… che poi l’estate è anche questo: il grande vocio, il gigantesco schiamazzo, l’irrimediabile tensione dei corpi che si respingono in una misura inversamente proporzionale alla dimensione dello spazio in cui si sfregano. Ogni segno che si può cogliere nell’aria, ogni chiave di lettura, moltiplicati nella loro declinazione fotostatica, tutto così desolantemente ripetuto, le movenze pleonastiche a creare una ridondanza di senso, corpi vuoti contenitori che promettono molto più di quanto manterranno, odori incresciosi speziati di acido e di voluttà.

Una ridda di occasioni succose per l’occhio vigile del potere (ahi…..la fissa che ritorna!), che fa della moltiplicazione dei discorsi e dei segni e delle “testimonianze” bocconi ghiotti per affinare, centrare le sue raffinate tecnologie di controllo.

Si prenda, tanto per fare un esempio, un pomeriggio qualunque al mare. Frotte di bagnanti sull’arenile. Colori sgargianti a segnalare la propria disponibilità incondizionata all’allegria e al godimento. Il godimento: uno degli altri punti a favore dell’inesausto gioco dell’ingiunzione e della soggettivazione!

Le facce soddisfatte, frettolose di piacere, che partecipano di un rituale collettivo di svuotamento del pensiero, un orgasmo tira l’altro a mimare la risacca del mare: tutto bene, niente all’orizzonte!

E poi invece qualcosa all’orizzonte compare: il piccolo yacht ormeggia a un centinaio di metri dalla riva. Nessuno sembra notarlo. Dentro ci abita qualcuno che molto probabilmente non ha né più intelligenza né più bellezza né più sentimento dei tanti che si affasciano, che sciamano, incuranti della provocazione, sottile e penetrante tossina che sostiene l’organismo nel suo sforzo di normalità.

La partita si gioca in quello spazio, in quell’esiguo spazio di cento metri. Da una parte chi sa e amministra e dosa e indirizza la produzione di un gesto di ostentazione che vale una battaglia di classe (una volta si sarebbe detto “lotta”….).  Dall’altra chi non sa, perché sa bene che è meglio non sapere di cosa è fatto il godimento scandito dalle lancette dell’orologio, appeso a bella posta dentro la cabina del piccolo yacht ormeggiato a cento metri dalla riva.

Estate
Tornerà un altro inverno
Cadranno mille pètali di rose
La neve coprirà tutte le cose
E forse un po’ di pace tornerà

(Bruno Martino, caldamente consigliata la versione di Toots Thielemans,
armonicista belga, del 1988, dall’album Only Trust Your Heart)

A proposito dell'autore

Esperto in processi di comunicazione, psicologo

Si laurea in psicologia sperimentale a Roma. Dopo esperienze lavorative nell’ambito psicopedagogico inizia la sua attività in ambito sanitario. Contemporaneamente collabora con l’Università di Roma prima e di Catania poi come cultore della materia. Dal 2003 al 2009 è docente a contratto di psicologia della comunicazione presso la Kore di Enna. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e due volumi, uno su “Le strutture profonde della comunicazione” e l’altro su “il corpo disabitato: fenomenologia del fitness”. Dal 2008 cura i processi comunicativi dell’ASP 7 di Ragusa. Dal 2011 svolge attività pubblicistica per testate on line e la rivista “Le Fate: identità e cultura siciliane”. L’area dei suoi interessi va dalla filosofia alla musica al cinema.

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