Riceviamo e pubblichiamo, dal prof. Filippo Drago, candidato all’elezione di rettore dell’Università di Catania.

CATANIA – La comunità accademica catanese è coinvolta in una fase molto delicata della vita dell’Ateneo che, dopo un susseguirsi di iniziative di carattere legale e amministrativo svolte contro il Rettore Pignataro, ha visto quest’ultimo rinunciare a candidarsi nel timore di un’esasperazione degli attacchi nei propri confronti e di uno svilimento del confronto elettorale.

La mia decisione di candidarmi, nasce prima di tutto dall’ambizione di continuare l’opera del Rettore Pignataro rivolta all’obiettivo di una riorganizzazione dell’Ateneo fondata sul modello dell’efficienza, ma soprattutto secondo un metodo improntato a trasparenza, condivisione, merito, programmazione e attenzione verso le persone, nel rifiuto di pratiche autocratiche e autoritarie, estranee alla missione dell’Università. È questo un obiettivo che altri potrebbero facilmente far proprio. Tuttavia, chi ha avuto contatti con il Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche che dirigo dal novembre 2014 può essere testimone di quanto impegno ho profuso per la realizzazione di un obiettivo analogo. Non a caso, il motto del mio mandato di Direttore rimane “trasparenza ed efficienza” e lo stesso sarà del mio mandato di Rettore. Perciò, sono sicuro di poter operare come Rettore dell’Università di Catania con tutto  l’impegno e l’esperienza che il compito richiede, e l’entusiasmo che deriva dai nuovi stimoli che ne proverranno. Inoltre, come docente di una disciplina che appartiene alle scienze di base, sento il dovere di rappresentare tutti i docenti che hanno a cuore la ricerca e nutrono ancora la passione della didattica.

Il progetto che intendo perseguire è quello di realizzare un’Università in linea con i più elevati standard internazionali. In una stagione contrassegnata da grandi difficoltà finanziarie e dal rischio crescente di marginalizzazione, dobbiamo mostrare il coraggio e l’intraprendenza necessaria per rilanciare il ruolo di un grande Ateneo del Sud, ancora oggi mortificato dal peso di inefficienze e incongruenze. Credo in primo luogo nella sua funzione di vettore culturale e di volano dello sviluppo sociale in un territorio umiliato, di crescita della consapevolezza civica dei suoi giovani, di supporto creativo alle sue istituzioni e di cooperazione con le sue imprese.Sono convinto che la posizione attribuita al nostro Ateneo nell’ultima valutazione della VQR 2011-2014 dall’ANVUR (sessantaduesima su sessantaquattro) non rende merito al suo valore scientifico. Pur considerando l’ipotetico avanzamento rispetto alle posizioni della precedente valutazione (che equivarrebbe ad un bonus in termini di finanziamento della ricerca) e le difficoltà nelle quali il conferimento dei prodotti della ricerca è avvenuto, non v’è dubbio però che tanta strada deve essere percorsa affinché il nostro Ateneo possa raggiungere livelli di ricerca equiparabili al livello internazionale.

Ecco perché ritengo che la buona ricerca sia il fondamento del rilancio dell’Università di Catania. Da essa deriva in gran parte il sostentamento dell’Ateneo, e se questo soddisfa le aspettative del corpo docente, del comparto tecnico-amministrativo e degli studenti, potranno essere rispettati i principi etici su cui si fonda la buona amministrazione universitaria: autonomia nei confronti di qualsiasi arroganza di potere estranea al mondo accademico, responsabilità di chi dirige e compie le scelte, merito come criterio di valutazione a tutti i livelli, partecipazione e condivisione come criterio strategico della politica universitaria.

Se sarò eletto Rettore, il mio impegno sarà di servizio e non di potere. Non deciderò mai nel chiuso del mio studio, ma sempre e solo dopo aver condiviso pareri e opinioni con gli organi di governo universitario; non imporrò mai il mio punto di vista perché il mio ruolo dovrà essere semmai quello di creare le basi per una scelta partecipata; soprattutto, non determinerò scelte in funzione di obiettivi personali, di lobby, di famiglia, o peggio di interesse politico. Sono fermamente convinto che non esistono grandi progetti che possano essere affidati alle energie di una sola persona. Infatti ritengo fermamente che il cambiamento e il rinnovamento di cui abbiamo bisogno siano inconciliabili con forme antiquate di esercizio del potere; penso invece che essi richiedano (come ha dichiarato in passato il Rettore Pignataro) “il massimo rigore nel rappresentare e difendere le ragioni della missione fondamentale di una grande istituzione pubblica quale è l’Università di Catania, e nella tutela della sua indipendenza ed autonomia rispetto a qualsiasi potere politico ed economico”.

Ho inviato recentemente a tutta la comunità accademica il mio programma, nel quale sono delineati in dettaglio i punti essenziali che intendo sviluppare nel corso del mio mandato, gli obiettivi da raggiungere e le questioni da risolvere. Se questo programma sarà apprezzato dai colleghi, dal personale tecnico-amministrativo e dagli studenti, esso può diventare la base per una nuova primavera dell’Università di Catania.

Filippo Drago

 

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