondo: penso che l’accesso a Pedara dalla parte sud sia quello naturale e più importante, da valorizzare come accadeva una volta. Dico però anche che sono disponibile a rivedere le mie scelte, purchè lo si faccia in un’ottica che riguardi l’intera viabilità”.

  • Altre lamentele hanno riguardato la mancanza di pulizia nelle zone periferiche del paese.

“Sì, come dicevo all’inizio c’è stato un problema di liquidità, che non ci ha permesso di migliorare questo tipo di servizi. Credo che dovrà essere il primo obiettivo del futuro. Durante la mia sindacatura si è puntato soprattutto sulla riqualificazione urbana, sulle infrastrutture, sugli spazi a verde; nei prossimi anni bisognerà concentrare le risorse sui servizi, a partire dalla pulizia”.

  • Negli ultimi tempi, i sindaci sembrano essere diventati il parafulmine rispetto alle insoddisfazioni dei cittadini. Senza contare il fatto che i trasferimenti di denaro ai Comuni diminuiscono e che si riducono le indennità di carica. Verrebbe da dire: vale ancora la pena ricoprire un ruolo del genere?

“Chi interpreta l’impegno politico come una missione non può farsi queste domande. Io ho iniziato a fare politica giovanissimo e lo sapevo bene; del resto, anche a Palermo capita che noi deputati siamo di oggetto di aggressioni e pressioni. Sono rischi da mettere in conto per chi ha responsabilità della cosa pubblica”.

  • Al termine dei suoi due mandati consecutivi, a chi intende passare il testimone?

“Il mio successore naturale è l’attuale vicesindaco Antonio Fallica, che in tanti anni mi è stato sempre vicino e ha grande esperienza amministrativa. Penso che l’intera coalizione l’abbia scelto non solo per le sue qualità, ma anche per il suo temperamento: è una persona equilibrata e di giudizio, che ascolta molto, e non fa mai fughe in avanti se non c’è un’intesa ampia. È il sindaco che serve a Pedara in questo momento”.

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