CATANIA -Cambiare passo per non perdere ulteriore terreno rispetto agli altri atenei d’Italia: anche perché quelli scappano e non aspettano nessuno. Non è un caso se a concorrere per la carica di nuovo rettore dell’Università di Catania siano un docente di Chirurgia, uno di Farmacologia e uno di Idraulica: ambiti, questi, che implicano un intervento ben mirato. Riuscirà uno tra Francesco Basile, Filippo Drago e Enrico Foti a porre rimedio ad una situazione tutto fuorché rosea?

D’altra parte, il terremoto che ha scosso l’ambiente universitario catanese può essere riassunto nella definizione di “brusca frenata” che ha bloccato il processo di crescita dello stesso ateneo. Facciamo un passo indietro e riassumiamo: la decisione del Cga di azzerare le cariche, avvenuta dopo aver dichiarato illegittimo lo statuto varato da Antonino Recca, ha coinvolto anche e soprattutto l’ormai ex rettore Giacomo Pignataro, che non ha potuto, così, completare il suo mandato. La posizione numero cinquantasei su sessantuno nella classifica delle migliori Università statali stilata dal Sole 24 Ore, poi, rende maggiormente amaro il percorso intrapreso dallo scorso “magnifico”. E bisogna correre al più presto ai ripari. L’appello lanciato dal Codacons ha fatto il resto: responsabilità e concretezza al servizio del rilancio. Senza esitare. E, di fatti, lo stesso Pignataro ha deciso di uscire di scena escludendo un suo ritorno. Insomma, il compito di Basile, Drago e Foti non sarà per nulla semplice.

Riassumiamo brevemente le esperienze dei candidati. Il primo, Basile, presidente della Scuola “Facoltà di Medicina”, nonché presidente dell’Osservatorio regionale per la formazione medico-scientifica, dal 2006 al 2008 ha ricoperto anche il ruolo di delegato per la Medicina universitaria per il rettore (proprio Antonino Recca, quello dello statuto illegittimo). Drago, invece, ordinario di farmacologia e direttore del dipartimento di Scienze biomediche e biotecnologie: anche lui delegato del “magnifico”, dal 2006 al 2013, per i rapporti scientifici con gli assessorati regionali. Infine, Fotiè dal 2014 direttore del dipartimento di Ingegneria civile e Architettura, e può vantare, oltre alla sua grande esperienza da docente, diverse consulenze tra cui una per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina e una con gli Emirati Arabi. Un chirurgo, un farmacologo e un ingegnere (architetto): ma dove bisognerà operare esattamente per tenere il passo delle altre Università italiane? Le problematiche sono evidenti, in particolare all’interno degli stessi dipartimenti, dove tra conflitti e tensione, e qualche aspetto “misterioso”, a farne le spese sono sempre gli alunni che non possono godere di un servizio “di prima necessità” come il diritto allo studio. Ma non quello “sulla carta”, quanto l’altro, quello effettivo. Spesso messo in secondo piano. Nuova vita o sabbie mobili? In qualsiasi caso non si torna più indietro.

Antonio Torrisi

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