CATANIA – In un momento particolarmente delicato della vita dell’Ateneo catanese, e nel vivo della campagna elettorale per il rinnovo della più alta carica dell’istituzione universitaria, quando potrebbe sembrare opportuno ricercare una candidatura di unitarietà e di “pacificazione” ,come si distingue la posizione di un candidato che si dichiara in contrasto con quella del prof. Enrico Foti (che propende per una discontinuità nei confronti del precedente rettore, ma anche in contrapposizione con un altro candidato pro-Pignataro (il prof. Francesco Basile)? Lo chiediamo al prof. Filippo Drago, farmacologo,  candidato alla carica di rettore dell’Università di Catania.

 “La sua domanda mi dà lo spunto per precisare che la mia candidatura ha la pretesa, innanzi tutto, di rappresentare un’autentica continuità della linea di amministrazione del rettore Pignataro. Basta leggere il programma che ho recentemente inviato a tutta la comunità accademica e notare i vari e sostanziali punti di contatto con la precedente gestione. Inoltre, voglio precisare che io non voglio fare la guerra a nessuno. Mi contrappongo a Enrico Foti perché non mi riconosco nella sua posizione di discontinuità nei confronti di Pignataro. Nei confronti di Basile non parlo di contrapposizione, ma di difformità – sottolinea Filippo Drago -. Per questo non vedo nessuna frattura all’interno dell’area biomedica dell’Università di Catania. Noi siamo due candidati che si ispirano alle stesse radici, ma che vogliono governare l’Università con modalità diverse. Se posso fare un paragone (oggi si parla tanto di legge elettorale), è come votare con il sistema proporzionale un candidato di una lista che si ispira alle stesse idee politiche. Quello che mi distingue da Francesco Basile è prima di tutto la totale estraneità a logiche di potere che sono quelle adottate da diversi rettori del lontano passato, quando era necessario imprimere una direttiva sulla gestione dell’Università in una logica di amministrazione verticistica. Io penso che quel tipo di Università non è più adeguata ai nostri tempi”.

Professore Drago, in che senso?

 “Bisogna guardare al futuro con logiche diverse. Il mio impegno è di condividere le decisioni con tutti gli operatori dell’Università, non nel chiuso del mio ufficio ma con un’apertura totale nei confronti di chi ha suggerimenti e proposte. È il criterio da me adottato come direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche fino a oggi. Ed è il criterio con il quale condurrò l’Uniersità se eletto: trasparenza, condivisione, compartecipazione”.

 Lei ha molto puntato sulla ricerca: perché?

 “La ricerca è la chiave di lettura del rilancio del nostro Ateneo, per una nuova primavera dell’Università di Catania. È dalla buona ricerca che nascono le basi per la sua riqualificazione: dalla buona ricerca derivano i finanziamenti ministeriali e, insieme, il rilancio dell’immagine dell’Ateneo che oggi è mortificato per occupare le ultime posizioni della graduatoria nazionale delle Università italiane. Punterò prima di tutto a premiare chi fa buona ricerca e cercherò fino allo spasimo fonti suppletive di finanziamento da istituzioni pubbliche e private, nazionali e internazionali perché tutti i bravi ricercatori del nostro Ateneo abbiamo il loro spazio e il loro riconoscimento”, conclude il professore Filippo Drago. .

P.P.L.

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