di Elisa Guccione

Catania- «Sono un uomo fortunato, perché svolgo una professione che adoro». Così in maniera semplice e senza troppi giri di parole l’attore Enrico Guarneri, reduce da un’intensa stagione di successi teatrali e dal debutto romano di un caposaldo della drammaturgia siciliana “L’aria del continente” per la regia di Antonello Capodici, parla senza sosta e con grande entusiasmo dei suoi inizi, del suo amore corrisposto per il teatro e della difficile situazione teatrale siciliana.guarneri

Si è da poco conclusa con la messa in scena de “Il malato immaginario” la stagione di prosa “Turi Ferro” al teatro ABC. Si sta prospettando un’altra stagione di pari successo alla precedente che vede anche nella prossima edizione la presenza di attori nazionali come Emilio Solfrizzi, Maurizio Casagrande e Carlo Buccirosso. Possiamo avere qualche anticipazione?

«Proseguiamo sulla scia della stagione appena conclusasi con grande successo che ha visto la presenza di attori nazionali come Giorgio Albertazzi, Margherita Buy, Francesco Pannofino e Debora Caprioglio. Questa nuova rassegna teatrale ha un aspetto, forse, più ridanciano rispetto alla precedente ma di grande caratura professionale ed umana. Solfrizzi, Casagrande e Buccirosso sono protagonisti nazionali inquadrati nella sfera del cinema e del teatro. Sarò protagonista, come consuetudine, con tre spettacoli: “Il Paraninfo” di Luigi Capuana, “Il Consiglio d’Egitto” di Leonardo Sciascia e “Il Guardiano” di Harold Pinter. Le adesioni sono già tante e tutto lascia ben sperare».

La sua carriera d’attore inizia, quasi per caso, nel 1976. Ci racconta come il teatro è entrato a far parte predominante della sua vita?

«Alcuni miei amici misero in piedi una compagnia teatrale e mi chiesero di partecipare. Accettai con piacere e fui subito ammaliato dal teatro e dal suo verbo. M’incoraggiò il fatto che fin dalle prime apparizioni mi fu detto a chiare lettere che riuscivo, anche nell’interpretazione di piccoli ruoli, a lasciare il segno. Gli applausi aumentavano, ogni giorno, e pian piano arrivavano anche i ruoli più importanti. È stato tutto un crescendo. Queste mie capacità erano conosciute da un teatro medio, poi arrivò il salto di qualità grazie ad una messa in scena in cui per la prima volta davo vita a Litterio; con la realizzazione del “signor Scalisi” vinsi un premio speciale. Il presentatore di questa sorta di one man show era Salvo La Rosa. Il personaggio piacque tanto che Salvo mi disse che avrebbe avuto il piacere di portarlo in tv. (ride) Tutto il resto è storia».

8687Litterio è una maschera comica amata da grandi e piccini. Non ha mai avuto paura che la notorietà mediatica del simpatico capo cariola potesse offuscare la sua bravura di impegnato attore teatrale?

«Non ho mai mollato il teatro. Il rischio che Litterio potesse schiacciare o, addirittura, sopprimere Guarneri non è mai accaduto, perché ho sempre avuto un’attività teatrale parallela che grazie alla fama di “Insieme” ha avuto una spinta in più. Inizialmente tanta gente veniva a vedermi, perché riconosceva la mia faccia nei manifesti. Litterio ha avuto il dono e la capacità di portare pubblico nuovo al teatro».

Si diploma, nella prima metà degli anni settanta, all’istituto tecnico per geometri. La sua base culturale, almeno quella certificata, è tecnica. Come nasce il suo amore per il teatro?

«È vero. Ho fatto per vent’anni il geometra di cantiere. (ride). Sono un uomo di grande fantasia. Mi piace sognare ad occhi aperti ed immaginare e vivere i lati positivi della quotidianità. Da qui pian piano si è instillato il germe del teatro. Sono contento e credo di fare uno dei lavori più belli del mondo con le giuste soddisfazioni. Il mio amore per il teatro è immenso e per fortuna ricambiato».

In un’intervista ha dichiarato: «Sono un pigro. Potrei anche lasciarmi morire di fame pur di assecondare la mia pigrizia però per il teatro lavorerei senza sosta anche per giorni interi». È vero? conferma?

(Ride)

«Certo. Ognuno si comporta come l’organismo richiede. Sul palco dò il massimo dell’energia ed è impensabile poter spendere altrettanta vitalità fuori dalla scena, perché non ce la farei. Il bisogno di risparmiare anche un granello di forza nella vita sociale mi porta ad esprimere, realizzare e vivere con gioia il mio amore per la recitazione. Delego a mia moglie e ai miei figli la risoluzione dei problemi di casa, perché prima di una prova o di uno spettacolo ho bisogno di stare calmo e di vivere psicologicamente la mia preparazione per ciò che dovrò fare dopo. I miei cari lo sanno e mi aiutano a ricaricare le batterie con grande gioia».

Quali devono essere le caratteristiche di un buon attore?128-1

«Il nostro è un mondo difficile. Ci sono troppi attori frustrati che sopravvalutano le proprie qualità creandosi così delle false ed inutili aspettative. Io vorrei sottolineare che per la realizzazione di un buon prodotto è fondamentale l’apporto di una buona compagnia in cui il regista deve creare le condizioni necessarie affinchè il primo attore, la prima attrice e il caratterista diano il meglio. L’unione e la coesione del gruppo fa la forza. In certi grandi teatri questo sentimento di solidarietà non esiste quasi più. È terribile quando in scena ci sono alcuni attori che non ascoltano e non pensano al bene comune dello spettacolo o del progetto a cui si sta dando vita. Quando si creano situazioni simili è meglio chiudere bottega e lasciar perdere ogni cosa».

La maggior parte degli attori, non troppo tempo fa, provenivano dal teatro amatoriale. Cosa ne pensa della presunta truffa alla regione scoppiata a causa di alcuni illeciti degli amatori?

«Dove l’economia è più debole la crisi arriva prima e la ripresa, inevitabilmente, dopo. Credo che fondamentalmente si tratti di una piccola cosa, oserei dire, una sciocchezza. Non penso che gli amatori abbiano dilapidato le casse della regione».

Cosa pensa della devastante crisi del teatro italiano e siciliano in particolar modo?

«Il teatro, a mio avviso, ultimamente si è snaturato della sua vera essenza. Bisogna antropologicamente ritornare indietro e viverlo in maniera più semplice e senza preconcetti. Penso che ci sia stato anche un rapporto errato tra lo spettacolo ed una certa schiera di intellettuali che hanno travasato le loro idee nelle varie messe in scena senza tener conto degli umori della sala».

Elisa Guccione

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