Una risorsa per “pochi”?

Grandi opportunità, ma anche rischio di decadenza…

La popolazione etnea evoca il vulcano più alto d’Europa come“A Muntagna”, questo straordinario ecosistema naturale dal 1987 è il primo Parco Regionale Siciliano, e da giugno 2013 è diventato Patrimonio UNESCO.

Diversi eventi culturali catalizzano l’attenzione sulla grande MONTAGNA SACRA AL CENTRO DEL MEDITERRANEO. Una serie di appuntamenti in giro per i paesi pedemontani etnei, portano a riflettere, confrontandosi su questioni legate ad aspetti di tipo geo-naturalistico, in taluni ambiti vengono trattati anche argomenti inerenti la tutela, la gestione e la fruizione dell’area protetta, compreso l’aspetto di protezione civile, a seguito delle diverse ordinanze prefettizie, in relazione ai vari rischi determinati dall’attività del vulcano.

SWF-EtnaUn’area ricca di varietà biologiche con importanti presenze di endemismi, compresi cultivar esclusivi che magnificano la tavola, evidenziando il potenziale nel comparto agro-alimentare, con le straordinarie peculiarità in ambito vitivinicolo; qualificate attività artigianali che risaltano la manualità e la gestualità delle qualificate maestranze locali, dove il basalto e i suoi derivati assumono e mostrano i connotati dell’autentica “civiltà della pietra lavica”.

Un patrimonio che nei secoli ha permesso di costruire gratificanti opportunità, talvolta sviluppatosi da contrasti e divisioni di varia natura, aspetti che hanno segnato un importante processo culturale, la storia attorno al vulcano è rappresentata da una significativa devozione religiosa, espressione di un’iconografia artistica forse poco nota, ma dai qualificati contenuti. Una grande “isola magica della biosfera” al centro del Mare Nostrum, frequentata da turisti, studiosi-ricercatori, magari semplici curiosi provenienti da ogni parte del mondo, gente di varie estrazioni culturali, politiche e religiose.

Nonostante il costante impegno portato avanti da associazioni, organizzazioni, ricercatori e studiosi impegnati ad ottimizzare le opportunità e le sinergie offerte dal Pianeta Etna, diversi rappresentanti istituzionali trasferiscono un messaggio opaco, spesso privo di contenuti concreti e di progetti e obiettivi mirati, inducendo un clima di evidente confusione tra le comunità locali. A ciò si aggiunge una grande mistificazione nei rapporti con le realtà imprenditoriali e socio/economiche del territorio, dove spesso è difficile instaurare un dialogo finalizzato ad un confronto leale e costruttivo.

Alle opportunità offerte da questo patrimonio unico, caratterizzato da un tipico e peculiare paesaggio vulcanico, talvolta ci si trova innanzi a scenari di degrado ambientale, e nonostante la costante azione di vigilanza da parte delle forze dell’ordine, il territorio è segnato in certe zone dall’abbandono di rifiuti, non solo, ma anche da liberi stravolgimenti paesaggistici, con tagli abusivi di essenze arboree (qualche volta esemplari longevi e centenari), oppure i rifacimenti strutturali, sostituendo i tipici muretti a secco con colate di cemento, la sistemazione delle stradelle a fondo naturale con asfalto.

Questa è solo una parte delle diverse problematiche che impattano sull’area protetta, si aggiungono anche ataviche questioni in ambito professionale che riguardano le figure cardini che operano nel settore turistico (non solo dell’area etnea). Sembra che da parte di qualche istituzione non ci sia la volontà di affrontare chiaramente e direttamente la questione.

Sarebbe opportuno armonizzare un percorso che consenta la fruizione a tutti di un bene comune, qual’è l’Etna, un patrimonio da preservare attraverso la pacifica convivenza, senza barriere e steccati, rafforzando attraverso l’unione e la sinergia la comunione d’intenti.

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Il prof. Franco Tassi, storico direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, già docente di Conservazione della Natura all’Università di Camerino e Federico II di Svevia a Napoli, particolarmente legato alla Sicilia e specificatamente al Mongibello, ha svolto un ruolo cruciale nel faticoso percorso istitutivo del Parco Etneo.

Riportiamo qui una sua riflessione sull’Etna, sulle sue peculiarità e indubbie potenzialità.

L’Etna non è soltanto il più importante vulcano attivo d’Europa, è anche uno scrigno di tesori e biodiversità come pochi altri, ricco di lave color carbone e di candide betulle, di fitte selve a pino laricio e di smaglianti fioriture d’oro della grande ginestra che porta il suo nome. Dalle Gole basaltiche dell’Alcantara agli Scogli dei Ciclopi di fronte ad Aci Trezza, dalle residue uve corinzie della Magna Grecia ai pistacchi di Bronte … Questa montagna unica è capace di stupire e rallegrare chi, come noi, l’abbia percorsa in lungo e in largo, tra colate laviche ammantate di licheni e praterie altitudinali adornate di singolari cespugli. Qui il nero del gigante, là il rosso del fuoco eruttato, e laggiù l’azzurro del mare…rustico etna

Infine, la sosta d’obbligo era sempre davanti a lui, lo storico trimillenario Castagno dei Cento Cavalli, un tempo meta favolosa per i viaggiatori del Grand Tour, e soggetto prediletto per artisti e pittori di ogni nazionalità. Oggi fantasma di se stesso, ma testimone vivente del patriarca che, superando sessanta metri di circonferenza, doveva essere una volta l’albero più largo del mondo: più massiccio dei Baobab della savana africana e del Cipresso di Montezuma in Messico.

Il futuro va ricercato attraverso giuste rivendicazioni delle comunità del Parco, puntando sulla riqualificazione dei centri storici, su iniziative durature destinate a giovani stranieri, sempre più interessati a conoscere siti lontani dai modelli prodotti dalla globalizzazione, perché è in loro che occorre puntare: per un futuro migliore, «kids are the key» (i giovani sono la chiave).

I giovani, sempre giustamente ansiosi d’idealità, possono credere in questi obiettivi….. Un compito nobile, e certamente prezioso per tutti, sarà dedicarsi a conservare l’inestimabile patrimonio ambientale e culturale, con amore per i monumenti del passato, e con rispetto per la nostra natura.

Ció che attira di più i visitatori di ogni provenienza è l’identità, costituita dalla storia, dal patrimonio culturale e dallo spirito d’un luogo: quell’invisibile ma forte presenza che i latini chiamavano “genius loci”.

Solo valorizzando ció che sull’Etna è autentico e genuino si puó assicurare ricchezza duratura e vero futuro alle comunità locali.

La Sicilia e l’Etna sono parte integrante della civiltà espressa dalla Magna Grecia, che resta tuttora la vera forza della nostra identità, e la semente mediterranea da cui ha germogliato tutta la cultura da cui siamo stati plasmati, e siamo tuttora impregnati.

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