ETNA – La comparsa più o meno sporadica del Camaleonte nel Mezzogiorno d’Italia non ha incontrato mai attenzione sufficiente, nè risposte convincenti da parte del mondo accademico e degli specialisti del settore. Ma ora il Gruppo Camaleonte, creato nel 2010 dal naturalista prof. Franco Tassi, dopo aver raccolto una quantità notevole di segnalazioni e reperti attendibili, sta accingendosi a trarre le proprie conclusioni scientifiche su questo singolare enigma, che si può definire “un vero e proprio caso cripto-zoologico”.
La presenza costante di piccoli nuclei di Camaleonte che si riproducono regolarmente è da tempo accertata nelle Puglie, e soprattutto nel Salento; di recente sono state anche scoperte stazioni in Calabria, e sono state avviate indagini in Basilicata. Quanto alla Sicilia, il ritrovamento di individui sporadici era stato più volte divulgato, ma non veniva mai preso in considerazione: mentre il Gruppo ha accertato la presenza del Camaleonte in parecchie parti dell’isola, e persino sulle falde dell’Etna, nel territorio oggi protetto dall’omonimo Parco, dove il Centro Studi Ecologici Appenninici aveva già osservato e studiato presenze faunistiche importanti, dal Gatto selvatico al Picchio verde, e più recentemente anche del quasi “inafferrabile” Picchio nero, per non dire degli innumerevoli reperti entomologici.

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