ETNA – “L’inclusione dell’Etna nella World Heritage List dell’Unesco, soprattutto come laboratorio naturale didattico e fonte di cultura di vita, impone più che mai di riconsiderare i criteri di fruizione della zona A del Parco dell’Etna”. Lo dichiara la parlamentare regionale del partito democratico Concetta Raia, componente della IV Commissione Territorio e Ambiente, che ha presentato un’interrogazione al Presidente della Regione e all’Assessore competente, perché si faccia chiarezza e ordine su norme e regolamenti che oggi accavallandosi l’un l’altro limitano e penalizzano turisti, studiosi e anche l’attività delle guide dell’Etna.

La deputata Raia parteciperà venerdì 10 luglio ore 21 a un incontro organizzato da Etnalibera che si terrà a Nicolosi, nel piazzale antistante il Museo della Civiltà Contadina (Via Garibaldi, 58).

“Attualmente vigono una legge e due regolamenti: la legge della Protezione civile (legge 225 del 24.02.1992), sugli interventi di “previsione e prevenzione”, e di soccorso in caso di catastrofi naturali, il regolamento del 2003 dell’Ente Parco, nato dall’esigenza di contemperare il diritto di godimento della natura con la sua salvaguardia, disponendo alcune norme di cautela da osservare da parte dei visitatori– spiega Raia – e dal 2013, sono state nuove della Protezione civile che di fatto impediscono la fruizione di un’area vastissima dell’Etna anche in situazioni di “ordinaria attività vulcanica”.
“Si tratta di pesanti restrizioni, che oltre a essere in contrasto con la Costituzione e con la legge istitutiva di Protezione Civile – prosegue Raia – appaiono contrastanti con gli articoli. 822 e seguenti del codice civile sul Demanio”. “La periodica emanazione dei divieti, poi, sottolinea – inficia e in alcuni casi impedisce l’attività di guida alpina e vulcanologica che, invece, trova una delle sue ragioni di essere proprio nell’assistere i viaggiatori in caso di accresciuto pericolo o di maggiore difficoltà dell’escursione”.

Nell’interrogazione la deputata democratica Raia chiede a) di restituire all’Ente Parco la piena responsabilità di regolamentare e gestire la fruizione dell’area protetta mantenendo le procedure di monitoraggio e allertamento in capo alla Protezione Civile. b)mantenere “la zona gialla” (alto rischio) all’interno della quale chi accede lo fa nella piena consapevolezza dell’elevato, potenziale pericolo e assumendosi anche la responsabilità legale nel caso in cui accompagni persone meno esperte. c) Creare un sistema di registrazione volontaria via Internet degli escursionisti che intendono recarsi all’interno della zona sommitale in modo da monitorare il numero degli accessi giornalieri. d) aumentare il livello di informazione agli escursionisti, realizzando delle capannine informatiche all’inizio delle principali vie di accesso alle zone sommitali, dove rendere disponibili aggiornate informazioni vulcanologiche e meteorologiche in varie lingue, e ponendo dei cartelli lungo i limiti della zona ad alto rischio. e) tracciare dei sentieri che consentano la salita verso la parte alta del vulcano, sino ai limiti della zona considerata ad alto rischio, con esclusione quindi dell’area craterica sommitale dove non è possibile né opportuna una stabile tracciatura dei percorsi. All’inizio dei sentieri, apporre i tabelloni di informazioni di utilità. Pubblicare sul sito del Parco i bollettini INGV sullo stato di attività in quota (con possibilità di accesso immediato agli escursionisti, anche via telefonino). f) Predisporre dei piani di fruizione degli eventi eruttivi che prevedano il dispiegamento di una organizzazione mobile di accoglienza dei visitatori sin dalle strade asfaltate di accesso, in modo da informare i turisti circa le caratteristiche delle attività in corso, indirizzandoli verso itinerari prestabiliti, nonché consigliando loro le località in cui sono presenti gli accompagnatori autorizzati”

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