Lo strumento delle primarie per scegliere i candidati, di cui il Pd si fa vanto quale segno distintivo della democrazia interna al partito, vale a seconda se l’esito garba all’establishment del Pd

La democrazia ha un valore assoluto in tutto il mondo? Il cittadino medio risponderebbe di sì, certo che la democrazia è uguale dappertutto. Ma cosa significa democrazia? Etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall’insieme dei cittadini.

Ci possono essere modi diversi di esercitare la democrazia ma nella sostanza nella democrazia quello che conta è il volere del popolo.

Stiamo partendo da troppo lontano, forse? E allora avviciniamoci al nostro obiettivo, perché non vorremmo che i nostri lettori perdessero la pazienza e con un click abbandonassero questa pagina.

Le primarie non sono un istituto fondamentale della democrazia? Vediamo cosa ne pensa Wikipedia: “Le primarie sono una competizione elettorale attraverso la quale gli elettori o i militanti di un partito politico decidono chi sarà il candidato del partito (o dello schieramento politico del quale il partito medesimo fa parte) per una successiva elezione di una carica pubblica”.

Da questa definizione la riposta non può essere che affermativa. Ma allora perché le primarie del Pd per il candidato sindaco di Agrigento non hanno lo stesso valore democratico di quelle di Enna? Forse il volere dei cittadini di Agrigento vale meno di quello degli ennesi?

Accade che ad Agrigento nel marzo scorso Silvio Alessi stravince le primarie sotto il cartello “Agrigento 2020”, diventando il candidato ufficiale della strana coalizione Pd-Forza Italia. Ma su questa scelta votata dagli agrigentini si sono levati grida di sdegno di una parte del Pd, in virtù di una sorta di peccato originale impresso nel DNA del patron dell’Akragas. Il peccato di Silvio Alessi è di essere amico del numero due di Forza Italia in Sicilia, il parlamentare Riccardo Gallo, vicino a Silvio Berlusconi.

Silvio Alessi con Berlusconi

Silvio Alessi con Berlusconi

Il caso di Alessi ha portato anche alle dimissioni di Marco Zambuto, da presidente del Pd siciliano, perché proprio quest’ultimo ha incontrato Silvio Berlusconi, a Palazzo Grazioli, in compagnia del deputato azzurro Riccardo Gallo Afflitto per sostenere la candidatura di Alessi.

E allora ecco che le democraticissime primarie vengono sconfessate dal Pd e il voto del popolo agrigentino non conta più un bel nulla, e fffhhuuu svanisce nel vuoto con tutta la democrazia del partito.

Succede diversamente ad Enna, dove la vittoria delle primarie di Mirello Crisafulli è ritenuta valida, nonostante le numerose polemiche scaturite da una sua imputazione, che risale al 2013, per abuso d’ufficio. Crisafulli avrebbe fatto pavimentare, a spese della Provincia di Enna, una strada comunale che porta alla sua villa. Fatti mai acclarati né sconfessati definitivamente, perché il processo è caduto in prescrizione. A seguito di quell’indagine il comitato nazionale dei garanti sotto la supervisione di Pierluigi Bersani, segretario protempore, lo bollò come “impresentabile”, estromettendolo dalle liste elettorali delle politiche del 2013.

Mirello Crisafulli ha stravinto le primarie di Enna conquistando il 73,7% dei consensi nei gazebo, ricevendo l’endorsement del segretario regionale del partito Fausto Raciti, che nei giorni scorsi aveva affermato che non c’erano motivi politici o morali per ostacolare la sua candidatura.

Ecco come funziona la democrazia nel Pd: le primarie non sono tutte uguali,  solo quelle il cui esito garba al vertice del Pd sono più uguali.

Vincenzo Adalberto 

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