Salvo Reitano

Bando di project financing per la riqualificazione e gestione del villaggio turistico “Mareneve” nel comune di Linguaglossa. L’ultima volta è stato utilizzato come location per girare alcune scene della fiction “Squadra antimafia”

Sulla carta dovrebbe rappresentare un’opportunità di investimento per i privati che potranno realizzare, in una delle principali porte d’ingresso dell’Etna, un centro di accoglienza per i turisti attratti dalla natura del vulcano attivo più alto d’Europa e patrimonio dell’Unesco.
Sul sito istituzionale della Provincia Regionale di Catania fa bella mostra  il bando di project financing per l’affidamento della concessione per la ristrutturazione, riqualificazione e gestione del villaggio turistico “Mareneve” nel comune di Linguaglossa.
L’opera in questione è inserita nel Programma triennale dei lavori pubblici 2014-2016 senza previsione di alcun finanziamento pubblico. L’importo complessivo, risulSchermata 2015-07-04 alle 19.35.26tante dallo studio di fattibilità, ammonta a complessivi  3 milioni di euro. La realizzazione dell’intervento avverrà con risorse totalmente a carico del concessionario aggiudicatario. I lavori per opere di ingegneria naturalistica incideranno per complessivi € 1.524.256,85, per le opere edili  nella misura di €. 657.675,48, alle quali si aggiungono  ulteriori spese per €.  818.067,67.
Per la Provincia, così come si legge nella relazione allegata al bando di gara: “…Il recupero del villaggio “Mareneve” può essere considerato alla stregua di un “tassello” che si inserisce in un ben più ampio contesto di fruibilità e di gestione integrata delle risorse proprie e/o indotte del vulcano. Il richiamo turistico determinato dall’inclusione dell’Etna tra i siti UNESCO fa della riapertura del Villaggio Mareneve una scelta strategica se debitamente valorizzata… Questa risorsa andrà pertanto a sommarsi all’insieme di beni naturalistici, storici, e culturali che compongono l’Etna”.
Detta così sembra sembra più che semplice, se non addirittura banale. Recupero e fruizione: il top.  In realtà la storia è più complessa, perché il villaggio torna ciclicamente agli onori della cronaca, con conseguente sperpero di denaro, per subito ricadere nell’oblio. Una storia incredibile di recuperi e devastazioni, cominciata male e, a giudicare dallo stato attuale dei luoghi, finita peggio.
Realizzato quasi sessant’anni fa su una superficie di due ettari e mezzo del demanio comunale di Linguaglossa e pagato solo 600 mila lire ( delibera n.75 del 14.06.1958) divenne proprietà della Regione Siciliana che lo affidò, con un canone assolutamente simbolico ad una società palermitana, la SAT. Questa, considerando che il complesso mancava dei servizi essenziali si guardò bene di gestirlo in proprio e lo concesse in sub-concessione a dei privati. Questi quali fecero del loro meglio, ma durò poco e la distruzione delle strutture rimaste in piedi, dopo l’abbandono, si completò con gli effetti devastanti di un incendio. Insomma, una vera e propria iattura, tanto che la Regione rinunciò a quell’ammasso di macerie per cederlo alla Provincia Regionale di Catania che tentò, in più occasioni e con considerevoli investimenti, di recuperare il villaggio.
Passano gli anni fra progetti di riqualificazione e costruzione di nuove strutture che una volta ultimati venivano sistematicamente abbandonati per finire sempre in balia dei vandali. Nel mese di marzo del 2004, l’allora presidente della Provincia, Raffaele Lombardo, annunciava, attraverso una nota stampa:“Adesso manca solo un gestore per poter rendere fruibile il primo lotto del Villaggio Mareneve di Linguaglossa di proprietà della Provincia Regionale di Catania”.
E’ la ciliegina sulla torta dopoSchermata 2015-07-04 alle 19.45.44 gli interventi di manutenzione, che ripristinavano i luoghi danneggiati dai vandali, soprattutto nei  sei mini appartamenti in muratura e nel grande centro servizi con sala riunioni, ristorante e bar.
Ma ritorniamo alle parole di Lombardo: «Già da questa estate (2004 n.d.r.) il versante nord dell’Etna potrà disporre di un nuovo punto di ritrovo e di ospitalità . A giorni sarà bandita la gara per assegnarlo ad un gestore in modo da renderlo immediatamente funzionante ed evitare il ripetersi di atti vandalici». “Il Villaggio Mareneve, intanto, sarà costantemente vigilato e per quanto riguarda, invece, i lavori del secondo lotto, per complessivi sessanta posti letto, l’Amministrazione provinciale intende aggiudicare il completamento delle unità immobiliari ad una impresa che, in cambio, potrà gestirle per un congruo numero di anni”.
Certo, di tempo ne è passato. Sono cambiati presidenti, assessori, amministratori e commissari  fino ai giorni nostri. Per dovere di cronaca dobbiamo ricordare che in breve la struttura finì nuovamente nell’incuria e nell’abbandono, fra annunci e promesse mai mantenute.
Oggi l’area è talmente devastata che il regista di una nota serie televisiva l’ha individuata e utilizzata come location ideale per girare, tra i ruderi distrutti dei bungalow, alcune scene della fiction “Squadra antimafia”, luogo ideale per nascondiglio e rifugio di latitanti e non certo per turisti.
A chi serve, allora, e chi è disposto ad investire tre milioni di euro per ristrutturare, riqualificare e gestire un villaggio che dopo quasi sessant’anni è sistematicamente in uno stato di pietoso abbandono e senza alcuna prospettiva?
Tanto più che l’ente appaltante del bando di project finanzino, per l’affidamento della concessione per la ristrutturazione, riqualificazione e gestione del villaggio turistico “Mareneve”,  è la Provincia Regionale di Catania, un ente intermedio che doveva essere eliminato, secondo i proclami del governatore Crocetta e che, invece , resiste di proroga in proroga  ed è gestito da un commissario il quale continua ad attuare politiche di “valorizzazione”, si chiamano così anche quando c’è poco da valorizzare, dei propri beni.
Non possiamo prevedere quanti saranno gli imprenditori che alla scadenza del termine per il ricevimento delle offerte, il 4 settembre 2015, parteciperanno al bando. La sensazione è che la gara andrà deserta e a questo punto sarà più opportuno e sensato demolire la struttura esistente, rimuovere e bonificare il terreno dall’attuale inquinamento dovuto a materiali di risulta scaricati in modo scriteriato, compreso l’amianto utilizzato per la coibentazione delle vecchie baracche, e ridare dignità all’area prima di restituirla nuovamente al Comune che ne è stato privato e che ne farà quel che vorrà.

S.R.

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