di Graziella Nicolosi

LAUDANI 15x23 - CopiaPEDARA – Si definisce un “moderato di centrodestra”, con un passato in Alleanza nazionale e Futuro e libertà. Ha iniziato a fare politica nel 1988, ricoprendo a Pedara gli incarichi di consigliere  comunale, assessore e vicesindaco. Ma da quattro anni e mezzo (da quando, cioè, si era dimesso dalla Giunta Barbagallo) stava “in panchina”. Ora ha deciso di candidarsi “in solitaria” alla guida del Comune, sottraendosi all’accordo che vede alleati molti ex amministratori pedaresi di destra e sinistra, tutti a sostegno del candidato Pd Antonio Fallica. 60 anni, funzionario dell’Assessorato regionale al Lavoro, Roberto Laudani in questa intervista ci racconta il suo programma per Pedara.

–              Da dove nasce la sua volontà di candidarsi alla guida del Comune, e perché ha scelto di farlo con una propria lista civica?

“La mia scelta nasce da una considerazione: non mi è piaciuta questa ‘ammucchiata’ fra Pd, Forza Italia e Ncd. Del resto, già da tempo in Consiglio comunale era mancata una vera opposizione, come conferma adesso il supporto di quei consiglieri al candidato sindaco Fallica. Parlano di “amministrazione di salute pubblica”, ma io lo traduco in “amministrazione di poltrona pubblica”! È davvero una brutta pagina di politica, e un cattivo esempio per i giovani. Per onestà devo dire che a me e ai miei sostenitori erano stati offerti 3 / 4 posti in una lista della coalizione a sostegno di quel candidato, ma io desideravo creare una mia lista civica, che fosse anche più articolata. E poi non mi piace ‘portare la testa all’ammasso’, volevo la mia libertà. È chiaro che per poter esistere questa compagine aveva bisogno dell’apparentamento con un candidato sindaco, e quindi, non essendo nostri interlocutori né il Movimento 5 Stelle né “Noi con Salvini”, si è deciso di propormi come primo cittadino. So bene che, con la mia lista di 13 nomi, non posso competere con il candidato Fallica che è supportato da 80 candidati, fra cui ex consiglieri e assessori di peso, ma ho deciso comunque di giocare la partita. Dietro la nostra lista non c’è alcun politico “forte”, tranne l’ex sindaco di Tremestieri Salvo Giuffrida che ci ha aiutato a comporla e ci ha dato consigli utili. Siamo, come si dice in gergo, “i parenti poveri”.

–              Come vede l’attuale frammentazione politica?

“Beh, qui a Pedara non si può parlare proprio di frammentazione politica, semmai c’è un accordo all’insegna del ‘tutti insieme appassionatamente’! Tra l’altro, i posti disponibili fra assessorati e presidenza del Consiglio comunale sono appena 5, mentre a mio parere ci sono quasi 20 persone che desiderano in qualche modo essere accontentate con un incarico. Come si farà? O esistono accordi per cui ciascuno di loro ricoprirà per tre mesi un assessorato, o quest’alleanza scoppierà. Staremo a vedere. In ogni caso, il nostro obiettivo realistico è ottenere l’elezione di due o tre consiglieri comunali. Staremo all’opposizione, che tra l’altro è molto più gratificante di ricoprire un posto in Giunta. Lì bisogna stare sull’attenti e obbedire, mentre un consigliere di opposizione è più libero e ha più possibilità di difendere gli interessi dei cittadini”.

–              Cosa pensa delle polemiche sul cambio di viabilità nella zona di via Etnea alta e via Altavilla?

“Credo che ripristinare il vecchio sistema viario debba essere il primo atto amministrativo del nuovo sindaco, chiunque esso sia. Il cambio di viabilità ha rovinato irrimediabilmente il lavoro degli esercenti di quella zona, alcuni dei quali hanno dovuto abbassare le saracinesche. Non solo: la circolazione è peggiorata in modo evidente, specie d’estate, con l’aumento dei villeggianti e il traffico prodotto dalla fiera estiva. Per quanto mi riguarda, penso che si debba solo ritornare al sistema precedente, senza apportare ulteriori modifiche”.

