di Graziella Nicolosi

Il 7 ottobre ha compiuto 85 anni, e la sua è una vita tutta da raccontare. Elvira Sciacca Porcarelli, nata a Bengasi (Libia) nel 1929, appena adolescente fu costretta a lasciare la sua terra natia per motivi bellici. Da allora quei luoghi le sono rimasti nel cuore senza che il ricordo ne venisse scalfito minimamente dal tempo. E anche adesso che, a causa dell’età avanzata e dei tanti problemi di salute, ha una carenza di memoria a breve termine, riesce a focalizzare perfettamente il periodo bellico e la sua gioventù. Non a caso, è stata invitata nel giugno scorso a tenere un incontro nell’aula studio della facoltà di Scienze Politiche di Catania, dove ha descritto agli studenti una fase della nostra Storia contemporanea troppo spesso dimenticata.

A tenere viva la memoria della signora Elvira è il figlio Sergio Porcarelli, orgoglioso di avere come madre “una donna che rappresenta per tutta la comunità civile il baluardo di un’epoca che pochi conoscono, un modello etico e di vita, portatrice sana di un bagaglio culturale e storico che abbiamo il dovere di ricordare”.

È il figlio a raccontare che la madre, secondogenita della famiglia Sciacca, “nel gioioso periodo libico era in contatto con le razze autoctone africane per il lavoro in una torrefazione, cosa che, a quei tempi di miopia culturale di stampo razzista, poteva suscitare sgomento fra i più”. Poi, “durante i nefasti giorni di guerra nordafricana (dall’invasione tedesca a Bengasi fino alla disfatta italiana a El Alamein), fu spinta, ancora adolescente, a cercare nuove condizioni di sopravvivenza per sé per i parenti”. Ma invano. Come per gli altri italiani di Bengasi, anche per lei era inevitabile il rimpatrio in Italia e la necessità di gestire il trauma della lontananza affettiva da luoghi e persone che l’avevano vista nascere. La sua richiesta di rientrare in patria fu sempre respinta dalle autorità.

Alla signora Elvira, che ora abita a San Gregorio di Catania, resta un sogno: tornare per l’ultima volta nella terra libica che ha segnato la sua felice adolescenza.

Intanto, dal 2010 le è stato riconosciuto lo status di profuga bengasiana. E, dietro richiesta del figlio, è stata avviata l’istruttoria per il conferimento dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

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