CATANIA − Un video realizzato per celebrare l’inserimento dell’Etna nella lista Unesco dei patrimoni mondiali dell’umanità attraverso le voci di chi ha scelto di vivere sul vulcano o di chi ha cambiato il proprio stile di vita per dedicarsi a pieno a “mamma Etna”.
Si presenta domani mattina alle 10, in anteprima, nell’aula magna “Santo Mazzarino” del Monastero dei Benedettini, il documentario sull’Etna “Madre nostra. Storie di vita attorno a un vulcano” realizzato dalla web tv d’ateneo Zammù TV. L’incontro rientra nell’ambito del corso di Storia e critica del cinema del dipartimento di Scienze umanistiche (prof. Alessandro De Filippo). La regia e le riprese sono di Marco Pirrello, il suono in presa diretta è di Mauro Sodano, l’operatore drone è Antonio Zimbone. Hanno collaborato al montaggio Agata Ventura, Lorenzo Di Silvestro e Paolo Riela e Stefania Andriani all’organizzazione generale.
Protagonisti del documentario sono il vulcanologo Boris Behncke, il liutaio Giuseppe Severini, il presidente del centro di aggregazione Gapa di San Cristoforo Toti Domina e il gestore dello storico Rifugio Citelli Daniele Pennisi, che raccontano le proprie esperienze.

Boris BehnckeBoris Behncke, vulcanologo dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, mostra il lato “umano” dell’Etna. La sua è la storia di un ricercatore di fama che avrebbe la possibilità di proseguire i suoi studi ovunque nel mondo e che rimane talmente affascinato dal nostro vulcano da decidere di effettuare un’insolita “migrazione inversa”. Dall’evoluta Germania, si trasferisce negli Anni 80 nella provinciale isola del Mediterraneo, di cui subito s’innamora. Dopo 30 anni è ancora affascinato dall’Etna e vive ogni giorno come una nuova scoperta.

Giuseppe SeveriniGiuseppe Severini, liutaio, milanese d’origine, ha deciso a 31 anni di trasferirsi a Randazzo dove vive in una casa medievale, con una bellissima vista fra le case di roccia vulcanica della cittadina e la valle fluviale dell’Alcantara, arroccato alla periferia del centro. Inizia a studiare la tradizione musicale medievale, dall’analisi di affreschi e sculture nelle chiese e cattedrali di tutta l’isola ricava bozzetti, che poi diventano progetti, realizzando strumenti musicali ormai scomparsi utilizzando legni etnei per la realizzazione dei suoi strumenti.

Toti Domina_Tiziana CiceroPresidente del centro di aggregazione Gapa di San Cristoforo, a Catania, Toti Domina e la sua famiglia hanno deciso di abbandonare la città, per trasferirsi a Fornazzo, alle pendici dell’Etna. Lì, seguendo le linee guida della bioedilizia, costruiscono una casa di paglia, chiamata Felce Rossa, dove oggi organizzano corsi ed eventi legati al vivere naturale.

 

Daniele Pennisi

Giovanissimo, Daniele Pennisi ha già capito cosa vuole fare: lascia tutto e con la sua neonata associazione prende in gestione lo storico Rifugio Citelli. A 1741 metri d’altezza si dedica in tutto e per tutto a far rinascere il rifugio. È un lavoro a tempo pieno, dedica le sue giornate solo a questo. Lascia la città e si trasferisce lì. Non ha ripensamenti, neanche quando piogge di ceneri vulcaniche, con la loro prepotente violenza, rovinano il tetto e distruggono i pannelli solari, senza i quali la vita è ancora più dura. I suoi sforzi vengono ripagati dalle sensazioni che solo ‘mamma Etna’ può donare. Il suo tuonare, di notte, ricorda a chi vive a quelle altezze che siamo ospiti di un mondo vivo, in divenire. Sentir respirare la terra, godere di una tale vista, è un modo per ristabilire l’equilibrio che la nostra società a volte concorre a farci perdere.

C’è poi l’affascinante “viaggio in littorina” per raggiungere il vulcano sui vecchi vagoni della Ferrovia Circumetnea. Una carrellata di volti, luoghi, visioni di ciò che sta davanti ai nostri occhi: ‘a Muntagna.
Nell’ambito del corso monografico sul documentario storico siciliano, gli studenti avranno così la possibilità di mettere a confronto pellicole degli anni Quaranta e Cinquanta, che saranno mostrate durante l’incontro, alla luce dei cambiamenti che il digitale ha portato sia sulle tecniche che sul linguaggio, dal Secondo Dopoguerra a oggi. Le riprese di “Madre nostra” sono state realizzate, ad esempio, anche con l’uso di droni, ma le moderne tecnologie prevedono anche l’uso di GOPRO, di mini steady-cam.
E inoltre sono gli anni della condivisione sulla rete, di Vimeo e di YouTube. Ma paradossalmente i problemi di produzione di sessant’anni fa si ripropongono nonostante il progresso tecnologico abbia semplificato la produzione e ampliato le possibilità di distribuzione dei documentari.

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