di Franco Liotta

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Cruciali sono gli attimi che precedono l’inizio di un tango

quella pausa senza fretta in cui due corpi si ritrovano vicini vicini

l’uno di fronte all’altro

senza sfiorarsi

si ascolta la musica

si entra dentro l’onda

e un istante dopo…l’abbraccio

 ancora una pausa

 per sentire il peso di due corpi che sono diventati uno solo

cit.

 

Enzo Mercuri, calabrese di origine ma cresciuto a Torino, regista cinematografico e insegnante di tango argentino, ha studiato Storia e Critica del Cinema presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Torino. Ha iniziato a studiare tango a Roma nel 1996 e nel 1999 vola a Buenos Aires per approfondire lo studio con alcuni tra i più importanti maestri e ballerini argentini: Tete (al secolo Alberto Pedro Rusconi), Chicho Frumboli, Fabian Salas, Osvaldo Zotto.

Enzo ha insegnato, insieme a Victoria Arenillas (Vicky) nelle città di Roma, Napoli, Arezzo, Palermo, Messina e Catania, dove, nel 1998, ha fondato l’Associazione Culturale “Tangosur” per promuovere e diffondere la cultura del tango Argentino.

Dal 2000, si stabilisce definitivamente a Catania, e insegna al Centro ZO con Anna Li Pera (che diventa la sua compagna di vita e madre delle sue bimbe) e poi, dal 2008, con Valeria Catania presso Scenario Pubblico.

Con l’Associazione Culturale Omertango ha una delle scuole più attive nella città.

 

CATANIA – Diceva il leggendario ballerino Caros Gavito “Il segreto del tango sta in quell’istante d’improvvisazione che si crea tra passo e passo. Rendere l’impossibile una cosa possibile: ballare in silenzio”. Il Tango, per molti un mondo lontano composto da passione e sensualità, ma come un astro da guardare e sognare.

Per tanti altri, invece, una passione che pian piano ti penetra e ti avvolge nella sua voluttà.

Enzo Mercuri è un volto molto conosciuto nel mondo del Tango argentino a Catania, è stato lui che, per primo, ha portato l’amore per questa danza nella città belliniana. L’incontro prima di una lezione a Scenario Pubblico, normalmente è molto schivo ma quando comincia a raccontare la sua vita, diventa un fiume di parole. “Ho incontrato il tango quasi per caso, la mia vita era votata ad altre forme d’arte, sono un Film-maker, ho fatto diverse regie di corto e lungometraggi, ma una sera mi trovavo a Roma per lavoro e vidi, su un quotidiano, che nella città si sarebbe tenuto uno spettacolo di Miguel Angel Zotto “una noche de tango”. Esibizione che peraltro non riuscii a vedere, ma la cosa m’incuriosiva molto e, poiché l’articolo citava due scuole di tango argentino e una delle due era diretta da una ballerina argentina, Victoria Arenillas, scelsi questa e andai. Io non avevo mai ballato, – continua Enzo – venivo da una città come Torino, dove avevo conosciuto tanti ambienti un po’ anarchici, Punk e underground, ballare per me era pogare e, per le prime lezioni fu abbastanza traumatico perché non riuscivo a coordinare nulla, ma dopo un paio di lezioni qualcosa si sbloccò.

Guardando la maestra e osservando coloro che studiavano con lei, ho imparato, diventando pian piano il suo partner e dopo qualche tempo Vicky mi propose di accompagnarla e farle da ballerino nei corsi che lei teneva nelle varie scuole che aveva in Italia.

Sempre di meno con il cinema sempre di più con il tango, nel 1997, approdammo a Catania, poiché due organizzatori di Salsa ci contattarono per un corso di tango argentino (in Sicilia ancora sconosciuto). Fu la mia prima esperienza anche personale in questa citta, devo dire impatto molto felice con i catanesi, forse per le mie origini calabresi, fu quasi trovare un po’ di me stesso”. Ma la svolta nella sua vita è stata sia l’incontro con uno dei maestri mondiali di tango Tete (al secolo Alberto Pedro Rusconi), nel 1998 in un locale di Torino e poi a Buenos Aires, dove oltre l’incontro con questi, Enzo segue lezioni anche con i grandi del Tango da Chico Frumboli a Fabian Salas a Osvaldo Zotto e dove ha la possibilità, per la prima volta, di respirare il profumo del vero mondo tanghero.

Mi appassiona la storia del tango e chiedo che differenza c’è tra il Tango in Argentina e quello in Europa: “Qualche decennio fa gli argentini venivano in Italia per le esibizioni e da noi ancora le vere milonghe (serate danzanti dedicate al tango) non erano ancora nate, soprattutto adesso con lo scambio quasi continuo tra quel Paese e il resto del mondo, oggi si ha una realtà più vicina al mondo del tango, quindi non esiste più una differenza netta. Il tango appartiene al mondo, ma l’Italia ha un posto d’onore, le orchestre erano perlopiù formate da artisti di origine italiana e anche i testi erano scritti da autori con la stessa origine. Ma il tango è un linguaggio comune, un esperanto, codice e struttura universali.

Stiamo parlando della fine degli anni 90, ma da allora vi è stata un’evoluzione nel modo di ballare? “Si, nella tecnica c’è stata una evoluzione sensibile. Oggi, però, credo che qualcosa stia cambiando, si studia di meno ma forse si balla di più. Vanno molto di moda le maratone, dove si balla tanto e si è più sciolti ma non vi è la possibilità di perfezionarsi tecnicamente. Secondo il mio parere, i più bravi ballerini rimangono quelli che frequentano i festival e colgono la possibilità di prendere lezione con grandi maestri internazionali. Non demonizzo le maratone, che sono sicuramente molto più aggreganti, ma noto che c’è molto meno ricerca della tecnica rispetto a qualche tempo fa”.

Allora come ci si deve approcciare per diventare un buon tanguero: “Il tango è un microcosmo, come nella vita di tutti i giorni, devi rispettare alcune regole fondamentali, quelle comportamentali e quelle strutturali del ballo, non puoi improvvisare, ci vuole la giusta tecnica e devi saper stare in milonga. La prima cosa è il rispetto per gli altri ma soprattutto per la propria ballerina. Non si finisce mai di studiare, si può essere sensuali dopo una lezione oppure non esserlo mai, dipende da molti fattori, ma uno che, forse, è il più importante, è la sintonia con la propria partner. Io credo, inoltre, che ciascuno faccia proprio uno stile, per sé più naturale che faccia provare certe emozioni e che, soprattutto, dia spazio alla propria creatività, facendo riferimento ai codici del ballo stesso”. Siamo alla conclusione di questa chiacchierata ma prima di congedarci Enzo mi confessa “Da quando il tango è entrato nella mia vita mi ha preso e ne ha riempito una gran parte, adesso per me non è solo un lavoro ma è una continua emozione che giornalmente mi tiene vivo”. Che cosa posso pensare da novello tanguero se non che il mio ospite ha solo ragione, nel frattempo entrano gli allievi, quindi basta parole e adesso diamo spazio alle danze.

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