TREMESTIERI ETNEO – Non pensare al passato, ma guardare esclusivamente al futuro: questo l’obiettivo primario di Sebastiano Caruso, candidato alle prossime elezioni a Tremestieri.

La sua, bisogna dirlo, non è proprio una politica “di rottura”, e non vuole neanche sembrarlo, basti pensare alla sua esperienza da assessore e ai capi delle due liste civiche che lo supportano, candidati al Consiglio comunale: Salvo Giuffrida da una parte, Ketty Rapisarda dall’altra. Due ex sindaci, uno dei quali “sfiduciato” lo scorso Giugno. Ma perché puntare sul sostegno di chi questo paese l’ha già amministrato, e neanche tanto bene? “Perché l’esperienza può aiutarci ad uscire da questa difficile situazione”, ha spiegato Caruso.

E va bene, se solo le due esperienze fossero state un tantino più positive: l’ultima in ordine di tempo, ad esempio, quella che ha riguardato l’ex sindaco Rapisarda non ha fatto altro che porre le basi per il dissesto – o quasi – di Tremestieri. Ma non secondo il candidato: “Hanno dato la sfiducia ad un sindaco democraticamente eletto, fregandosene delle problematiche”, ha dichiarato. Ma non finisce qui: “Con l’amministrazione Rapidarsa l’asticella della qualità della vita nel territorio si era alzata – anche se i dati dicono il contrario – : poi l’equilibrio che era stato creato è saltato perché hanno deciso di bloccare il sistema sin dal primo giorno di governo”. Discorso macchinoso, ma andiamo avanti.

Il suo programma è basato, come detto, sull’esperienza: ma non bisogna guardare al passato. No? Secondo Caruso, “parlare del passato e pensare al presente non serve a nulla: si deve imparare dagli errori commessi – per fortuna! -, ma non bisogna soffermarsi perché la società impone di andare avanti”. E allora passiamo ai punti futuri: uno tra i più importanti riguarda la manutenzione delle scuole: “Sono stato assessore ai lavori pubblici: dalle scuole nascono i dirigenti del domani e la politica ha il dovere di tenerli al sicuro”, ha dichiarato.

Altro tema “caldo” è quello relativo al Piano Regolatore, “oggetto del desiderio” di tutti i candidati: “Lo sviluppo del PRG è l’unica opportunità che abbiamo di dare speranza ai cittadini, con la creazione di aree artigianali: e ciò vorrà dire meno disoccupazione e più entrate”, ha raccontato mettendo, però, le mani avanti: “Noi avanzeremo le proposte, ma dovrà essere il Consiglio comunale a vestirsi di responsabilità e prendere in mano la situazione”. Ah ecco!

E, visto il supporto dell’ex sindaco, andrebbe affrontato anche il tema che ha portato alla sfiducia: quello dei dipendenti Agt. “La situazione dei lavoratori della Multiservizi è un punto importante perché si tratta di una risorsa umana che deve essere qualificata e incoraggiata: bisogna creare un sentimento di amor proprio nei dipendenti, perché sono in una condizione difficile”, spiega Caruso, facendo allusione alla scarsa attenzione della precedente amministrazione – che porta sempre il nome del “suo” candidato al Consiglio -.

“La figura del sindaco è la più alta carica della politica, a mio parere”, dichiara a proposito della sua candidatura. “Bisogna mettersi in gioco, al servizio della gente, grazie alla passione per il territorio: quella passione che ti spinge ad incontrare i cittadini soddisfatti per strada che ti ringraziano per quanto è stato fatto”, ha aggiunto. Ma non sarà semplice: “E’ difficile parlare della gente in questo momento: c’è una totale sfiducia nei confronti della politica, un muro che i cittadini hanno eretto. E questa è tutta colpa del Governo centrale, perché sta distruggendo la politica di frontiera”.

Servirà, quindi, un’azione forte, volta al cambiamento. O no? “Dubito che, però, cambierà qualcosa…”. E l’ottimismo è il profumo della vita! “Il mio obiettivo è quello di presentarmi per quello che sono alla gente, per dimostrare non di poter risolvere i problemi, ma almeno di tentarci”, spiega in maniera molto concreta. Già, perché, come egli stesso ammette, nel programma figurano “tante piccole cose che, poi, andranno a fare grande un quadro generale”. Ma se il pittore è incerto, e i colori già usati, il dipinto non si prospetta chiaro, a meno che stiamo parlando di un Picasso. E quello fa storia a sé.

Antonio Torrisi

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