–              Quali sono i punti principali del suo programma, e quale la priorità su cui si concentrerà se dovesse essere ipoteticamente eletto?

“Oltre al ripristino del vecchio sistema viario di cui parlavo prima, penso che la priorità debba essere il completamento della strada che da Pedara porta direttamente sull’Etna, attesa da 50 anni. Le nostre risorse, dalla bellezza del paesaggio a quella di chiese e palazzi baronali, valgono poco se non permettiamo ai turisti di salire e scendere sul vulcano da questo versante. Un altro obiettivo prioritario è alleggerire il carico tributario sui fabbricati e sulle aree edificabili, ormai diventato insopportabile. E poi sostenere le attività produttive e potenziare i servizi sociali, attingendo a tutti i contributi possibili: ad esempio si potrebbero ripristinare i cantieri scuola che, nonostante tutto, riuscivano per qualche mese ad alleviare la disoccupazione. Dal punto di vista ambientale, la nostra azione si concentrerà sulla lotta al randagismo, sulla razionalizzazione della raccolta dei rifiuti e sulla manutenzione delle aree verdi. Più in generale, è necessario rivedere le spese e fornire almeno i servizi essenziali: penso all’illuminazione di alcune strade periferiche come via Livatino, via Capuana e via Beccaria – della cui realizzazione mi ero occupato quando avevo ricoperto l’incarico di assessore ai Lavori pubblici – che da circa un anno sono al buio perché il Comune è in debito con l’Enel. Un impianto che, nei fatti, è inutile. Da questo punto di vista credo a Pedara per i prossimi vent’anni non ci siano grandi opere da fare, bisogna solo concentrarsi sul miglioramento di ciò che è stato realizzato. Al massimo, proporrei di ampliare un paio di strade di vitale importanza, come la Pedara-Belpasso”.

–              Può dirci i nomi degli assessori che ha già designato?

“Ho scelto Domenico Pappalardo e Giuseppe Rapisarda. Il primo ha alle spalle 5 anni di esperienza in Consiglio comunale; il secondo invece non ha precedenti politici, ma con il suo entusiasmo può impegnarsi bene per il nostro paese”.

–              Cosa salva e cosa boccia della passata amministrazione?

“Salvo le opere pubbliche, della cui realizzazione bisogna dare atto al sindaco uscente. Penso invece che si debbano migliorare i servizi, a partire dalla raccolta dei rifiuti: va rivista, specie nelle periferie, in modo più articolato e meglio organizzato”.

–              In questo periodo i sindaci sembrano essere diventati un parafulmine rispetto alle insoddisfazioni dei cittadini. Nel frattempo i trasferimenti agli enti locali diminuiscono e le indennità di carica si riducono. Verrebbe da dire: chi ve lo fa fare?

“La molla che mi spinge è senza dubbio la passione. Detto questo, non so se dopo la candidatura a sindaco continuerò il mio percorso politico; ormai a 60 anni ho fatto le mie esperienze, e poi non mi riconosco più in questa politica. Rispetto a quando ho cominciato, negli anni ’80, è cambiato tutto, c’è meno serietà. Aggiungo che guidare un Comune è diventato sempre più difficile perché mancano le risorse economiche. Per questo si può pensare solo a fare ordinaria amministrazione, senza strafare, concentrandosi sui bisogni primari dei cittadini”.

–              Visto l’astensionismo sempre crescente, perché i suoi concittadini dovrebbero votarla?

“I motivi per cui dovrebbero accordarmi la loro preferenza si possono evincere dal mio programma elettorale. Sintetizzando, posso dire che il mio obiettivo è stare dalla parte dei cittadini e rendere più vivibile Pedara”.

 

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