Marco Iacona –

Lui nella stessa piazza dove tra due ore parlerà Salvini. Chi scorgo durante la “trasferta” di San Giovanni la Punta mentre conversa amabilmente con un agente della polizia municipale? Enrico Guarneri, numero uno del teatro catanese.

Guarneri sei cittadino di San Giovanni la Punta?
«Paesano semmai [ride]. Ma hai detto bene san Giovanni la Punta ha ventottomila abitanti, è una cittadina».

Te lo devo chiedere per forza: che rapporto hai con la politica?
«La vita di ogni essere umano è condizionata dalla politica, anche quando uno dice: “non me ne interesso”. Il quotidiano è dettato dalla politica. Questo è un momento di grandissima antipolitica, io però parto dal presupposto che finché ci saranno i politici ci sarà la democrazia. Che ben vengano i politici in genere, nel nome della democrazia. Sarebbe bello naturalmente che fossero persone oneste, che si adoperassero per la collettività e non solo di rimbalzo dopo aver fatto i propri interessi. Ho assistito in tivù all’elezione del Presidente della repubblica e ho avuto l’impressione che si trattasse di una riunione del consiglio di amministrazione di una grande azienda chiamata “Italia”. Tutti quei signori erano gli azionisti e tutte le liti che improvvisavano e che improvvisano quando sono in tivù, nelle quali sembra si azzannino per il popolo, altro non sono che “manovre” per acquisire “azioni” cioè voti. Ed è triste».

E la Lega che viene in Sicilia?
«Secondo me ha fatto i conti della serva. Il mio è un giudizio da uomo della strada. Ha capito che ci vogliono “azioni” sufficienti, se non le hai non puoi dire la tua, non puoi avere “tornaconto”. Ha capito che l’unico serbatoio non poteva essere il nord, ed è andata al centro e ora prova qui. Saranno molliche? Però le briciole fanno le pagnotte…».

Senti, tu voterai da solo o andrai al seggio con Litterio?
Andiamo in due [ride]. Litterio si fida molto di me. Lascia fare…».

Come si faceva una volta. Il patriarca dettava legge…
«Sì. adesso però hai visto quanti candidati ci sono qui? Intorno a trecentocinquanta. Secondo me c’è la precisa manovra di frantumare i ceppi familiari. Ci sono famiglie a san Giovanni la Punta con cento componenti tra zii, cugini, nipoti, genitori. Pensa: se questo gruppo non fosse frazionato in cinquanta parti sarebbe assai potente. Per evitare, faccio candidare mio nipote, il cugino del nipote… e che cosa ho concluso? Ho cinquanta candidati che prenderanno cinque voti ciascuno. È tutta una questione di calcolo».

Ci tiriamo su col teatro?
«L’arte, la cultura, lo spettacolo non vanno bene, ma io mi sforzo di dare anche una giustificazione. Sento parlare funzionari ed esponenti del governo e apprendo che l’Inps naviga in cattive acque. Allora penso: se così stanno le cose qualche taglietto allo spettacolo ci potrebbe anche stare. Ma visto l’andazzo il dubbio ti viene lo stesso: è vero che la situazione è questa? Che non stanno esagerando coi tagli? Loro non si rendono conto che tagliare la cultura significa imbarbarire un popolo, fare in modo che nessuno vada più in accademia… La fine del mondo arriverà il giorno in cui non si aprirà più un sipario o qualcuno siederà davanti a un pianoforte o canterà “Rigoletto” o si metterà davanti a una tela con dei colori… è una certezza: sarà l’inizio della fine del mondo. Sarà la barbarie.

Sei pessimista?
Dovrei esserlo. Però poi mi conforta la storia. Ci sono stati momenti bui, poi c’è stata la rinascita. Sto pensando a uno spettacolo quasi un “one man show” dove il protagonista vivendo quest’amara realtà si fa congelare perché spera che dopo cinquant’anni qualcosa cambierà: cultura, poesia, letteratura, teatro, musica, pittura. Però si dimenticano di lui e lo scongelano dopo trecentocinquant’anni. Lo spunto nasce anche dall’amarezza nel constatare qual è oggi la situazione».

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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