di Maria Morelli

Secondo Lucrezio la sconvolgente forza del vino penetra l’uomo fin dentro le vene, suscitando ardore e desiderio.  E’ una bevanda che nuoce o fa bene alla sessualità? Cerchiamo di far luce su un tema accattivante eppure quanto mai controverso!
Occorre subito dire che i miti, anche se riconosciuti solo nella loro essenza, sono sempre affascinanti. Scientificamente è abbastanza facile far scendere dal piedistallo Bacco e dimostrare che il vino nuoce alla sessualità per la sua azione avversa al litio, elemento essenziale per indurre increzione testosteronica, per il suo potere oscurante i riflessi ed altro.

Tuttavia come non si può essere in accordo con Lucrezio quando dice: “la forza sconvolgente del vino penetra l’uomo e nelle vene sparge e distribuisce l’ardore”? E con Anacreonte che recita:”O fanciulle porgete da bere / ch’io vò ber finchè bastami il fiato / ho bevuto ma voglio ribere / e tutto ardo / anelante, assetato”? La letteratura antica e moderna è affollata da queste espressioni, discutibili è vero, ma senza dubbio ricche di quel significato che nella realtà vorremmo dare a quel “vinum, dulce venenum Satanae”, a quel vino che fa dire a Venere “sine Bacco friget Venus”, a quel nettare che per Omero è “Il vino mi spinge, il vino folle, che fa cantare l’uomo più saggio e lo fa ridere mollemente e lo costringe a danzare ed a parlare”.

E potrebbe essere una forma di pubblicità sottile ed erudita quella che meriterebbe il Greco di Tufo, vino di Avellino originario della Tessaglia, ritenuto capace di scuotere i sensi come pochi altri e da un amante di Pompei citato come estremo strumento di seduzione quando dice:”Sei veramente gelida, o Bice, e di ghiaccio se neanche il mio Greco è riuscito a scaldarti”.

A Roma i riti della dea Bona, una specie di nume della lussuria, sono fortemente orgiastici:”… il flauto eccita le reni e le mènadi di Priamo, esaltate dal vino e dal suono del corno, scompigliano al vento i capelli … brama di accoppiarsi”. Anche Cleopatra onora degnamente il titolo di “mènade massima”, ovvero sacerdotessa somma di Dioniso, che le spetta in quanto regina d’Egitto, quando fonda assieme al suo bel Marcantonio il Club degli Inimitabili che aveva per scopo principale l’organizzazione di festini erotico-gastronomici, nella reggia di Canopo, con cibi esclusivi ed infinite libagioni.

Ma queste sono leggende, affascinanti, ma prive di ogni contenuto dimostrabile.

Meno mitiche, anche se oggi obsolete, sono le “ricette eccitanti, toniche e stimolanti”, previste da farmacopee abbastanza recenti, ove al vino, spesso di Malaga o Jerez, venivano associate sostanze come caffeina, cannella, cola, specie aromatiche…nel rapporto che corre fra vino e sessualità, deve essere cercata “cum grano salis”. Ogni eccesso, non solo di vino, ma anche di speculazione scientifiche deve essere frenato. Non è possibile fare affermazioni assolute su un tema così controverso e purtroppo anche labile; prendiamo per bello e forse anche giusto quello che è stato detto da tanti poeti e scrittori, ma rimaniamo con i piedi sulla terra, sia pur cantando un’antica canzone goliardica che diceva:”… arde e scoppietta l’anima se dentro al vin s’immerge” e in accordo con De Amicis che sosteneva:” Il vino aggiunge un sorriso all’amicizia e una scintilla all’amore”.

Maria Morelli

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