di Katya Maugeri

«L’umanità, per propria natura, tende a darsi una spiegazione del mondo, nel quale è nata. E questa è la sua distinzione dalle altre specie. Ogni individuo, pure il meno intelligente e l’infimo dei paria, fino da bambino si dà una qualche spiegazione del mondo. E in quella si adatta a vivere. E senza di quella, cadrebbe nella pazzia».

Ideali per i quali combattere. Una guerra non voluta, il potere, il denaro, leggi razziali: demoni che non la smettono di sedurre l’animo umano. Roma negli anni del fascismo e della Seconda guerra mondiale. Elsa Morante racconta l’Italia profondamente ferita del dopoguerra nel suo romanzo, considerato uno dei capolavori del Novecento, La Storia. Scritto nel 1974, La Storia ha come sfondo un quadro di desolazione dal quale emerge una famiglia di modeste condizioni, protagonista del romanza, personaggi destinati a conquistare il lettore, per la loro semplicità e umiltà. libro
La guerra intaccherà totalmente le loro condizioni, dalla perdita della casa, all’atroce convivenza con altri sfollati, amplificando il disagio di chi ha vissuto quei duri anni perdendo la propria dignità. Ida Ramundo, fa parte del popolo di emarginati che subisce gli eventi senza avere una possibilità di riscatto, non si ribella alle disgrazie che la colpiscono, inerme e passiva alla vita che crudelmente le passa accanto travolgendola. L’autrice racconta le difficoltà quotidiane che questa donna affronta per dar da mangiare ai figli, privando se stessa del cibo, in un paese dove i viveri scarseggiano e quel poco che c’è si compra a peso d’oro. Subisce lo stupro da parte del soldato tedesco con passiva rassegnazione ricordandolo con un sentimento quasi materno, mai con odio. La vita di Ida e Useppe (frutto della violenza subita), scorrerà negli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra in un perpetuo vagare, alla ricerca di un luogo stabile nel quale vivere.
Le tematiche affrontate dall’autrice sono molteplici e d’impatto emotivo, come la violenza, la guerra, l’importanza dell’infanzia, la malattia. Tutto ciò che di cattivo, crudele e forte esiste come scenario, rimane immune dinanzi l’innocenza degli occhi di Useppe. Lui, guarda con gli occhi di un bambino rielaborando un mondo diverso da quello reale, dentro di sé tutto ha un significato diverso che gli permetterà di vivere – nonostante le circostanze avverse – la propria infanzia. La scrittrice si sofferma su descrizioni minuziose dei particolari dei luoghi e dei personaggi, amplificando così ogni vicenda. Ciò rientra nella tradizione del romanzo inglese e francese del Settecento e dell’Ottocento. Ad alimentare la vita e la disperazione dei protagonisti è il degrado che li circonda, sarà la ricerca di un sogno impossibile che spingerà Nino a partire per la guerra come fascista, e a tornare partigiano, finendo i suoi giorni come contrabbandiere. Un personaggio che ricorda moltissimo l’atmosfera di “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini. Destini segnati senza riserva, senza spiraglio di speranza, anche il destino di Useppe è segnato da tradimenti, inspiegabili ai suoi occhi. Insidiato fisicamente dalle frequenti crisi di epilessia, non riuscirà a superare la delusione e il dolore. Ma il messaggio della Morante va oltre. Uno di quei testi che andrebbe letto periodicamente per captarne la contemporaneità. Un romanzo profetico. Parole forti e travolgenti, quelle di Davide, nel suo monologo agghiacciante, un discorso intriso di onestà intellettuale. Lui, pacifista, contro ogni forma di violenza, confessa di aver ucciso un tedesco. Un monologo dal realismo disarmante, quasi inascoltato perché, finita la guerra a nessuno interessa più discutere, a nessuno interessa più esaminare le ragioni e le loro origini. Una immensa Elsa Morante ci dona un lancinante e affascinante affresco storico analizzato con gli occhi umili e impotenti di chi è costretto – da sempre – a subire le decisioni ciniche, folli, e insensate di chi detiene il potere. Un’opera che tocca i cuori, persino quelli cinici e freddi, un romanzo che emoziona perché è la verità storica a toccare l’animo umano, che mescolandosi alla letteratura diventa un autentico capolavoro. Elsa Morante con tono un po’ alienato, ma ben lontano dall’indifferenza, racconta in maniera sublime la storia di uomini, umili e impotenti dinanzi al vortice incessante della vita, uomini che se pur sconfitti nel campo di battaglia rimangono dei vincitori nel campo della loro vita, destinati all’eternità, quindi nella storia.

K. M.

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A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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